Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti 100% Hoosiers: gli ultimi giocatori NBA sfornati dall’Indiana

100% Hoosiers: gli ultimi giocatori NBA sfornati dall’Indiana

di Enrico Paterniti
giocatori Indiana

Giocatori 100% Indiana Hoosiers: Romeo Langoford

A seguito di svariati up and down durante l’era coach Crean (2008-2017), sulla panchina di Indiana University arriva da Dayton il purista difensivo Archie Miller. I risultati deludenti collezionati al suo primo anno (16 vittorie e 15 sconfitte) e un attacco statico dalla scarna fluidità cominciano a far torcere il naso agli studenti di Bloomington. Ma Miller, da sommo capo allenatore, ha ben chiaro il modo in cui risollevare l’umore del campus.

Un lavoro, quello del coach universitario, che sconfina nelle sfere di selezione e reclutamento di talenti provenienti dai licei. E quell’anno, in uscita da New Albany, cittadina dell’Indiana, a due passi dal Kentucky, ce n’era uno veramente speciale. Una guardia longilinea di 198 centimetri, dotata di un rilascio soffice da far ingolosire college dal calibro di Duke e North Carolina già al suo secondo anno di high school. Un anno da sophemore da extraterrestre quello di Romeo Langford: 30.2 punti conditi da 9 rimbalzi e 3 assist, vittoria del titolo statale che mancava dal 1973 per il liceo della cittadina che gli ha concesso i natali.

La schiacciata di Romeo Langford ai danni di Jaren Jackson Jr.

Il primo compito di Miller una volta messo piede in Indiana è quello di convincere il giovane talento statale a vestire la casacca porpora e crema. Romeo, tramite un annuncio sul suo account Twitter nel novembre del 2017, restringe il novero delle concorrenti a tre: Vanderbilt, Kansas ed Indiana sono le fortunate. Miller vuole conoscere meglio lui e suo padre Tim e per portare la gemma dello stato a Bloomington aumenta considerevolmente gli sforzi per raggiungere l’obiettivo. Spedisce spesso un membro del suo staff ad osservare Langford in occasione degli allenamenti e moltiplica il numero di visite presso l’abitazione di famiglia.

Il colpo di fulmine avviene però il 14 gennaio del 2018, quando la famiglia Langford viene ospitata in prima fila all’Assembly Hall per assistere al match tra IU e Northwestern. L’atmosfera del palazzo, la brillantezza delle soluzioni offensive e l’intensità difensiva degli uomini di Miller sorprendono in positivo Romeo e suo padre. Indiana vincerà quella partita, ma la vera conquista di IU quella sera consisteva nell’aver fatto bella prova di fronte al talento dello Stato.

Romeo Langford con la maglia del McDonald’s All American

Dal Nike Hoop Summit al Jordan Brand Classic, dal McDonald’s All-American al riconoscimento di Indiana Mr. Basketball. Nei tre mesi che precedono la sua scelta, Romeo Langford incanta con giocate da fenomeno i parquet al di fuori dei confini statali. Il 30 aprile 2018, proprio come Eric Gordon e Cody Zeller, Romeo Langford annuncia di fronte ad una platea di quasi 2.000 persone che i colori che vestirà da lì a breve sarebbero stati quelli delle casacche tradizionali del suo Stato.

Una fisicità anomala per una guardia di 19 anni ed una capacità di rimanere in continuo equilibrio grazie ad un sublime controllo del corpo e ad un baricentro basso fanno di Romeo una vera e propria star ad Indiana. Il ragazzo è pressocchè immarcabile quando gioca in isolamento grazie alla varietà del suo skill-set offensivo.

Cambi di direzione e di velocità repentini che lasciano i difensori inerti; siluranti tiri dal palleggio in jab-step in faccia ai diretti marcatori; incursioni nel pitturato e conclusioni in rovescio in spazi ristretti; abilità nel trovare angoli inesistenti e nel crearsi spazio con step back fulminanti. I pregi messi in mostra dal #0 nelle sue 32 partite giocate ad Indiana University fanno raddrizzare le antenne agli scout NBA. Con 16.5 punti e 5.4 rimbalzi di media, Langford è il miglior marcatore tra i migliori 10 freshman dell’anno.

Solo un assaggio di ciò che è capace fare Romeo Langford

Ma il talento dalle movenze ondeggianti non ha del tutto convinto le aspettative nella sua esperienza ad Indiana. Langford infatti non è riuscito a portare il suo college al torneo NCAA, né ha mostrato alcun segno di miglioramento rispetto agli evidenti difetti mostrati al liceo. Non fa alcun movimento di smarcamento quando i suoi compagni hanno il pallone tra le mani e una volta che riceve per un tiro in catch and shoot le sue percentuali si abbassano notevolmente. Quando invece il pallone si trova nelle sue mani abusa spesso del palleggio, forzando di volta in volta conclusioni in azioni in cui avrebbe fatto meglio a dare uno sguardo ad uno dei suoi compagni.

Alcune scelte di Romeo Langford sono rivedibili.

Punti di forza e di debolezza che danno vita ad un giocatore dalle potenzialità enormi. Molti addetti ai lavori sono convinti che Romeo Langford diventerà un vero e proprio all-star e la chiamata alla numero 14 nel draft nel 2019 da parte dei Boston Celtics non fa che alimentare il fuoco sul possibile futuro ad alti livelli che ci si aspetta da un altro prodotto 100% made in Indiana.

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