Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsFocus on Bulls: può essere l’anno giusto?

Focus on Bulls: può essere l’anno giusto?

di Nicola Siliprandi

Appena postumo dell’oro conquistato in Spagna, quest’estate, un certo ex-MVP che gioca nei Chicago Bulls, parlava con un giornalista: “La Eastern Conference è sicuramente diversa rispetto all’anno scorso. Non arriverei a dire che siamo la squadra da battere, ma sicuramente ci sentiamo tra le contendenti al titolo”.

Avevamo davvero dei dubbi? Con un roster più profondo e il recupero di Rose, rispetto all’ultima stagione Chicago è rinata; nelle ultime undici uscite la franchigia dell’Illinois si è vista sconfitta una sola volta (contro Brooklyn), e quello che salta davvero agli occhi è che queste sono vittorie credibili e consistenti.

Certo, se consideriamo quello che sta facendo Jimmy Butler in questa stagione, soprattutto recentemente. Il ragazzo viaggia a 21.8 punti, 6.2 rimbalzi, 3.3 assist e 1.6 recuperi ad ogni allacciata di scarpe. Ma non sono i numeri, francamente, ad impressionare, quanto il suo meraviglioso mix di leadership, carisma, faccia tosta e umiltà (ricorda qualcuno col 2 in maglia Spurs, no?) al servizio della squadra, tutte doti che hanno aiutato i Bulls a riacquisire quella sicurezza in se stessi che, principalmente in conseguenza al lungo, lunghissimo stop di Rose, negli ultimi anni era venuta un po’ meno.

Non che non siano stati sempre tra i protagonisti ad Est, ma ci sono modi e modi di essere protagonisti: senza punti di riferimento costanti e rispettati, nel lungo periodo, ogni vittoria dovevano conquistarsela come fosse una vera battaglia; ora però la musica è decisamente cambiata: le partite che vincono, i Bulls, le vincono per davvero. La sensazione è che coach Thibodeau stia volutamente “sacrificando” parte della sua filosofia difensiva, facendosi trasportare dall’energia che questa squadra incessantemente porta sul parquet sera dopo sera. Certo, non che il concetto di “buona difesa porta a un buon attacco” sia scomparso, anzi: Gasol, che sembra letteralmente rinato, ha più stoppate nelle ultime 7 partite (24) che Boozer in tutta la stagione passata. I numeri lasciano sempre il tempo che trovano, ma la protezione del ferro, quest’anno, è veramente un punto di forza non indifferente. Se poi si siede Gasol ed entra Gibson, beh, s’è visto di peggio.
Non è tutto Rose e fiori, naturalmente: soprattutto di Rose; non c’è traccia – salvo qualche rara fiammata- del Derrick che noi tutti ricordiamo. Nelle ultime 3 uscite tira col 30% con quasi 3 perse a gara, ma con un minutaggio un po’ più alto della sua media post infortunio, e ciò è sempre di buon auspicio. Ancora con il freno a mano tirato, giocatore che da la carica alla squadra con la sua sola presenza in campo, ma non basta ancora per dire che D-Rose è realmente tornato.

Ora, analizzando la situazione penso che i tifosi Bulls non abbiano molto da temere: con un Rose in queste condizioni, riesce comunque a viaggiare a 17 e 5 assist abbondanti in stagione, il record oggi dice 25-10 e secondi a Est, dove il livello di competitività è infimo, ragion per cui la point guard non ha particolari pressioni tempistiche per riavvicinarsi ai livelli che gli sono consoni e a cui ci ha abituati, anzi, viziati.
Non è detto che non si possa peggiorare, ma sicuramente sarà più facile migliorarsi, col progressivo recupero del nativo di Chicago. Ah già, perché quando lo speaker presenta Derrik Rose, non dice “from Memphis”, dove ha fatto l’università, ma “from Chicago, Illinois”; come se non avesse mai lasciato casa. Secondo voi si sente abbastanza carico?

Per Nba Passion,
Nicola Siliprandi.

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