“Nulla è stato ancora deciso, sicuramente valuterò quello che dovrò fare quando arriverà il momento. Ma il modo in cui la squadra sta reagendo alle avversità e il modo in cui stiamo finendo la stagione non è affatto positivo, anzi, è deludente. Così, alla fine di tutto, prenderò la mia decisione. Non è bello concludere così l’annata”. – parole chiare e inequivocabili, che non fanno altro che gettare benzina sul fuoco su una questione di cui, ultimamente, si sta parlando spesso. Pau Gasol, a ‘ESPN‘, ha rivelato che il suo futuro è tutt’altro che certo, per usare il più classico degli eufemismi.
In estate, inizialmente, la palla passerà tra le mani del lungo dei Chicago Bulls. La player option da circa 7 milioni di dollari sarà il primo bivio della disputa: se lo spagnolo deciderà di non esercitarla per testare la free agency, come sembra intenzionato, allora ad emettere la sentenza dovrà essere il front office. Confermarlo o non confermarlo? Questo è il dilemma (uno dei tanti con cui i dirigenti della Windy City avranno a che fare a breve).

Pau Gasol.
La questione principale è che se Gasol uscirà effettivamente dal suo contratto, lo farà perchè vorrà portarsi a casa un’altra bella saccoccia piena di soldi: in una squadra che necessita di un restyling come quella dei Bulls assegnare uno stipendio ingombrante ad un quasi 36enne non sarebbe costruttivo. Non si discutono il talento e l’esperienza dell’ex Los Angeles Lakers, affatto. Nonostante finora abbia collezionato grandi numeri (16.6 punti, 11. rimbalzi e 4.1 assist di media), senza contare alcune prestazioni decisive, il suo rendimento è in parabola discendente. Difensivamente non sta mostrando quella consistenza che tanto servirebbe agli uomini di Fred Hoiberg sotto le plance e, come se non bastasse, pare abbia meno voglia e meno stimoli. Le mani fatate ce le ha, ma probabilmente servirebbe un giocatore con più grinta e più freschezza, un tipo duro a morire. Puntare su un Gasol ancora titolare e con i dubbi su quanto possa ancora reggere a questi livelli è una scommessa che, a Chicago, farebbero meno di giocare.
Lo scenario sarebbe diverso se il nativo di Barcellona chiedesse una cifra contenuta e non volesse a tutti costi un posto in quintetto. Il suo vasto repertorio offensivo e le sue brillanti doti di passatore sarebbero più comode a partita in corso, con il giusto minutaggio.
Gasol sì, Gasol no: tutto dipenderà dall’iberico. Se sul tavolo delle trattative verranno gettate pretese troppo alte, probabilmente sarà meglio per entrambe le parti stringersi la mano e salutarsi affettuosamente.

