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Enes Kanter disconosciuto dalla famiglia

di Raffaele Camerini

Non deve essere un’estate facile quella fin qui trascorsa da Enes Kanter, lungo in forza agli Oklahoma City Thunder, visti i recenti sviluppi svoltisi attorno alla sua vita personale. La famiglia di Enes ha deciso di disconoscere il figlio dopo i recenti commenti favorevoli a Fatullah Gulen, proibendogli di usare il cognome “Kanter” e giurando al contempo estrema fedeltà al presidente vigente Erdogan. Enes non ha potuto rimanere in silenzio, scrivendo una lettera accorata (che potere trovare in questo link: http://www.sportfair.it/2016/08/nba-la-lettera-shock-di-enes-kanter-ripudiato-dalla-famiglia-per-non-aver-giurato-fedelta-a-erdogan-foto/415760/) nella quale ha deciso che il suo cognome da ora in poi sarà Gulen.

I FATTI

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FETHULLAH GULEN, A CUI ENES HA PRESO IL NUOVO COGNOME

Come forse ben sapete, essendo stato ampiamente documentato, qualche settimana fa si è consumato un colpo di stato ai danni di Erdogan. Quest’ultimo è riuscito a scappare ed è rientrato già il giorno dopo in patria, quando la situazione si è normalizzata ed il colpo di stato era ormai fallito. Dopo qualche ricerca gli inquirenti hanno individuato in Fethullah Gulen il mandante ideologico del Golpe. E’ bene capire che Gulen per ora non è colpevole di niente; semplicemente è il principale sospettato. Ciò che ha portato a scatenare gli eventi in corso è stato un semplice tweet di Enes piuttosto pro-Gulen e soprattutto contro il governo Erdogan, già bersagliato polemicamente da Putin e Obama.
Un tweet che forse non si pensava avesse tutto questo boato mediatico ma che attenendosi alla legge del caos da questo piccolo battito d’ali, dall’altra parte del mondo ha scatenato un tremendo tifone.

QUESTIONE SOCIAL NETWORK E POLITICA

L’utilizzo dei Social Network, Twitter in particolare è un qualcosa che sfugge di mano a molti giocatori o ex giocatori NBA. Kanter già all’inizio di quest’estate aveva criticato a più riprese la scelta di Kevin Durant di lasciare i Thunder per accasarsi nella Baia, elevando Westbrook a vero leader dei Tuoni. Draymond Green ha avuto una piccola disavventura in questo senso, pubblicando, erroneamente a detta sua, la foto di una protuberanza distintamente maschile. Ed ancora andando indietro, l’utilizzo del veicolo con l’uccellino cinguettante sembra sempre più fuori controllo tra offese tra giocatori e addetti ai lavori. Qui però la questione appare molto diversa: l’orientamento politico dei giocatori appare incontestabile finchè esso non sfoci in violenza verbale o fisica. Molti giocatori non si espongono dal punto di vista mediatico in nessuna direzione in modo da non influenzare le vendite di gadget tipo scarpe, magliette o quant’altro. Uno dei pochi ad aver fatto questa specie di outing è Michael Jordan con la celebre frase “Republicans buy sneakers, too” (Anche i repubblicani comprano le scarpe) o avvicinandosi ai giorni nostri, Kareem Abdul Jabbar ha fatto un grande intervento pro-Hillary Clinton.

DOMANDE

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IL PRESIDENTE TURCO RECEP ERDOGAN

La questione apre veramente moltissimi dibattiti su argomenti a tratti spinosissimi. La NBA può mettere il cognome Gulen? Ovvero, basta così poco in un Paese dall’altra parte del globo che permetta alll’ufficio di Silver di cambiare nome a un giocatore NBA, ritirare tutte le maglie sul mercato con il vecchio cognome e ristamparne delle altre col nuovo nome? Sono soldi che escono dalle tasche del proprietario di OKC, il quale fa parte di una Associazione, non una federazione, quindi i rapporti che intercorrono tra i proprietari ed il Commissario sono decisamente diversi dal punto di vista legislativo. Enes dovrà fare tutta la sequenza burocratica necessaria in Turchia per poi poter sfoggiare il nome nuovo negli Stati Uniti.
Questo comporta un deterioramento delle condizioni politiche correnti tra USA e Turchia? Sicuramente non il parere di un ragazzo, sarebbe troppo, ma certo è che la scelta degli USA di non concedere (per ora) l’estradizione di Gulen potrebbe non essere aiutata da quello che fin’ora è successo.
Kanter giocherà per la nazionale turca? Questa forse è la vera domanda cestistica ad ora. Ovvio Erdogan non decide chi fa parte del roster e chi no, ma è anche vero che un suo ritorno in patria, nelle attuali condizioni politiche appare pressochè impossibile. Enes è un ragazzo di cuore e porta le speranze di tanti giovani che come lui abbracciano il mondo della palla a spicchi. La sua uscita, legittima o meno, potrebbe aver caldeggiato nei giovani d’oggi un pensiero non accettabile dall’amministrazione di Erdogan. Sembra normale che la famiglia abbia deciso di disconoscerlo, dato che da un momento di impeto e genuino pensiero politico si sarebbe potuti sfociare in elementi molto più forti e pesanti come minacce di morte se non di più. Forse la questione globale, almeno nell’aspetto politico, potrebbe essere stata presa con un po’ troppa leggerezza dagli alti papaveri NBA.

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