Ancora loro, come un anno fa, gli uni di fronte agli altri, pronti a contendersi il Larry O’Brien Trophy. Anche stavolta ci sarà una battaglia senza esclusioni di colpi, tuttavia i temi tattici saranno completamente diversi: saranno i Cleveland Cavaliers e i Golden State Warriors i grandi protagonisti delle NBA Finals 2016. Un ultimo atto stagionale tra le superpotenze della lega che hanno dominato, rispettivamente, la Eastern e Western Conference e che hanno tutta l’intenzione di portare a casa il titolo, di fare la storia.
PRECEDENTI STAGIONALI
In questa stagione regolare ci son stati due precedenti, entrambi vinti dai guerrieri. La prima vera rivincita sul campo è datata 25/12/2015: nella partita è stata bruttina, tirata e spigolosa. Il risultato finale fu di 89-83, con un LeBron James da 25 punti. Ma la vera batosta arrivò in Ohio, alla Quicken Loans Arena. I 35 punti di Steph Curry diedero forma all’umiliazione totale dei Cavaliers, con quella che probabilmente fu la goccia che fece traboccare il vaso sulla panchina di David Blatt. James attaccò duramente i compagni nelle dichiarazioni dopo la gara, terminata col punteggio di 132-98.
COME LE SQUADRE SONO ARRIVATE ALLE FINALS

LeBron James a contatto con James Johnson.
I Cavaliers hanno domato senza troppi patemi i Toronto Raptors, l’altra finalista ad Est. La compagine di Tyronn Lue ha fatto leva su un’identità definitivamente consolidata e un affiatamento mai visto prima. Nonostante la serie sia terminata 4-2, i Cavs non hanno mai dato l’impressione di poter perdere la serie. LeBron James, con i suoi 24.6 punti di media ai playoff, è stato il solito fattore determinante perfettamente coadiuvato da Kyrie Irving e da un Kevin Love in forma smagliante. E per non parlare dei giocatori di contorno, soprattutto Channing Frye, acquisto azzeccatissimo eseguito nella trade deadline. Il fattore campo ha fatto la differenza: a Cleveland infatti c’è stata una supremazia schiacciante da parte della banda di LBJ, che in terra canadese ha sofferto un pochino. I pronostici alla fine sono stati ampiamente rispettati.
La franchigia della Baia ha rischiato grosso contro i tarantolati Oklahoma City Thunder: grazie alle contromisure adottate da Billy Donovan, alle prestazioni di Russell Westbrook e Kevin Durant e al contributo dei gregari come Steven Adams, gli outsider di turno sono riusciti a portarsi avanti sul 3-1. I Warriors sono parsi mentalmente svuotati, disattenti in difesa, poco lucidi in attacco. Quando ormai tutto pareva compromesso, i campioni in carica sono risaliti in cattedra ritrovando la consapevolezza nei propri mezzi. Prima è arrivata la vittoria ad Oakland in gara 5, poi il blitz ad Oklahoma City grazie ad una prova monstre di Thompson: quantomai decisivi sono stati i 41 punti col 61.1% da tre che hanno praticamente spezzato le gambe agli avversari. Numeri rispettabili per la guardia anche nell’accesissima gara 7 (21 punti e 5 rimbalzi), dove si è scatenato l’altro Splash Brother, Stephen Curry. Il numero 30 è riuscito a mettere a referto 36 punti, 5 rimbalzi e 8 assist grazie ai quali è stata completata l’epica rimonta. Il gioco di squadra di Golden State però non è stato brillante, dato che ad accendere la miccia sono state prevalentemente le giocate individuali: Steve Kerr dovrà inevitabilmente rivedere qualcosa in vista dello scontro finale.
LO SCONTRO

Steve Kerr, head coach dei Golden State Warriors.
Come lo scorso anno tra i due head coach ci sarà un’autentica partita a scacchi, anche se con diverse sfaccettature. I Cavaliers sono più forti rispetto alla versione 2015, dato che per la serie finale, arrivano in piena forma fisica due giocatori che possono spostare l’ago della bilancia, ossia Love e Irving. Entrambi hanno disputato dei signori playoff, soprattutto per quanto concerne la fase offensiva. Per loro, come per gli altri elementi del roster, sarà importante garantire una difesa intensa (specialmente quella perimetrale) per non permettere ai Warriors di colpire troppo dall’arco. Il team di Oakland infatti vorrà imporre i suoi soliti ritmi, cercando di racimolare punti in transizione. Perciò sarà importantissima la lotta a rimbalzo: Tristan Thompson fin qui ha svolto un lavoro egregio in tal senso e dovrà continuare sulla stessa lunghezza d’onda, poichè in questo modo si può spezzare il ritmo avversario. Il team di Oakland farà senz’altro un largo uso dello small ball, con Draymond Green schierato come centro. Le chiavi di lettura riguardano tutti e due i fronti del gioco: in attacco si cercherà di allargare il campo per liberare l’area e creare problemi ai lunghi, mentre in difesa si cercherà di vigilare sull’arco, perchè la coppia Frye-Love sugli scarichi è pericolosa. Il tiro da tre, dunque, sarà una delle armi principali dei contendenti. Fondamentali gli accoppiamenti in marcatura. Su James dovrebbero alternarsi Harrison Barnes, Green ed Iguodala (uomo cardine autentico, ci sono possibilità che parta titolare), mentre Curry dovrebbe essere braccato da Irving e Matthew Dellavedova, che presumibilmente dovrebbe avere molti minuti a disposizione; Tristan Thompson dovrebbe battagliare con Green, il Prescelto dovrà raffreddare le mani calde di Klay Thompson. Le panchine avranno il loro peso specifico: i Cavs possono contare su gente affidabile come Iman Shumpert e Richard Jefferson, Golden State sarà aiutata dai vari Shaun Livingston e Mo Speights.
Attenzione alle individualità che possono praticamente rovesciare le carte che saranno posate sul tavolo. LeBron vorrà ritornare a vincere per mantenere la promessa fatta ai suoi sostenitori, quindi farà di tutto per stravolgere gli equilibri dalla sua parte. Curry, invece, avrà tutta l’intenzione di trascinare i suoi verso il tanto agognati repeat, che andrebbe a coronare un’annata storica, quella del 73-9. Le due stelle daranno il tutto per tutto, a suon di giocate fantascientifiche.
PRONOSTICO DELLA SERIE

Stephen Curry e LeBron James in una foto delle Finals 2015.
Allo stato delle cose difficile prevedere chi ha più possibilità di vittoria e chi meno, in maniera obiettiva. I Cavaliers e i Warriors giocheranno ad armi pari. I primi probabilmente sono messi meglio sul piano fisico, mentre i secondi sono caricati a mille dopo aver eliminato i Thunder. Sarà una guerra all’ultimo sangue, dove la tensione sarà tangibile nell’aria e dove occorrerà mantenere i nervi saldi. I colpi di scena sono dietro l’angolo: non è poi così sbagliato dire che la disputa possa arrivare fino a gara 7.
Che le ostilità abbiano inizio.
(Daniele Maggio e Francesco D’Andolfo)

