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Golden State Warriors, 4 fattori vincenti

di Luca Ballabio

#4 Steph Curry e Klay Thompson

Sembrerà banale, ormai Steph Curry è sulla bocca di tutti da un paio di stagioni, ma non è mai un argomento banale. Infatti a differenza della scorsa stagione la point guard di Golden State ha meno pressioni:  vuoi per l’arrivo di Durant, vuoi perché giocatori come Harden, Westbrook, Davis e Thomas gli stanno spostando un po’ i riflettori di dosso. Steph infatti quest’anno ha iniziato in modo molto pacato la stagione (sempre secondo i suoi canoni) con una media punti inferiore all’anno scorso, ma era inevitabile con l’arrivo di KD, e senza forzare mai più del dovuto. Ha avuto tutto il tempo per ristabilirsi dagli infortuni dei playoff e trovare la condizione migliore, e infatti dopo tre mesi di “quiete” il playmaker dei Warrios è tornato protagonista impressionando le arene con le sue giocate stravaganti e rincominciando a far piovere triple come tempeste nell’oceano. Ha voluto mandare un segnale a chi per sbaglio si fosse dimenticato di lui vincendo prima il titolo di giocatore del mese e poi quello della settimana.

Un altro giocatore di cui si è discusso poco è Klay Thompson. Ma va bene così perché a Klay non piace l’attenzione mediatica. E’ un giocatore silenzioso che si fa sentire in campo, non si scompone mai, difende come pochi nella lega e tira come pochissimi, negli ultimi anni è cresciuto tantissimo:  porta palla e legge il gioco quasi come un playmaker  e anche quando ne mette 30 sembra che stia facendo semplicemente il suo lavoro, come un impiegato che archivia una pratica lui mette una tripla e via con quella dopo e quella dopo ancora. Le uniche due occasioni in cui si è fatto trascinare dall’entusiasmo sono state le partite con Sacramento(23/01/2015) , in cui ha messo 37 punti nel solo secondo quarto (record NBA)e con Indiana(6/12/2016), in cui ha messo 60 punti in 29 minuti(29!!!!). Klay è un giocatore semplice ma efficace come pochi, sa fare tutto quello che gli è richiesto e forse qualcosa in più e anche se non fa 40 punti a partita quando si legge il box score a fine partita è impossibile rimanere delusi.

Stephen Curry e Klay Thomposn

 

 

 

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