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NBA Finals: i Lakers hanno le mani sul titolo, gli Heat cercano miracoli

di Francesco Catalano

Inutile girarci troppo attorno: le NBA Finals sembrano già ad un punto di non ritorno e pensare ad un epilogo diverso da quello che vede i Los Angeles Lakers alzare il Larry O’Brien Trophy e gli Heat perdere la finale in modo netto, pare impossibile.

Dopo due gare gli uomini di coach Frank Vogel hanno dimostrato una padronanza del campo e dei propri mezzi che ha letteralmente messo alle corde i Miami Heat. In gara 1, soprattutto, questo predominio è stato evidente per lunghi tratti della partita. In quella partita, i gialloviola hanno sfiorato a tratti anche i 30 punti di differenza nel punteggio e Miami non è mai riuscita ad essere pericolosa se non per qualche tratto nel primo quarto.

Poi, come se non bastasse, sono arrivati anche gli infortuni di Goran Dragic (lesione alla fascia plantare del piede sinistro) e Bam Adebayo (stiramento ai muscoli del collo). Gli Heat così hanno perso in un colpo solo due dei tre pezzi da 90 del loro gruppo (l’altro ovviamente è Jimmy Butler).

Ma tecnicamente hanno perso anche altri giocatori: Duncan Robinson, per esempio, è irriconoscibile. In attacco non è mai riuscito a trovare ritmo e continuità in queste finali e in difesa, forse, è andata anche peggio. I Lakers sanno che è l’anello debole della difesa Heat e spesso e volentieri lo attaccano forzando anche i cambi in modo che sia costretto a marcare avversari scomodi (vedi LeBron James). Non è un caso che in gara 2 coach Spoelstra abbia ridotto il suo minutaggio vedendo che era un bersaglio troppo facile per gli avversari.

Anche Jae Crowder e Tyler Herro sono scesi di livello. L’ex Grizzlies, al pari di Robinson, non ha più la stessa ferocia dall’arco e l’enfant prodige fatica a salire di colpi, come nella serie contro i Celtics, contro una squadra fisica come quella losangelina. Va detto che paradossalmente, gli Heat hanno giocato meglio gara 2 anche se erano senza Dragic e Adebayo. Sono scesi con più determinazione in campo ed hanno sempre provato a rimanere attaccati alla partita. In ogni caso, la supremazia qualitativa dei Lakers era troppo evidente per pensare di poter vincere la sfida.

Le uniche note positive per Erik Spoelstra arrivano dalle prestazioni in gara 2 di Kendrick Nunn e Kelly Olynyk. I due che hanno avuto il compito di rimpiazzare Dragic e Adebayo, si sono fatti trovare pronti e sono gli unici che sono riusciti a dare linfa vitale all’attacco insieme a Butler.

Lakers-Heat, la difesa a zona di Miami crolla contro Los Angeles, che domina anche il pitturato

Tuttavia, l’attacco degli Heat ha perso la fluidità che avevamo ammirato nella precedenti serie e soprattutto Miami ha perso anche solidità in difesa. La tanto sfruttata zona che ha messo in difficoltà ripetutamente i Boston Celtics, non sembra sortire lo stesso effetto con i Lakers. I gialloviola, infatti, riescono puntualmente a punirla con degli ottimi tiri dall’arco grazie alle grandi doti come passatori di LeBron James Rajon Rondo.

Passando dall’altra parte della barricata, possiamo dire che per i Lakers ha funzionato tutto o quasi. Solo la difesa ha scricchiolato per qualche momento nel terzo quarto di gara 2, ma nulla di cui preoccuparsi. La coppia James-Davis fa faville e sembra realmente incontrastabile. Il lungo ex Pelicans sotto canestro fa quello che vuole, a maggior ragione ora con l’assenza di Bam Adebayo. LeBron James, nel frattempo, inventa assist e attacca il canestro a piacimento trovando quasi sempre la retina.

In gara 1 i gialloviola hanno goduto anche di ottime percentuali dall’arco (39.5%); ma, anche se in gara 2 i vari Green, Caldwell-Pope, Caruso, Morris e Kuzma hanno fatto faticato di più al tiro dalla lunga distanza, i Lakers non ne hanno risentito più di tanto. E’ bastato un dominio incontrastato dell’area per portare a casa l’incontro.

Coach Vogel, insieme a Anthony Davis e LeBron James, può godersi anche le prestazioni di Rajon Rondo. L’ex Celtics ha dimostrato ancora una volta quanto è bravo ad innalzare il proprio livello quando arrivano i playoffs. Dispensa assist, tira benissimo da tre punti ed in campo è un punto di riferimento per la squadra. Non è un caso che in gara 2 abbia messo a referto 16 punti e 10 rimbalzi con 5 su 9 dal campo e 3 su 4 da tre in 27 minuti.

Insomma, agli Heat per cercare di ribaltare questa serie serve più di un’impresa. Stanotte abbiamo visto come anche la grinta e la tenacia non bastano contro dei Lakers che non lasciano nemmeno le briciole. Bam Adebayo potrebbe tornare per gara 3, ma l’assenza di Goran Dragic, invece, potrebbe protrarsi per tutte le finali. 

I gialloviola, dal canto loro, sono lanciati verso una cavalcata trionfale: per fare rientrare gli Heat nella serie servirebbe anche un mezzo suicidio dei Lakers, ma LeBron James non sembra intenzionato a concedere nulla in tal senso.

Gara 3 si giocherà nella notte tra domenica e lunedì all’una e mezza, ora italiana.

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