Che i Golden State Warriors non sarebbero stati gli stessi dell’anno scorso lo si poteva immaginare: con l’arrivo di Kevin Durant sono cambiate molte cose a partire dal roster.
Golden State infatti ha dovuto cambiare molto: ha dato via in blocco il reparto lunghi (Ezeli, Bogut e Speights) e ha sostituito giocatori di grande spessore dalla panchina come Leandro Barbosa senza dimenticare Brandon Rush e una ala piccola importante nel sistema Warriors come Harrison Barnes. Non è stata quindi una scelta facile ma per arrivare a Durant era necessario effettuare dei tagli. Quello che è successo durante la scorsa estate ormai è storia vecchia, analizziamo ora gli elementi positivi del nuovo roster della squadra della Bay Area.
#1 KD come giocatore da sistema
Una delle domande più gettonate è stata sicuramente la seguente: come inserire un’altra superstar in un sistema di gioco già praticamente perfetto senza intaccare gli equilibri della stessa squadra? La risposta è stata più semplice del previsto: Kevin Durant ha deciso di giocare da giocatore di sistema e non da superstar pura come faceva ad Oklahoma. In parte perché non ha più tutte le responsabilità sulle sue spalle, ora le può spartire con compagni del calibro di Steph Curry, Klay Thompson, Draymond Green e Andre Iguodala, e in parte perché tenere la palla troppo a lungo comprometterebbe il gioco corale dei Warrios. Inizialmente è stata dura ma con il passare del tempo a farne le veci son stati sia i componenti della Dub Nation come squadra , sia Durant che sta facendo registrare delle statistiche incredibili al di fuori del fattore punti a referto ( assist, rimbalzi, stoppate e rubate). E soprattutto difensivamente ha un impatto niente male davvero… VAI AL PROSSIMO>>>

Kevin Durant all’arrivo ai Golden State Warriors

