Solo un problema difensivo?
Ovvio che no. Il problema è anche l’attacco. Anche in questo caso, in parte può essere attribuito alla mancanza di Stephen Curry nelle ultime partite a causa dell’infortunio al piede, ma non può essere solo questo. Lo stesso numero 30 nella seconda metà di stagione ha medie al tiro che non sono assolutamente da lui. Spesso ha concluso le partite con una sola tripla realizzata e con percentuali davvero basse. Stesse percentuali che si sono ripetute per l’intera squadra contro gli Orlando Magic dove, nonostante la presenza di Klay Thompson, Draymond Green e Andrew Wiggins, non sono riusciti ad andare oltre i 90 punti segnati.
Solo il giorno dopo, in back-to-back, i Golden State Warriors hanno affrontato i Miami Heat primi a Est. In partenza erano dati per spacciati, in quanto non hanno preso parte alla partita Thompson e Green, ma invece la squadra di San Francisco è riuscita a trovare la vittoria. Da cosa è dovuto? È dovuto dal fatto che a Miami hanno ritrovato l’efficienza difensiva che mancava da qualche tempo. È tornato quel movimento di palla che tiene incollati tutti gli appassionati davanti al televisore. Hanno trovato un Jordan Poole in stato di grazia, il quale ha realizzato 30 punti con triple alla Steph Curry. Proprio quelle triple che hanno dato tormento agli Warriors durante l’intera partita. Di fatti, prima che si scatenasse Poole, l’intera squadra era al 11% di triple realizzate. Percentuali, nel basket moderno, davvero disastrose. Sotto questo aspetto, la mancanza degli Splash Brothers si è fatta sentire.

Poi, dopo tutti questi fattori tecnici, c’è anche il fattore mentale. E, se vogliamo, è proprio questo il fattore decisivo. Ogni cosa che fa il nostro corpo, ogni stimolo, parte dalla nostra mente. Se la testa non è a posto, di conseguenza non sono apposto le gambe, le braccia, non è apposto il tiro e così via. Proprio Draymond Green dopo la sconfitta contro Orlando, ha parlato di una mancanza di intensità nel corso di tutta la partita: “È difficile vincere quando vieni preso in giro. Senza mancare di rispetto ai Magic, ma sono una delle peggiori squadre della lega e non siamo riusciti a pareggiare la loro intensità. Se non riusciamo a farlo con loro, di sicuro non ci riusciremo contro una grande squadra.”
Parole molto dure di Draymond Green, riprese anche dal suo allenatore Steve Kerr, il quale ha dichiarato che la squadra deve imparare a vincere. E, tornando al discorso mentale, c’è un giocatore al momento che sembra essere uscito dal gioco: Andrew Wiggins. Il numero 22 degli Warriors ha avuto un ottimo inizio di stagione ma, dopo l’All-Star Game, è stato solo un calando. Prestazione anonime che ricordano il primo Wiggins arrivato a Golden State Warriors. Poca fiducia al tiro, con errori anche troppo grossolani. L’intera squadra ha bisogno anche di ritrovare le sue prestazione, se vuole ambire a qualcosa di grande.

