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I Celtics gestiscono male il secondo tempo e cedono agli Heat, “Loro più fisici e più concentrati”

di Gabriele Melina

Dopo aver abbandonato la corsa al titolo dello scorso anno con una vittoria alquanto deludente, occorsa contro i Milwaukee Bucks dell’MVP Giannis Antetokounmpo, i Boston Celtics hanno attraversato una free agency cruciale: con la dipartita della superstar Kyrie Irving, sostituito poi dalla point-guard Kemba Walker, le chiavi della squadra sono state riposte in un giovane giocatore in ascesa: Jayson Tatum.

Con un po’ di pressione alle spalle, l’ala ventiduenne è salita alla guida del carro ed ha concluso la stagione 2019\20, cifre alla mano, nel seguente modo: 23.4 punti, 7.0 rimbalzi, 3.0 assist. Grazie al suo contributo, la formazione di coach Brad Stevens ha viaggiato ad alti ritmi per tutta l’annata, conclusa da terzi ad est con un record di 48 successi a fronte di 24 sconfitte.

Tale cavalcata è stata però tagliata corta, ovviamente, dall’imminente minaccia dovuta alla diffusione del Sars-CoV-2. La sospensione ha portato i massimi vertici della lega NBA ad organizzare un piano di ripresa inedito, che ha visto le varie squadre convocate riunirsi nella bolla di Orlando. L’invito è giunto anche a Boston, che in preda ad un impeto di giovinezza, freschezza, carica emotiva e voglia di ritornare a giocare, si è lanciata nei playoffs pronta ad arrivare fino in fondo.

Dopo aver superato con estrema facilità i Philadelphia 76ers al primo turno, concluso sul 4 -0 Celtics, la franchigia del Massachusetts ha dovuto combattere contro i campioni in carica Toronto Raptors. Il turno si è prolungato fino a gara sette, e nel corso delle varie partite Boston non è riuscita ad oscurare o lasciarsi da parte il suo punto debole maggiore: un calo di concentrazione e di intensità, quasi improvviso ma perpetuo nel corso degli incontri, che li ha letteralmente immobilizzati minuto dopo minuto di fronte ad un avversario molto più lucido.

Tale mancanza di continuità ha però influito maggiormente nella serie contro i Miami Heat: i Celtics di coach Stevens hanno battuto, seppur per poco, i Raptors, trovandosi successivamente di fronte un avversario tra i più coriacei dal punto di vista mentale. L’intuito di coach Erik Spoelstra, decisivo nel far schierare i suoi secondo una difesa a zona, da aggiungere alla leadership di Jimmy Butler ed al contributo dei restanti giocatori, ha lasciato la franchigia diciassette volte campione NBA senza risposte.

La corsa al titolo di Boston s si è conclusa quindi, questa notte, in gara 6, grazie ad un eccellente prestazione dei due temuti avversari Bam Adebayo e Andre Iguodala. Gli Heat festeggiano così l’ennesimo viaggio in finale dello scorso ventennio, mentre I Celtics devono digerire una sconfitta a dir poco amara. Mentre la cultura addetta al vincere e contraria al processo di ricostruzione prevale su un gruppo che forse pecca un po’ di esperienza,  coloro ritrovatisi dalla parte degli sconfitti rimuginano sui propri errori. 

I Celtics cadono contro gli Heat, “Sono stati più aggressivi, più fisici, più forti”

Nella quasi impossibilità di formulare un pensiero a seguito di un flusso così vasto e variegato di emozioni, positive o negative che siano, alcuni dei protagonisti di questa serie in maglia Celtics hanno cercato di descrivere l’accaduto.

Sono stati semplicemente più aggressivi”, ha esordito così la guardia Marcus Smart, una delle sorprese di questi playoffs. “Hanno ottenuto ciò che volevano, e noi li abbiamo lasciati fare, non ci siamo opposti. Fa’ comunque tutto parte del gioco. Ora bisogna ritornare un po’ sui propri passi, per cercare di comprendere dove si sono commessi degli errori. Abbiamo sicuramente sbagliato nel prendere troppo alla leggera certe fasi dei vari match. Spesso abbiamo aperto le danze in modo blando, ed una squadra vincente come gli Heat ce l’ha fatta pagare. A loro i meriti per questa vittoria, se ne vedono poche di organizzazione sportive e cestistiche come gli Heat”.

Anche coach Brad Stevens ha voluto esprimere le sue considerazioni personali, come oramai da rito, sull’esito dell’incontro e del turno:”Specialmente nell’ultimo quarto di gara sei, Miami ci ha dimostrato quanto può essere forte fisicamente. Bam Adebayo ha deciso di attaccare il ferro a ripetizione, ed essendo circondato da tiratori pericolosi per le loro abilità, noi non siamo stati in grado di adattarci in tempo. Sono una squadra dura, che gioca di fisico e di energia. Apprezzo comunque tutto ciò che abbiamo realizzato ed ottenuto nel corso della stagione. Sono orgoglioso dei miei giocatori, di come si sono lasciati alle spalle tutti questi fattori mai vissuti primi per concentrarsi sul gioco. Apprezzo il modo in cui abbiamo giocato, mi sono divertito molto nel prendere parte a questa esperienza”.

Infine, microfono nelle mani di Tatum, al quale attenderanno importanti decisioni dal punto di vista contrattuale. Difatti, a partire dalla prossima estate, sarà eleggibile per firmare con la sua attuale squadra al massimo salariale. “Non ho ancora pensato al mio contratto, ma sicuramente il mio agente e la società me lo faranno presente. Ora sono concentrato su ciò che è successo. Nonostante sia orgoglioso dei miei compagni di squadra e di me stesso, è giunto il momento di imparare dagli errori: per essere una figura di riferimento, devo passare attraverso alti e bassi, devo essere capace di gestire la pressione e sfruttarla a mio favore”.

Mentre per i Celtics questa annata alternativa si conclude qui, gli Heat approdano in finale per sfidare i Los Angeles Lakers di LeBron James ed Anthony Davis.

 

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