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San Antonio Spurs: Westworld

di Arturo Fagnano

In un futuro non molto lontano, c’è un immenso parco tematico western abitato da robot con sembianze umane. Uomini e donne sono soliti frequentare il parco di Westworld per passare una splendida giornata a tema western, interagendo con i robot stessi che, oltre ad essere indistinguibili dagli esseri umani, presentano una complessa componente psicologica. Le regole sono semplici: i robot sono determinati da una serie di linee narrative studiate dagli sceneggiatori del parco. Agli umani è concesso accettare di partecipare alle linee narrative previste dagli sceneggiatori accentando, ad esempio, di partecipare alla cattura di un pericoloso bandito, o se frequentare e visitare tranquillamente il parco. Per ogni robot la vita è una sorta di loop: giornalmente vengono ricalibrati e riprogrammati, annullando i ricordi legati alla giornata precedente, aumentando però la loro conoscenza e diventando sempre più indistinguibili dagli esseri umani.

Il tutto viene gestito da fuori, come detto, da tecnici ed esperti che monitorano quello che succede e che decidono cosa far fare ai robot e quando, negando agli stessi la conoscenza del mondo esterno al parco. Nulla è più simile di Westworld se non la franchigia di San Antonio.

Gregg Popovich.

Ci sono voluti circa 15 anni perchè gli Spurs diventassero una piccola Westworld, che trova come esempio per eccellenza Kawhi Leonard. Definito da molti analisti Robocop, Leonard incarna a tutti gli effetti cosa significa la Spurs Culture: disinteressarsi (si fa per dire) alla regular season, controllo del minutaggio, dominio della partita, pace controllato e soprattutto efficienza. Mai una parola fuori posto, tutto sempre sotto controllo, anche nei momenti più tesi di una partita, l’applicazione sistematica dei principi di Popovich a beneficio di tutta la squadra, il tutto nel corpo del prodotto di San Diego State. Kawhi Leonard ha raccolto non senza difficoltà (mascherate dal sistema e dalla cultura creata da Popovich) il testimone di Tim Duncan ed è proprio su di lui che verte il futuro della franchigia.

La scorsa stagione si è interrotta, in buona sostanza, con la vittoria dei neroargento sui Golden State Warriors in Gara 1 della finale di Conference, anche se il risultato dice tutt’altro. Gli Spurs hanno dato filo da torcere ai loro avversari, compattando tutto il gruppo dopo l’infortunio di Kawhi.

Quello che però si può certamente dire è che a questo punto della sua avventura Gregg Popovich si trova ad un bivio cruciale: perseguire con i due lunghi, in totale controtendenza con l’andamento generale della lega, e puntare tutto sul dominio (mentale e del ritmo) della partita da parte del numero 2 e sulla efficienza (offensiva e difensiva); oppure alzare il ritmo della partita, attraverso un più elevato pace e passando allo small ball? Popovich, infatti, dispone potenzialmente di un 4 che non vuole giocare 5, che è LaMarcus Aldridge, ed un Rudy Gay che non potrebbe scalare nella posizione di ala forte. Ed eventualmente ci sarebbe anche Leonard, che subirebbe un’ulteriore evoluzione.

Durante la offseason, agli Spurs sono stati associati numerosi giocatori, soprattutto nel ruolo di point guard, scoperto dopo l’infortunio di Tony Parker: si è parlato anche di Kyrie Irving, operazione che non è nemmeno partita. Alla fine sono stati offerti nuovi contratti a Pau Gasol e Patty Mills, entrambi  confermati.

Il movimento di mercato più importante dell’estate in casa San Antonio, è, però, la firma per un biennale di Gay, reduce da un infortunio importante al tendine d’Achille. Il suo acquisto è fondamentale perché sopperisce a Jonathan Simmons. Popovich scommette sulla possibilità di avere un giocatore molto simile a Simmons dal punto di vista della strutturazione fisica, che lo rende in grado di poter difendere e giocare diversi ruoli, ma allo stesso tempo potrà disporre di uno scorer naturale, in grado di costruirsi un tiro anche da fermo. Se le parole di Gay incoraggiano dal punto di vista della sua motivazione personale ad essere determinante e sulla sua voglia di mostrare anche le sue capacità difensive, da un punto di vista tecnico sarà complicato capire quanto tempo ci vorrà perché il giocatore si riveli un fit importante per gli Spurs. In questa stagione più che mai è estremamente complicato capire quale sarà la conformazione degli Spurs, l’ordine nelle gerarchie e soprattutto come verranno utilizzati i lunghi.

Guardando il roster, appare evidente che vi sia una sovrabbondanza nei ruoli 1 e 2, e gravi lacune se si pensa alla qualità generale nel frontcourt: i nomi che spiccano sono chiaramente quello di Pau Gasol che ha giocato un Eurobasket straordinario, alla veneranda età di 37 anni, e Aldridge, additato da tutti come il giocatore non all’altezza delle aspettative, specie perché la sua presenza e la sua immobilità intasa l’area non agevolando le spaziature. Senza contare che alcuni giocatori sono avanti con l’età (Manu Ginobili ha 40 anni, per esempio), e i giovani non sembrano essere capaci di esplodere o diventare decisivi.

Anche in questa stagione tutto sembra sarà in mano a Leonard, divenuto, ormai, totalizzante. E’ perfettamente in grado di condizionare tanto in difesa quanto in attacco. L’incoronazione, a seguito della miglior stagione della carriera (25.5 punti, 5.8 rimbalzi, 3.5 assist a partita), è di Michael Jordan: E’ il miglior two-way player della Lega”.

Soprattutto nei primi mesi della stagione gli verrà richiesto di prendere tutte le decisioni in attacco, ruolo che andrà sicuramente a condividere con Parker al momento del ritorno. Come detto, la scorsa annata è stata la migliore dal punto di vista individuale, ma i numeri non spiegano quanto sia stato importante per la squadra. Era la prima stagione senza Duncan e lui si è dimostrato prontissimo a coglierne il testimone, che non è una eredità nel senso puramente tecnico, ma dal punto di vista di leadership: la capacità di essere sempre presente per la squadra, di essere una guida silenziosa e di sfruttare, a beneficio degli altri e all’interno del sistema, il corpo che si ritrova.

Grandissima dell’economia offensiva degli Spurs passa dalle mani di Leonard.

 

La stagione che gli Spurs hanno all’orizzonte è, per i motivi più diversi, particolarmente importante. Sono attesi, con non poche aspettative, i giovani che, per i motivi che abbiamo precedentemente detto, troveranno, specialmente all’inizio, largo spazio: stiamo parlando di Dejonte Murray e Kyle Anderson. Entrambi sono stati nella scorsa stagione gradualmente inseriti trovando largo spazio soprattutto nella parte finale. Come dimostra l’altezza, sono degli esterni con una strutturazione fisica versatile che li rende facilmente accoppiabili con un vasto numero di giocatori NBA. In particolare Anderson potrebbe rivelarsi una versione giovane e rivisitata (secondo gli insider) di Boris Diaw, per l’elevato IQ cestistico e la buonissima capacità da passatore, ma con dei limiti fisici particolarmente evidenti (mancanza di rapidità e di forza fisica). Le lacune fisiche di Anderson sono però oscurate dall’impianto di gioco che gli hanno consentito un Plus/Minus difensivo pari a 3.7, dietro solo a Leonard e Danny Green. Il suo miglioramento e il conseguente miglioramento della squadra  passerà anche dalla sua capacità di prendere più tiri da 3, dopo aver lavorato a lungo con l’assistente Chip Engelland (che migliorò il tiro di Ginobili e ampliò il raggio di tiro di Leonard).

In rotazione, gli Spurs dispongono anche di Joffrey Lauvergne, che ha fatto innamorare Buford per la sua capacità di sopperire la sua mancanza di atletismo  con una elevata comprensione del gioco e la varietà di movimenti in post e la duttilità che gli consente di giocare da 4 e da 5 indifferentemente, grazie anche alla sua capacità di conquistarsi il rimbalzo. Ultimo, non per ordine di importanza è Davis Bertans, il tassello dimenticato della trade che portò a San Antonio Kawhi in cambio di George Hill. Nella scorsa stagione il lettone si è costruito un altarino molto solido presso Popovich, stupito dalle sue letture dalla sicurezza con cui il giovane ha giocato in tutta la stagione. Per strutturazione fisica, Bertans è il giocatore utile anche nel tiro da tre (40% su 2.5 tentativi a partita).

Ci sono molti motivi per cui la regular season degli Spurs, anche se l’estate non è stata certo memorabile, potrebbe rivelarsi oltre le aspettative. Popovich dispone di un gruppo solido, che conosce perfettamente cosa il coach desidera in ogni aspetto. I giovani sono stati mantenuti ed educati nel corso di questi anni molto sotto traccia, lasciando loro sviluppare le singole qualità che servono a giocare per questa particolarissima squadra. Sarà sicuramente una stagione transitoria, in quanto sarà necessario trovare il modo più coerente per far convivere il trio Leonard-Gay-Aldridge e non soffrire nella metà campo difensiva. Lo sviluppo della squadra passerà dal limitare le lacune individuali di Gay e Aldridge in fase offensiva, perché sono molto propensi a giocare isolamenti, ed integrarli in un sistema che li renda partecipi ma che non rovinino la spaziature, come è successo negli ultimi anni.

Rudy Gay.

La chiave sarà sicuramente la costruzione del tiro da 3; gli Spurs, infatti, sono i migliori dal punto di vita della efficienza da oltre l’arco (39.1%), ma venticinquesimi per tiri tentati (23.5), che non impatta minimamente nel considerarli pericolosi in quella zona del campo. Questa particolarità è data da una inflessione al tiro del veterano Danny Green, l’elemento di stabilità della squadra, e dal fatto che i neroargento non hanno tiratori affidabili. Gasol, che ha iniziato a tirare da tre in maniera continuativa, non è assolutamente un fattore da questo punto di vista (meno di un tentativo realizzato a partita). Trovare il modo di aprire le difese avversarie sarà fondamentale per provare a rimanere ad alti livelli anche ai playoff e per permettere a Gay e Aldridge (gli scorer puri) fare quello che sanno fare meglio. Ancora una volta il punto di forza degli Spurs sarà la panchina, guidata da Mills,un  altro veterano. E se nei momenti importanti della stagione Ginobili dovesse avere qualche sprazzo dei suoi…

Pronti ad essere smentiti, è facilmente prevedibile l’ingresso degli Spurs in postseason, cosa che succede da circa vent’anni. Questa volta, però, l’ingresso tra le prime quattro non è così scontato come negli anni scorsi, anche perché la concorrenza ad Ovest è spietata.

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