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Cleveland Cavaliers: Boardwalk Empire

di Andrea Ranieri

Sentirsi in qualche modo padroni della propria città tanto da esserne un simbolo internazionalmente riconosciuto, nel bene e nel male, non è un’emozione che in tanti abbiano provato nella vita. Un privilegio per pochi eletti. Eletti come Enoch ‘Nucky’ Thompson. Tesoriere della propria città, Atlantic City, nel periodo del proibizionismo e in realtà personaggio losco, dedito ad attività illegali. Cerca di arricchirsi proprio vendendo quei liquori proibiti negli anni ’20, ma nella sua personalità si nasconde qualcosa di più profondo rispetto all’idea di criminale avaro. In fondo, per Enoch, Atlantic City non è che un territorio da valorizzare e lui, da figura di rilievo della città, vuole esserne in qualche maniera il paladino. Il paladino di una città famosa proprio per le opportunità di divertimento che offre e che, col proibizionismo, il governo statunitense cerca di occultare. Enoch non ci sta, il patrimonio offerto dalla città del New Jersey va tutelato, anche se non si tratta di New York o Miami.

I Cleveland Cavaliers giocano in una città che di certo non vale New York o Los Angeles; ma è una città che ha un proprio paladino, un proprio eroe riconosciuto a livello globale. E questa figura leggendaria porta il nome di LeBron Raymone James. Da quando è tornato e si è riconciliato con la sua gente, come i veri eroi sanno fare, Cleveland non è più solo il ‘mistake on the Lake’. LeBron ha portato definitivamente la sua città ad essere conosciuta, regalandole un titolo NBA. Come Enoch, anche il Re è discusso per come si rapporta con la società, per le sue continue richieste e presunte lamentele. Ma non importa, anche la sua figura va oltre azioni che possono parere subdole, è la figura di un simbolo, di uno che ha commesso errori e si è pentito, di uno che, alla fine, vuole solo salvaguardare una città come tante altre. Sì, come tante altre, ma rimane pur sempre la sua città.

Proprio da James partono le ambizioni e le basi tecniche dei Cleveland Cavaliers. Chiariamoci, la squadra si è allungata e rinforzata in quasi tutti i reparti, ma è l’avere in squadra il più forte di tutti che fa davvero la differenza. Banalità? Probabilmente. Ma il basket è uno sport più semplice di quanto si creda. LeBron sarà ancora il leader dello spogliatoio e il generale in campo. Il suo compito sarà quello di condurre il team con la sua capacità di fare tutto sul campo e di caricarselo sulle spalle nei momenti difficili. Sarà ancora lui a dettare il ritmo offensivo e ad essere al centro del gioco. Ma sia chiaro, a Cleveland, senza Irving, ci sono comunque altre stelle. Kevin Love è chiamato ad essere maggiormente protagonista, senza limitarsi al tiro da tre punti sugli scarichi. Dwyane Wade avrà il compito di portare punti e creare gioco soprattutto quando il King non sarà in campo, permettendogli di diminuire un minutaggio che la scorsa stagione è stato troppo elevato.

Per i Cleveland Cavaliers è il momento che Kevin Love torni ai suoi massimi livelli in quanto primo scudiero del Re

E i Cleveland Cavaliers potrebbero avere altre due stelle a roster, ma devono vincere un paio di sommesse. Le due scommesse si chiamano Isaiah Thomas e Derrick Rose. Il primo arriva da una stagione da assoluto dominatore offensivo a Boston, ma ora il problema all’anca rischia di comprometterne la carriera. Salterà i primi due o tre mesi di stagione e tutto dipenderà da come si rimetterà. Se fosse veramente sano, Cleveland avrebbe ben poco da recriminare sulla partenza di Kyrie. Potenzialmente letale è, poi, Rose nel ruolo di backup. Nella scorsa annata a New York le sue cifre sono tornate a buoni livelli (18 punti a partita). Ora deve portare punti dalla panchina, in modo che non si crei la siccità offensiva tipica dei momenti in cui James si riposa. E forse i primi mesi da titolare gli ridaranno fiducia, insieme con lo stimolo di lottare per il titolo.

Derrick Rose Thomas Crowder: tutti ai Cleveland Cavaliers

Derrick Rose per i Cleveland Cavaliers potrebbe essere il vero X-Factor

A proposito di panchina. Quella dei Cleveland Cavaliers è profondissima in teoria e dovrà esserlo anche in pratica. La teorica possibilità di avere rotazioni lunghe durante la stagione è molto golosa e gli uomini a disposizione sono interessanti. Richard Jefferson e Jae Crowder dovranno dare minuti di riposo a James senza farne sentire troppo la mancanza. JR Smith potrebbe esser fatto partire dalla panca per affiancare a Rose un tiratore. Channing Frye potrà essere utilizzato in coppia con Love per aprire il campo grazie al suo tiro da tre punti. E lo stesso dovrà fare Kyle Korver, che non avrà moltissimi minuti ma dovrà svolgere un lavoro di qualità. Da non sottovalutare la duttilità di Jeff Green, altra scommessa che potrebbe lavorare da numero quattro nello small ball e portare qualche punto alla causa.

Il vero salto di qualità i Cleveland Cavaliers devono però farlo in difesa. Da questo punto di vista, Tristan Thompson e Jae Crowder saranno gli uomini-chiave. TT grazie alla sua capacità di cambiare e di stare bene coi piccoli; Crowder con la sua fisicità dovrà spesso occuparsi dell’avversario più talentuoso. Senza dimenticarsi di Iman Shumpert: lo spazio per lui sarà ridottissimo, ma le sue doti difensive, in certi frangenti, potrebbero rivelarsi utili sui portatori di palla avversari. La dedizione difensiva sarà ciò da cui dovranno partire i giovani Cedi Osman e Ante Zizic per trovare i loro minuti. Il secondo pare in una situazione più semplice e forse saprà conquistarsi il ruolo di riserva di Thompson.

Crowder può essere l’uomo della svolta difensiva dei Cavs.

L’aspettativa intorno alla squadra può essere solo la vittoria del titolo. Prima di tutto bisognerà vincere la Eastern Conference contro la concorrenza dei Boston Celtics. E se i miglioramenti difensivi e la lunghezza del roster si dimostreranno tali anche sul campo, i Cleveland Cavaliers risulteranno dei contendenti terribili per i Golden State Warriors.

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