Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsEsclusiva-Scopriamo con Mauro Bevacqua il campionato 2015-2016!

Here we are! Finalmente ci siamo: per la gioia di migliaia di nottambuli, stanotte prenderà il via il campionato NBA 2015/2016! Per l’occasione abbiamo contattato il direttore di Rivista Ufficiale NBA, Mauro Bevacqua, che ha tracciato una panoramica su quanto ci potrà regalare la prossima regular season: dal futuro di Kobe al presente degli Spurs, dalle odds dei Clippers alle scelte degli italiani d’America…

Marcus Smart.

Marcus Smart.

Partiamo da quanto si è visto qualche settimana fa a Milano: come le sono sembrati i Celtics? Possono puntare ai playoff anche quest’anno?
“La risposta dev’essere sì, perché hanno centrato l’obiettivo postseason già l’anno scorso, perché sembrano migliorati con l’arrivo di David Lee e Amir Johnson e perché il gruppo dovrebbe essere fisiologicamente cresciuto dopo un anno trascorso assieme. Però… ci sono dei però. Coach Stevens continua a far notare come i playoff della scorsa stagione siano arrivati nonostante un record negativo (40-42), approfittando di una generale debolezza a Est. Il rischio è che la stagione a Boston parta con aspettative del tipo ‘Abbiamo raggiunto il primo turno di playoff lo scorso anno, l’obiettivo minimo ora è fare meglio’. Se fosse così si potrebbe andare incontro a parecchie delusioni, perché non credo che i Celtics oggi siano tra le top-4 della Eastern Conference. Personalmente apprezzo moltissimo Brad Stevens e sono convinto che il suo lavoro sul lungo periodo darà frutti: occorre ancora avere pazienza, ma i Celtics sono sulla strada giusta per tornare grandi”.

Qual è lo stato di salute dell’NBA in Italia? La copertura mediatica è sufficiente per rispondere alle richieste del pubblico nostrano?
“Credo che lo stato di salute della NBA in generale – e quindi di riflesso anche nella sua percezione italica – sia ottimo. A parte lo zoccolo duro (e comunque numeroso) dei veri appassionati, la NBA è tornata a interessare anche tanti tifosi ‘casuali’ o mondi più generalisti. Faccio due esempi recenti: la mostra tenutasi recentemente a Milano ‘Immagini a canestro: Ball Don’t Lie’ ha attratto più di 15.000 visitatori, mentre un magazine come ‘IL’, il mensile creato da Il Sole 24 Ore, è in edicola con uno speciale sulla nuova stagione NBA. Bei segni. La copertura mediatica credo sia ottima, sul web, sulla carta stampata e poi ovviamente in TV, sia per quanto riguarda la quantità dell’offerta (4 partite a settimana) che la sua qualità (Sky Sport assicura un ottimo livello). Per quelli ancora più ‘malati’ – per cui non c’è mai abbastanza NBA – c’è sempre l’opzione League Pass. Altro che Netflix…”.

LeBron James.

LeBron James.

A Est la favorita resta Cleveland: James arriverà in finale senza troppi problemi o c’è qualche squadra in grado di impensierirlo? Chi può essere la vera sorpresa della conference orientale?
“Non si arriva mai in finale NBA senza problemi. Mai. La stagione è lunga, ci sono sempre molte incognite – infortuni in primis – squadre rivelazioni, sorprese e delusioni. Detto questo i Cavs sono i naturali favoriti a Est, a mio avviso davanti ai Chicago Bulls del nuovo coach Fred Hoiberg. Un gradino più sotto metterei Washington e Toronto – due squadre che hanno già fatto bene recentemente e stanno gradualmente migliorando – mentre al ruolo di ‘sorpresa’ candiderei Miami, che può puntare a uno dei primi quattro posti nella conference”.

Ad Ovest, invece, pensa che i Warriors abbiano creato un sistema di gioco che gli permetterà di rimanere ai vertici per tanto tempo?
“Sì, il che non significa necessariamente che rivinceranno il titolo quest’anno o che lo faranno ripetutamente in futuro. Il gruppo però è giovane, la situazione salariale è tutto sommato sotto controllo, hanno un ottimo allenatore e un meraviglioso sistema di gioco, che funziona sui due estremi del campo: c’è tutto per continuare a far bene”.

celtics-head-coach-doc-rivers-inks-5-year-extensionQuali prospettive per i Clippers? Può essere il loro anno?
“Forse – come ha ammesso coach Doc Rivers – deve essere il loro anno, che è diverso e mette molta più pressione. Non perché siano vecchi, non perché ci siano superstar in scadenza di contratto o altro. Ma una squadra che ha vinto 56 o più partite in tutte le ultime tre stagioni NBA (con due titoli della Pacific Division) ora sembra obbligatoriamente chiamata a fare il definitivo salto di qualità. A livelli diversi, è lo stesso discorso fatto per i Celtics: se le aspettative diventano troppo alte – o finale NBA o morte – allora c’è il rischio di restare delusi”.

Spurs scatenati in questa offseason: dopo un mercato del genere, hanno qualche punto debole?
“Verrebbe da dire di no, ma non è tanto questione di punti deboli quanto di una squadra che comunque – alla luce dei cambi fatti durante l’estate (via Marco Belinelli, Cory Joseph, Tiago Splitter, Aron Baynes, dentro LaMarcus Aldridge, David West, Ray McCallum) avrà bisogno di trovare qualche nuovo equilibrio. Con Popovich in panchina e con anni di ‘Spurs Culture’ a indicare la giusta via, sono sicuro che ce la faranno. Speroni da titolo, a mio avviso”.

anthony-davis-nba-boston-celtics-new-orleans-pelicans-850x560In che contesto e con quali altri interpreti vedrebbe sfruttato al massimo il talento di Anthony Davis?
“Dietro consiglio del nuovo allenatore Alvin Gentry sembra che Anthony Davis abbia trascorso l’estate a tirare da tre punti, per aggiungere un’ulteriore arma al suo già ottimo arsenale offensivo. I nuovi Pelicans dovrebbero correre di più e giocare a un ritmo più alto, permettendo a Davis di trovare ancor più soluzioni offensive dinamiche, in movimento, dov’è sostanzialmente immarcabile. Il leader dei Pelicans ha solo 22 anni – è quindi tutt’altro che un prodotto finito – e una grande etica del lavoro che, insieme a una naturale maturazione fisica e mentale, gli dovrebbe garantire ulteriori miglioramenti. In più si fa sentire in entrambe le metà del campo, tanto in attacco quanto in difesa. Potrebbe diventare – anche presto – un MVP di questa lega”.

Gli italiani sono stati tutti al centro del mercato estivo: Gallinari ha rinnovato, Bargnani e Belinelli hanno cambiato squadra e Datome è tornato in Europa. Chi ha fatto la scelta migliore per il proprio futuro tra di loro? Chi otterrà le migliori soddisfazioni?
“Dietro l’etichetta ‘gli italiani’ ci sono tre giocatori diversi, con tre storie diverse, con tre situazioni diverse, che separatamente vanno affrontate e valutate. Con l’estensione contrattuale ricevuta dai Nuggets, Gallinari è stato investito del ruolo di leader e giocatore di riferimento a Denver. In un Ovest durissimo per il livello della competizione, però, le speranze di playoff quest’anno non paiono essere altissime. Meno ancora – a voler essere realisti – per Belinelli a Sacramento, dove è approdato in estate da San Antonio per una scelta sicuramente economica (19 milioni di dollari per tre anni) ma anche perché c’è potenziale nel roster e un allenatore molto intrigante (George Karl). C’è il rischio che i caratteri forti presenti nello spogliatoio Kings entrino presto in conflitto, facendo saltare per aria ogni ipotetico equilibrio: se così fosse, potrebbe essere una lunga annata per il campione NBA di San Giovanni in Persiceto. Bargnani ha scelto un ennesimo ‘nuovo inizio’ in quel di Brooklyn, visto che quello tentato a New York – dopo 7 stagioni trascorse a Toronto – non ha funzionato. La sua annata dipenderà in primis dal suo stato di salute, ma comunque i Nets non sembrano da playoff pur nella più debole Eastern Conference”.

kobetrashtalk_df4vphKobe all’ultimo anno di contratto con i Lakers: pensa che si ritirerà a giugno?
“Continuo a sentir dire di no, anche da giocatori o ex-compagni – l’ultimo per esempio Rick Fox – che lo conoscono bene. Impossibile entrare nella testa di Kobe Bryant, per cui impossibile dare una risposta. Ma romanticamente preferirei che l’ultima partita della sua carriera fosse in maglia Lakers”.

Molte squadre adoperano lo Small Ball, cosa ne pensa? È il basket del futuro?
“Non è tanto questione di etichette o di centimetri dei giocatori in campo – perché di ‘Small Ball’ si parlava già con Don Nelson in panchina a Golden State un quarto di secolo fa, solo per fare un esempio – ma che il gioco stia cambiando, evolvendosi in una certa direzione, quello è sicuro. Il basket di un futuro che in realtà è già attualissimo presente dice addio ai vecchi ruoli ed è fatto di giocatori intercambiabili dalle grandi doti atletiche, capaci di ricoprire in campo posizioni diverse. Nella NBA di oggi c’è molta enfasi sul movimento di palla e uomini, ma anche questi sono concetti tutt’altro che nuovi, se si pensa ad alcuni grandi sistemi offensivi – il Princeton Offense o il Triple Post Offense – e alla loro ‘carta di identità’…”.

HOUSTON, TX - FEBRUARY 16: (L-R) NBA Commissioner David Stern and NBA Deputy Commissioner Adam Silver address the media before NBA All-Star Saturday Night part of 2013 NBA All-Star Weekend at the Toyota Center on February 16, 2013 in Houston, Texas. Silver will succeed Stern as commissioner on February 1, 2014. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Scott Halleran/Getty Images)

(Photo by Scott Halleran/Getty Images)

Sono anni di evoluzione per l’NBA: da Stern a Silver, dall’Adidas alla Nike. Pensa che questi cambiamenti stiano convincendo tifosi e addetti ai lavori? Oppure si scatenerà un effetto nostalgia nel ricordo degli anni passati?
“Personalmente sono convinto che ‘l’effetto nostalgia’ sia uno stato mentale soggettivo, indipendente dall’oggetto su cui si vuole applicarlo. C’è e ci sarà sempre chi rimpiangerà i bei vecchi tempi andati, anche se poi magari non è che fossero così belli davvero. È un approccio che tendo a rifiutare, che non mi interessa – anche quando si applica alla NBA. La seguo da più di 30 anni, ricordo bene Magic e Bird, prima ancora di Jordan. Ho goduto di loro come godo oggi di LeBron James e Kevin Durant, oppure di Kobe Bryant e Tim Duncan. Silver mi pare stia facendo un ottimo lavoro, sulla scia di trent’anni di maestosa gestione firmata David J. Stern. Mi interessa di più guardare al futuro con interesse e curiosità, godermi l’evoluzione, che rimpiangere un passato – anche se bellissimo – che comunque è stato”.

Cosa consiglia a chi sogna di poter diventare un giorno un cronista di questo bellissimo sport? In Italia è una strada percorribile nonostante il primato mediatico occupato dal calcio?
“Avete lasciato per ultima la domanda ‘da un milione di dollari’, eh? Non so davvero mai cosa rispondere, ma ci provo. Premesso che il primato mediatico dal calcio resterà tale – ma che questo non deve impedire a nessuno di sviluppare le proprie personali passioni e inseguire i propri sogni – per il resto prendo in prestito la recente parabola dei Golden State Warriors campioni NBA per provare a rispondere. Bisogna come prima cosa far di tutto per essere i migliori sotto ogni aspetto e poi – come ha fatto giustamente notare Doc Rivers, senza voler assolutamente toglier nessun merito a Curry e compagni – bisogna essere anche fortunati. Vale come risposta?”.

 

Per NbaPassion.com,

Virginia Sanfilippo e Matteo Meschi

 

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