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NBA Focus on Warriors: oltre gli Splash Brothers c’è di più

di Francesco Bocchini

31 vittorie nelle prime 36 partite; primo attacco, sia in termini di punti che di assist, della lega; primo posto ad Ovest; una striscia positiva di 7 gare e una sola sconfitta fra le mura amiche dell’Oracle Arena. I numeri a volte non dicono tutto ed è questo il caso. Non bastano infatti solo le cifre per raccontare la straordinaria stagione dei Golden State Warriors. Una squadra che sta trascinando l’intera città di Oakland verso un sogno: il Titolo NBA.

Sulle ali dell’entusiasmo di un inizio oltre le più rosee aspettative, coach Steve Kerr sta plasmando una squadra a cui piace passarsi la palla (non a caso detengono il primo posto alla voce “assist”), con una mentalità vincente, basata su un basket spumeggiante, veloce e bello da vedere. Poi vabè ci sono quei due: Stephen Curry e Klay Thompson, semplicemente gli Splash Brothers. In questo momento non esiste uno spettacolo più elettrizzante di loro. Tiri da 3, assist, schiacciate, crossover: gli Splash Brothers sono una macchina perfetta non solo di canestri, ma soprattutto di bel gioco.

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Curry attualmente è il primo indiziato alla corsa di MVP della Regular Season: 23.3 PPG con il 49 % dal campo e 8 APG. Queste le cifre nell’anno della definita maturazione del prodotto da Davidson e reduce dall’esperienza vittoriosa con USA Team all’ultima rassegna Mondiale.

Accanto a Steph ecco Thompson, altra stella in grande ascesa. I 21.3 PPG col 43.9 % da 3 non raccontano fino in fondo il rendimento del meno pubblicizzato degli Splash Brothers. Grande merito dell’ex Washington State è proprio quello di non vivere nell’ombra del proprio compagno, ma di riuscire a rendersi utile alla squadra anche nella metàcampo difensiva, dove ad esempio Curry è più carente.

Sarebbe ingiusto, seppur difficile, soffermarsi esclusivamente sui due fenomeni sopracitati. Il supporting cast è infatti di totale affidamento per coach Kerr. Fra questi Draymond Green sta facendo la parte del leone: 11.8 PPG, conditi da 8.1 RPG, spesso risolutore nelle (poche) giornate difficili degli Splash Brothers. Marreese Speights e Harrison Barnes garantiscono punti (12.4 e 10.5) e rimbalzi (5.1 e 6.2) e un apporto determinante in fatto di energia e intimidazione vicino al ferro, in assenza dei lunghi teoricamente titolari: Bogut e Lee. Questi ultimi sono costretti ai box da infortuni frequenti e le speranze da Titolo degli Warriors non possono prescindere dal loro recupero. Dalla panchina ecco uscire i veterani e sempre preziosi Andre Iguodala, capace da solo di spaccare le partite, e l’ex Brooklyn Shaun Livingston, accanto ai quali sta emergendo anche il centro Ezeli.

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Reduci da 8 vittorie filate, di cui 7 giocate davanti al pubblico amico, Golden State sta vivendo un’altra striscia postiva, dopo quella di 16 W a cavallo fra Novembre e Dicembre. Siamo appena al giro di boa della Regular Season; i Playoffs, specialmente quest’anno ad Ovest, si preannunciano una vera e propria giungla, dove chiunque avrà la possibilità di arrivare fino in fondo. Okay, però questi Warriors danno la sensazione di essere davvero una bruttissima gatta da pelare per chi avrà la (s)fortuna di incontrarli. Dalla loro hanno un’intera città pronti a spingerli e uno dei fattori campo pìù incidenti della Lega (vedere turno di Playoffs vs Dallas nel 2007). Ma soprattutto possono contare su un’alchimia di squadra difficile da ritrovare e un’energia che si tramuta in vero e proprio spettacolo in campo.

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Alle porte le trasferte ad Oklahoma City e Houston, dirette avversarie ad Ovest. Due occasioni per legittimare il primo posto e per avvertire le contender: Golden Sate c’è!

Per NBAPassion,
Francesco Bocchini

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