Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato. La partita fra le due attuali migliori squadre NBA ha visto prevalere, alla fine di 48 tiratissimi minuti, gli Atlanta Hawks per 124 a 116. Punteggio che testimonia come gli attacchi abbiamo abbiano avuto la meglio sulle difese: se le due franchigie si ritroveranno nelle Finals questo trend probabilmente verrà invertito. Con uno scarto così risicato, sarebbe ingiusto criticare eccessivamente gli Warriors, avanti nel punteggio per lunghi tratti del primo tempo. Questi ultimi non escono per nulla ridimensionati dalla sfida di Atlanta e anzi il bicchiere sembra essere mezzo pieno. La squadra di coach Kerr si è infatti giocata la partita fino al 48esimo grazie soprattutto ai soliti Splash Brothers, capaci di combinare 55 punti in due, 29 per Thompson e 26 più 9 assist per Curry.
1) Panchina di primo ordine:
Ciò che ha penalizzato gli Warriors è stato il modesto apporto del resto del quintetto e della panchina: 12 punti a testa per Barnes e Green, i soli ad andare in doppia cifra oltre i già citati Steph e Klay, 8 per Barbosa e Iguodala. Tutt’altra storia se guardiamo le statistiche degli Hawks: 7, quasi 8 giocatori oltre i 10 punti e grande equilibrio nella spartizione di tiri e responsabilità. Basti pensare che nella ripresa il parziale fra le riserve di entrambe le squadre dice 26 a 12 in favore di Atlanta, con Mike Scott (3/3 oltre l’arco), Bazemore e Schroder (7 assist) sugli scudi.
2) La forza del quintetto:
Per il resto solita grande prestazione del quintetto titolare di coach Budenholzer con la doppia doppia da 12 più 14 di Al Horford, i missili terra aria di Kyle Korver (5/9 da 3), la concretezza di Millsap (21 punti) e Carroll (12 punti) e la leadership di Jeff Teague, miglior marcatore per i padroni di casa con 23 punti. Proprio questa profondità rende attualmente il roster di Atlanta il migliore dell’intera Lega e potenzialmente il più pericoloso nei Playoffs, quando le energie cominceranno a mancare.
3) Fuori dall’arco dei tre punti gli Hawks non hanno eguali:
La sfida fra gli Hawks e GSW ha messo in mostra anche la straordinaria capacità di ogni giocatore a disposizione di coach Budenholzer di segnare oltre l’arco. Irreale il 55% con cui Korver e compagni hanno chiuso la gara: tirando con queste percentuali Atlanta diventa praticamente imbattibile. Questi numeri sono frutto della fluidità che i padroni di casa hanno mostrato in particolare nel secondo tempo, con un giro palla veloce ma ragionato, atto a trovare sempre il tiro migliore. Molto più bassa, seppur sempre buona, la percentuale degli Warriors dalla grande distanza (36%). Gli attacchi di questi ultimi sono però sembrati spesso dipendere troppo dalle iniziative personali degli Splash Brothers e dei Green o Iguodala di turno, che hanno portato anche a diverse forzature, nel momento in cui la difesa degli Hawks è salita di colpi.
Apparte queste riflessioni, il successo di Atlanta è meritato: il gioco di squadra mostrato per lunghi tratti del match ricorda quello vincente e apprezzato dei San Antonio Spurs (sarà un caso che Budenholzer sia stato assistente di Popovich?). Questa vittoria è sicuramente un’ulteriore iniezione di fiducia per Teague e compagni, che puntano ormai al primato della Lega. Gli Warriors non staranno però a guardare, le sconfitte possono essere propedeutiche se viste sotto il giusto punto di vista: il lavoro per coach Kerr è ancora tanto (soprattutto nella metàcampo difensiva), ma Golden State rimane sempre la miglior squadra NBA e per l’ennesima volta Curry e Thompson hanno dimostrato di essere la coppia più forte e spettacolare in circolazione. La lotta per il primato è ancora lontana dall’epilogo finale, non resta che gustarcela.
Per NBAPassion,
Francesco Bocchini



