Nell’estate che verrà ricordata come quella della “The decision 2.0” e di uno dei draft più promettenti dell’ultimo decennio, c’è una squadra che è riuscita a cambiare molto senza attirare troppo l’attenzione dei media, i Golden State Warriors.
La franchigia californiana ha infatti sostituito l’head coach Mark Jackson con l’ex GM dei Suns e analista Steve kerr. Ma i cambiamenti non finiscono con la panchina: i Warriors, infatti, si presenteranno al training camp senza Steve Blake, che nel frattempo è passato ai Blazers, e senza Hilton Armstrong, che è stato tagliato, ma con sette nuove pedine. Oltre ai rookie McAdoo, Watt e Craft, al roster si aggiungeranno Leandro Barbosa, Shawn Livingston, Brandon Rush e Justin Holiday. Le scelte fatte da Kerr e dal GM Bob Myers appaiono subito chiare: rinforzare la panchina con un mix di giovani futuribili e di giocatori affermati. Il lavoro di Kerr sarà quello di trasformare un’ottima squadra difensiva con evidenti problemi di attacco a metà campo in una delle possibili contendenti al titolo.
A ostacolare i piani di Curry e dei Golden State Warriors, però, ci sarà una delle Western Conference più equilibrate di sempre, guidata dagli Spurs campioni in carica e da squadre come i Clippers e i Thunder che reclamano la loro chance per l’anello.
Questa che sta per iniziare sarà una stagione importantissima per i Golden State Warriors, che dovranno dimostrare di non essere più la cenerentola dell’NBA, ma una squadra che vuole entrare nell’élite e rimanerci.
Per NbaPassion.com,
Alessandro Maritato


