Nella giornata dell‘Indipendence Day americano, ad Oklahoma, nella grigliata tradizionale, ci è finita anche la maglia di Kevin Durant.

La “Decision” di KD ha scaturito un malumore generale: andando ai Golden State Warriors, nella franchigia di Oakland ci saranno 4 giocatori All star. Detto in poche parole, il ragazzo ha scelto la strada facile per l’anello. Inutile dire che i più delusi sono stati i tifosi OKC che, dopo la splendida cavalcata ai playoff-con l’ eliminazione degli Spurs e una lotta sanguinosissima con i Warriors- si aspettavano che il loro beniamino restasse almeno un altro anno.

Kevin Durant e Steph Curry si sono affrontati in finale di Conference: l'anno prossimo, invece, giocheranno insieme

Kevin Durant e Steph Curry si sono affrontati in finale di Conference: l’anno prossimo, invece, giocheranno insieme

Il 27enne è stato convinto sia dal progetto(naturalmente vincente) sia sul piano economico: biennale da 54,3 milioni di dollari. Il problema è: come ripartirà Oklahoma City? Se le altre rivali della Eastern Conference hanno già piazzato alcuni ingaggi importanti, la franchigia di Oklahoma ha perso in un solo colpo sia Kevin Durant che Serge Ibaka. Menzione a parte la merita Russell Westbrook: il play ha il contratto in scadenza 2017 e rinnovare quest’anno non è conveniente dal punto di vista economico. L’anno prossimo, infatti, gli introiti aumenteranno così come il salary cap e per Westbrook potrebbero esserci firme a cifre nettamente più alte. Il giorno dopo alla “Decision”, si sa, è sempre più duro. Se ieri i tifosi, gli addetti al lavoro, la stampa hanno commentato la scelta di Kevin Durant, hanno criticato il cambiamento di maglia e qualcuno lo ha pure offeso, il giorno dopo è ancora più arduo: si devono tracciare i bilanci.

Come cambieranno gli Oklahoma City Thunder? Billy Donovan è stato acclamato durante questi playoff: la sua squadra era ardua da affrontare ed era soprattutto cresciuta. Ad affiancare il duo dinamico composto da RW e KD il tecnico ha esaltato le doti di Steve Adams, che ha mostrato di avere un coraggio da vendere. Inoltre, positivamente, tutti i giovani sono stati ben integrati. Ma perdere un cecchino come Durant, che in tutte le partite va sempre oltre quota 20 punti, che fa un lavoro difensivo -spesso non si nota- comunque fondamentale ed è un leader carismatico, allora la strada è in salita. Victor Oladipo è un buonissimo innesto – ha chiuso la stagione con 72 partite e 16 punti di media- ma indubbiamente non ha la classe e il talento di KD; lo stesso Ersan Ilyasova è un buon elemento, forte dei suoi 10,6 punti nella passata stagione, ma sono due giocatori che vanno inseriti in un contesto. E al momento, ad Oklahoma, non c’è un vero e proprio contesto.

Altro problema da non sottovalutare, è la mancanza di giocatori che spostano gli equilibri nella free-agency. L’ultimo, potenziale giocatore capace di fare la differenza era Pau Gasol, che ha deciso di firmare per i San Antonio Spurs.

Insomma, in casa OKC sarà dura ricostruire: e se si pensa che 2 anni fa, senza Kevin Durant -saltò gran parte della stagione per infortunio- i Thunder non si qualificarono nemmeno i playoff, aumenta la paura per i tifosi.

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