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Golden State Warriors: Game of Thrones

di Felice Caporaso

Le avventure dei tanti personaggi di Game of Thrones sono ambientate in un mondo fantastico diviso in due continenti principali: quello Occidentale (Westeros) e quello orientale (Essos).  Nella capitale del continente occidentale, Approdo del Re, si trova il Trono di Spade dei Sette Regni per il quale i nobili si affrontano in intricati giochi di potere, cruente lotte e giochetti sottobanco, in modo da conquistarlo. In questa fantomatica cornice, dove in tutto ciò la restante popolazione naviga nel degrado e nella povertà, la corsa al potere viene animata da continui colpi di scena.

Ci sarà qualcuno che riuscirà a spodestare i californiani dal trono?

Il parallelo con la NBA dei giorni d’oggi e in particolare con i Golden State Warriors è praticamente immediato: I guerrieri siedono ora sul trono e sono pronti a difenderlo con le unghie e con i denti, ma molte franchigie sono pronte a spodestarli con ogni mezzo a disposizione, tra alleanze, accordi e patti che stanno si rinforzando alcuni, ma effettivamente impoverendo tutto il resto della lega. Tra i pretendenti al trono/anello più agguerriti troviamo sicuramente i Boston Celtics che in questa estate hanno messo sotto contratto Gordon Hayward e poi preso via trade Kyrie Irving; i soliti Cleveland Cavaliers anche se fosse per il solo fatto di avere ancora LeBron James in squadra, vanno considerati i favoriti ad Est; gli Houston Rockets che hanno aggiunto l’esperienza e la creatività di Chris Paul alle clamorose doti offensive di James Harden; e infine gli Oklahoma City Thunder,ultimi a completare il roster ma non per questo meno considerati degli altri, anzi, con l’arrivo di Carmelo Anthony che ha seguito quello di Paul George, sono pronti ad essere i veri outsider della prossima stagione.

 

Agli uomini di coach Kerr non mancano certamente le armi per provare a ripetersi e vincere il secondo titolo di fila e il terzo in quattro anni. Sostanzialmente i Warriors non hanno cambiato molto. Sono riusciti infatti a confermare l’ossatura principale della squadra, facendo firmare un quinquennale a cifre stratosferiche (e meritate) a Stephen Curry che era diventato free agent, rifirmando poi Kevin Durant a cifre leggermente più basse e riuscendo a rimettere sotto contratto anche Andre Iguodala, anch’egli free agent ad inizio luglio. Unici giocatori a lasciare la baia sono stati Ian Clark, James McAdoo e Anderson Varejao. Dal draft i californiani hanno pescato Jordan Bell, lungo di belle speranze, mentre dalla free agency sono arrivati Nick Young e Omar Casspi ad incrementare la batteria di tiratori di casa.

 

E’ facile pensare quindi che il leitmotiv tecnico della banda di Kerr sarà lo stesso della passata stagione: tanta transizione, circolazione della palla, campo allargato, movimento continuo di tutti sul parquet. Per non parlare della dose incredibile di talento che può sfociare in qualche isolamento ad opera di uno dei big four. Non subirà nessuna variazione nemmeno la fase difensiva.  I Warriors continueranno ad essere ancora aggressivi sul pallone, cambieranno repentinamente  su tutti i blocchi e si ruoterà affinché la palla venga recuperata, per dar via alle tanto letali ripartenze. Insomma, squadra che vince non si cambia, sia negli uomini che nel credo tattico.

Quando gira, l’attacco dei Warriors è praticamente incontenibile.

 

Nonostante la presenza di Durant (MVP delle passate finals), Curry è ancora il leader tecnico di questo gruppo: è in grado di infiammare pubblico e compagni di squadra con una giocata, un canestro dei suoi, e in questo è davvero unico. Il suo raggio di tiro praticamente infinito costringe le difese a scelte difficili e fuori dai canoni ordinari. Ciò apre in modo significativo gli spazi per Golden State che cosi può dar vita alla sua pallacanestro e sprigionare tutto il talento dei soliti noti. L’inserimento di Young e Casspi aggiunge ulteriore pericolosità da dietro l’arco anche dalla panchina oltre ad allungare le rotazioni. Draymond Green sarà sempre l’uomo barometro, il leader emotivo della squadra, che prende ritmo ed energia dalla sue giocate. Il numero 23 è un playmaker aggiunto ed è lui che rende speciale la transizione dei Warriors per il suo modo di guidarla. Inoltre, è probabilmente il miglior difensore del team, sicuramente il migliore in aiuto e sulle rotazioni e che giocando da 5 è in grado di marcare anche i centri più grossi fisicamente di lui. Questo permette di schierare nei momenti clou delle gare la famigerata death lineup composta da Curry,Thompson,Iguodala, Durant e appunto Green, che è una vera e propria arma difensiva di livello altissimo.

KD ha dato una nuova dimensione a questo quintetto, rendendolo ancora più pericoloso in attacco e allo stesso tempo più solido in difesa. Infatti l’apporto dell’ex Thunder nella passata stagione non è stato solo nella metà campo offensiva dove si sa, dispone di un arsenale immenso, ma anche nella sua metà campo,con rimbalzi,stoppate e ottimi tempi di aiuto. Insomma, Kevin Durant ha reso i Warriors ancora più forti, ancora più solidi, ai limiti dell’imbattibilità.

Klay Thompson a duello con LeBron James.

Menzione a parte merita Klay Thompson, il terzo violino di questa squadra ma che sarebbe il leader indiscusso in almeno 20 franchigie NBA. Klay è un ottimo two-way player, uno dei tiratori più letali in circolazione e un accanito difensore sull’uno contro uno. E’ riuscito a calarsi in questa nuova realtà dove deve dividere il palcoscenico oltre che con Curry anche con KD, e lo ha fatto alla perfezione. La sua pericolosità off the ball, unita alla capacità di creare gioco con palla in mano di Durant e Curry rende le opzioni offensive dei Warriors pressoché infinite.

 

Le aspettative sulla baia sono altissime, qualunque risultato al di fuori della vittoria finale sarebbe considerato un fallimento, e forse è giusto cosi. Sono i campioni in carica e negli scorsi playoff hanno perso una sola partita, il gruppo è stato confermato praticamente in toto quindi è lecito aspettarsi un’altra grandissima cavalcata verso le NBA Finals per i ragazzi di coach Kerr.

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