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Celtics-Pacers, la serie delle difese, e di Kyrie Irving

di Lorenzo Brancati

Quella che vede protagonisti i Boston Celtics e gli Indiana Pacers, quarta e quinta forza della Eastern Conference, si prospettava per molti come una serie equilibrata. Per quanto fatto vedere in campo dalle due squadre le aspettative sono state rispettate, con diverse rimonte e capovolgimenti di fronte. Tuttavia, il risultato della serie, al momento, è fermo su un perentorio 2-0 in favore di Boston, che ha saputo sfruttare a pieno il fattore campo nelle prime due uscite della serie.

Ad interpretare il ruolo di protagonista ci hanno pensato, fin dai primi scambi di gara 1, le difese. L’unico che è riuscito, in entrambi i confronti, ad emergere nella metà campo offensiva è stato il solito Kyrie Irving. Nessuna delle due squadre, infatti, è riuscita ancora a superare la soglia dei 100 punti.

Le cause della mancanza di incisività offensiva delle due compagini sono state in parte le difese molto decise ed abili, soprattutto nei cambi in uno contro uno, anche dei lunghi. In parte, invece, sono mancate idee e fantasia sotto il canestro avversario. Gli attacchi di Boston e Indiana hanno mostrato poche alternative, facilmente annullate dalle rispettive difese, sicuramente più in forma.

CELTICS-PACERS GARA 1: GLI ATTACCHI SBATTONO CONTRO LE DIFESE

Gara 1 al TD Garden si è conclusa sul 74-84 in favore dei padroni di casa. Un risultato davvero insolito per la moderna NBA, dai ritmi molto alti e dai punteggi che raramente nemmeno si avvicinano a quota 100. In effetti, ad un occhio distratto, questo punteggio potrebbe sembrare un parziale di fine terzo quarto. Così non è, ovviamente, e questi numeri sono figli di difese estremamente attente contrapposte, come detto, ad attacchi non altrettanto ispirati.

Boston si era presentata alla serie forte della sua capacità di segnare punti facili in contropiede contro Indiana in regular season, alla quale, dopo l’infortunio di Victor Oladipo, aveva rifilato ben 122.0 punti di media. Queste premesse non sono state rispettate, ed i primi minuti dell’incontro sono particolarmente emblematici.

Indiana ha confermato di basare tutte le sue aspirazioni in postseason, privata della sua stella Victor Oladipo, sulla difesa. Mentre infatti il loto attacco non funzionava al meglio, con Darren Collison che non riusciva a produrre giocate incisive, abusando del pick and roll con il lungo Myles Turner, o degli scarichi per la mano calda di Wesley Matthews da 3, i Pacers hanno costruito il loro vantaggio sugli stop difensivi rifilati agli avversari. Dopo 5 minuti di gioco i Celtics avevano 4 palle perse, a 7 minuti dalla fine del secondo periodo erano diventate già 8. Le squadre sono così andate al riposo lungo sul 45-38 in favore degli ospiti.

L’attacco di Boston dipende molto dalla sua stella, Kyrie Irving, che infatti nel primo tempo ha fatto registrare solo un 3/10 dal campo. A tenere a galla i Celtics sono stati i punti prodotti in uscita dalla panchina da Marcus Morris. Le offensive della squadra si basano molto infatti sul palleggio di Irving, che è poi in grado di produrre una penetrazione, un tiro dalla media, da 3 o uno scarico per un compagno. Non essendosi reso mai pericoloso, il Uncle Drew non è così riuscito nemmeno ad attirare su se stesso le attenzioni della difesa per liberare i compagni.

Nel secondo tempo, tuttavia, la musica è cambiata. Il terzo quarto è stato il turning point degli eventi. Indiana ha segnato solo 8 punti, mentre Boston 26. La situazione, entrando nell’ultimo periodo, era così sul 53-64. La squadra di casa è riuscita a migliorare ancora la difesa, mentre in attacco Irving si è reso più pericoloso dal palleggio e Morris ha continuato a segnare punti importanti. A chiudere il quarto, e probabilmente anche la partita, a livello mentale, una tripla acrobatica di Terry Rozier per battere la sirena finale.

Kyrie Irving in contropiede attrae sul suo palleggio l’attenzione della difesa, scaricando sul perimetro per Marcus Morris, che per tutta la partita ha segnato tiri del genere.

Nell’ultimo periodo i Celtics hanno suggellato la loro vittoria, confermando la buona difesa, anche dei lunghi Al Horford e Aron Baynes, sui cambi, e riuscendo a colpire in contropiede. Risultato finale: 74-84, con i 20 punti segnati da Irving e Morris a spingere la squadra alla vittoria. Si tratta della prima volta in stagione in cui Boston segna meno di 100 punti ed ottiene il segno W.

CELTICS-PACERS GARA 2: ANCORA DIFESA, MA ECCO KYRIE

Anche nel secondo incontro della serie a spuntarla sono stati i Celtics. Le difese delle due squadre sono state ancora incisive, con il punteggio che anche stavolta è rimasto relativamente basso: 91-99. La grande differenza rispetto a gara 1 è stata nella prestazione di Kyrie Irving. Il numero 11 di Boston è riuscito in quello che aveva fatto vedere solo in parte nell’incontro di domenica: si è reso pericoloso dal palleggio.

Fin dal primo quarto l’ex giocatore dei Cleveland Cavs ha preso in mano l’attacco dei suoi. Iniziava l’azione palleggiando al vertice alto dell’area, dove uno dei lunghi, Baynes, Horford, o Theis quando era in campo, gli portava un blocco. Da questa situazione Irving è in grado di essere molto pericoloso, con una conclusione efficace al ferro, con un tiro direttamente dal palleggio oppure attirando la difesa su di sé con una penetrazione seguita da uno scarico per un compagno così liberato.

Irving sfrutta il blocco di Al Horford, dopo un hand-off dello stesso centro, per sfruttare il mismatch creatosi contro il lungo avversario.

Sebbene la bravura dei Pacers sulla difesa uno contro uno anche in situazioni di cambi non sia indifferente, non è stata una dinamica semplicissima da leggere. Nonostante questo, i primi due quarti sono stati tutto sommato equilibrati, con le squadre andate a riposo sul 50-52 in favore dei padroni di casa.

Il terzo quarto, che aveva sorriso a Boston in gara 1, ha sorriso stavolta a Indiana. I Pacers hanno tirato con efficienza da fuori e da sotto il ferro, provocando, come nei primi due quarti di gara 1, tante palle perse per i Celtics. A fine periodo gli ospiti conducevano 79-68, forti anche di un parziale di 10-0 che li aveva portati sul 70-58.

Il quarto quarto è stata tutta un’altra storia. Irving ha continuato a pungere la difesa avversaria, che, nei casi in cui riusciva a chiuderlo efficacemente, si trovava scoperta sul perimetro, o nel pitturato, dove il numero 11 è stato bravo a spedire la palla nei momenti giusti. La difesa dei Celtics è migliorata molto rispetto al periodo precedente, forte ancora dell’abilità dei suoi due lunghi titolari, Baynes e Horford, di cambiare su ogni tipo di giocatore. Sebbene Kyrie non abbia segnato negli ultimi 3 minuti di partita per le chiusure degli avversari, l’attenzione che ha attirato a sé per tutto l’incontro faceva sì che i Celtics avessero sempre qualche uomo parzialmente libero pronto a segnare.

Indiana è stata ancora vittima di una cattiva prestazione durata un quarto intero. In gara 1 avevano segnato solo 8 punti nel terzo quarto, in gara 2, nell’ultimo periodo, ne hanno messi a segno 12, permettendo così a Boston di completare la rimonta segnandone ben 31, concludendo la partita sul 91-99. Irving chiude da vero leader, con 37 punti, 7 assist e solo 2 palle perse.

Horford accetta il cambio su Bogdanovic, lo stoppa, e dall’altro lato del campo Tatum segna la tripla del vantaggio decisivo per i suoi.

CELTICS-PACERS: COSA ASPETTARSI?

La serie ora si sposterà ad Indianapolis. I Pacers avranno il favore del tifo in una gara 3 che sarà fondamentale. Sarà infatti decisiva per il risultato della serie: se Boston dovesse andare sul 3-0 i giochi sarebbero praticamente conclusi. Nel caso in cui Indiana vincesse, portandosi sul 2-1, avrebbe dalla sua l’inerzia e l’entusiasmo dei tifosi amici per andare anche a pareggiare la serie in gara 4.

Il file rouge dei primi due incontri sono state chiaramente le difese, che hanno prodotto punteggi così bassi. Entrambe le squadre si sono dimostrate abili ed efficaci nel difendere il proprio ferro. Allenatori e giocatori hanno dimostrato rapidità di pensiero nella gestione dei cambi difensivi, molto spesso efficaci, anche in caso di mismatch del tipo lungo su guardia.

L’unico giocatore che è riuscito ad eludere più e più volte le chiusure difensive, costruendo tiri efficaci per sè ed i compagni è stato Kyrie Irving. E’ proprio la superstar con il numero 11 l’arma in più di Boston, in grado di creare occasioni dal nulla e di rendere vani gli ottimi movimenti difensivi avversari.

Indiana, purtroppo, ha perso per infortunio l’unico giocatore in roster ad essere davvero in grado di gareggiare con Irving in questi aspetti del gioco: Victor Oladipo. Ai Pacers servirà dunque continuare a giocare di squadra e cercare di difendere al massimo, per provare a superare una compagine con le stesse caratteristiche, ma che ha, in più, un uomo a cui guardare nei momenti difficili.

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