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Celtics, il futuro è radioso ma manca ancora un pezzo. Quale?

di Francesco Catalano

La stagione NBA 2019/20 può dirsi più che positiva per i Boston Celtics. Certo, c’è una punta di amarezza per non essere riusciti a raggiungere le finali NBA contro un avversario alla portata, ma gli Heat alla lunga si sono dimostrati più squadra ed hanno meritato il passaggio del turno.

E’ stato anche l’anno della consacrazione per i giovani Jayson Tatum e Jaylen Brown. I due sono sbocciati definitivamente, soprattutto nella seconda parte di stagione, ed hanno preso in mano il ruolo di leaders dei Celtics del presente e del futuro. Tatum sarà senza dubbio la punta di diamante del gruppo: decisivi sono stati i miglioramenti dall’arco e nella fase difensiva dove ha fatto un salto di qualità notevole.

Impressionante anche la crescita di Brown. Il 23enne è diventato un leader vocale in campo al fianco di Marcus Smart ed anche fuori dal parquet ha dimostrato, con le sue campagne per Black Lives Matter, di avere una personalità non indifferente. Brown ha avuto un ruolo fondamentale per coach Stevens per il suo apporto su entrambi i lati del campo. Ai playoffs ha fatto vedere di essere un ottimo scorer (marchio di fabbrica è il jumper dalla media e l’attacco al canestro: il tutto condito da un tiro da tre punti che sta salendo di giri) e un difensore implacabile.

Non bisognerebbe nemmeno parlare di Marcus Smart che si conferma ancora una volta il leader emotivo del gruppo. Ma va sottolineato anche quello che ha fatto in campo. Soprattutto durante la post-season ha innalzato notevolmente il suo livello in fase offensiva diventando una mitraglia da tre punti oltre che essere il solito difensore rognoso che non si stacca dalle calcagna.

Un’altra nota positiva è venuta da Daniel Theis. Il lungo tedesco ha confermato di essere il perfetto lungo moderno; è vero, non è un rim protector e a rimbalzo fa quello che può. Ma quando si tratta di difendere (riesce a cambiare su chiunque!) e di fare letture offensive in pochi, in quel ruolo, stanno al suo passo.

E’ stato, poi, un anno altalenante per Kemba Walker che ha faticato un po’ ad inserirsi negli schemi di coach Stevens e che, durante la stagione, qualche blackout lo ha avuto. Si è abituato subito al ruolo di terzo violino: forse anche troppo, dato che qualche volta è rimasto troppo in sordina. Durante la prossima stagione avrà il compito di prendersi qualche responsabilità in più e di inserirsi al meglio negli ingranaggi.

Solita stagione altalenante, invece, per Gordon Hayward che ha faticato come sempre a trovare la condizione ottimale in campo a causa dei continui infortuni dopo l’ottimo inizio di stagione. Infatti, dopo la distorsione alla caviglia occorsa in gara 1 contro i Sixers, ha giocato solo le ultime 3 gare con Miami allungando sì le rotazioni, ma senza incidere più di tanto nella serie.

Dalla panchina, poi, arrivano buoni segnali di crescita dal lungo Robert Williams III e dal rookie Grant Williams, che per ora si è ritagliato il ruolo di ottimo difensore. Stagione con più ombre che luci per Enes Kanter che ha trovato sempre poco spazio nelle rotazioni non riuscendo mai ad entrare al meglio nel gioco dei Celtics.

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In ogni caso, il cammino ai playoffs dei biancoverdi è stato più che dignitoso. Dopo uno sweep sontuoso al primo turno servito ai danni dei malcapitati Philadelphia 76ers, i Celtics hanno vinto un’aspra gara 7 contro i Toronto Raptors facendo ben sperare i propri tifosi. In seguito, in finale di Conference, Miami ha dimostrato di essere più squadra e di essere tatticamente più forte (in panchina in Florida siede un tale che si chiama Erik Spoelstra).

I Celtics, nonostante la maggior qualità nei singoli, hanno avuto qualche passaggio a vuoto di troppo: pesano soprattutto le prime due gare perse dopo essersi fatti rimontare per due volte consecutive nei finali di partita. Su questo dovranno ripartire per la prossima stagione: dovranno colmare queste piccole lacune che sono venute a galla durante la serie con gli Heat. Se questo sarà fatto, i Celtics diventerebbero a pieno titolo una seria contender per la vittoria finale.

Come si può migliorare il roster in vista della prossima stagione? Va detto che lo spazio di manovra è molto ridotto visti i contratti che pesano sul payroll biancoverde. Si tratterà di ritoccare quello che sta intorno allo starting five e di creare una panchina un po’ più solida di quella che si è vista quest’anno. L’unico che sarà unrestricted free agent al termine della stagione sarà Brad Wanamaker, che potrebbe rifirmare un altro contratto al minimo per mantenere il suo ruolo di point guard di riserva.

Per il resto, l’obiettivo primario di Danny Ainge sarà quello di regalare quel rim protector e quel centro puro che è mancato a Stevens in questa stagione. Il nome di Steven Adams sarebbe allettante, ma troppo impegnativo per lo spazio di manovra di Boston. Un altro nome suggestivo sarebbe quello di Myles Turner. L’esperimento torri gemelle sembra fallito ad Indiana e, tra Turner e Sabonis, quello che sembra più partente pare proprio lo statunitense. Tuttavia, assorbire il quadriennale da 18 milioni di Turner non sarebbe altrettanto facile.

L’opzione low cost si chiama Tristan Thompson. Il lungo canadese al termine della stagione sarà unrestricted free agent e non ha nessuna intenzione di rifirmare con i Cleveland Cavaliers. Ainge potrebbe aggiudicarselo a cifre molto modeste andando così a rinforzare considerevolmente il reparto lunghi.

Infine, chiudiamo con una suggestione. Nelle ultime ore anche Victor Oladipo ha fatto capire di voler cambiare aria e, a quanto dicono i rumors, i Celtics sarebbe i più interessati in vista di un suo eventuale addio. Boston, in cambio dell’ex Thunder, comporrebbe un pacchetto formato da Gordon Hayward (che eserciterà la sua player option da più di 34 milioni di dollari) e qualche scelta al draft.

Un Oladipo in più nel roster biancoverde farebbe tutta la differenza del mondo e, a quel punto, il titolo NBA diventerebbe l’obiettivo numero uno.

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1 Commenta

Giorgio 29 Settembre 2020 - 16:17

Oladipo ha dimostrato di essere un attaccante di assoluto livello quando, passando da Oklahoma a Indiana nell’affare Paul George, ha vinto il riconoscimento di giocatore più migliorato dell’anno.
Poi gli infortuni l’hanno fermato e puntare su di lui potrebbe essere una scommessa vincente per molte squadre.
Non lo vedrei però a Boston, dove servirebbe più un tiratore puro che un altro ball handler.
Walker ha pagato un po’ il ruolo di seconda (poi diventata terza) forza offensiva a Boston, ma anche la necessità di passare Smart in quintetto ha influito sulla sua minore iniziativa, oltre che l’infortunio al ginocchio trascinatosi a lungo. Credo che possa fare molto di più di quello che ha mostrato ai playoff, nei prossimi anni. E’ sempre il giocatore dei 60 punti e quello che “tutta l’NBA raddoppia tranne noi”, come diceva Irving. Io non prenderei un altro giocatore che ne possa limitare l’iniziativa in attacco.
Secondo me la priorità dell’off season biancoverde è quella di trovare un centro, ma non uno qualunque.
L’ideale sarebbe Myles Turner, compagno di squadra ai mondiali insieme a Smart, Brown, Tatum e Walker, (di cui Adebayo era la riserva..), che si adatterebbe perfettamente al gioco di Boston, in attacco e soprattutto in difesa.
Opzioni più “economiche” come Tristan Thompson potrebbero essere esplorabili, ma a quel punto tanto varrebbe puntare davvero su Robert Williams, sperando nella sua definitiva crescita.
Se non arrivasse Turner, secondo me l’alternativa migliore sarebbe John Collins di Atlanta, 23 anni, contratto ancora da rookie e statistiche impressionanti, realizzatore, tiratore da 3 e rimbalzista, nonostante Clint Capela lo abbia fatto retrocedere in panchina.
Una terza opzione, un po’ rischiosa perchè forse avrebbe ancora bisogno di tempo per diventare affidabile, sarebbe Mo Bamba, 22 anni, anche lui contratto da rookie, a lungo cercato invano da Danny Ainge un paio di stagioni fa al draft, talento molto interessante ma acerbo.
Per quanto riguarda Theis, lo terrei comunque, salvo lo chiedano Indiana, Atlanta o Orlando da aggiungere in un ipotetico scambio.
Dalla panchina potrebbe essere davvero super.

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