I Los Angeles Clippers hanno cambiato molto dopo la cocente delusione della scorsa stagione, via Doc Rivers così come Montrezl Harrell (per di più accasatosi ai Lakers); dentro coach Tyronn Lue ed i vari Serge Ibaka, Nicolas Batum e Luke Kennard, non ad un prezzo di saldo.
I Clippers 2020/21 sono una squadra che ha nelle sue corde una grande varietà di soluzioni offensive: Kawhi Leonard sfiora i 27 di media, tirando col 51% abbondante dal campo in quasi 35 minuti d’utilizzo; PG13 (22.9 punti per partita) assicura una tanto agognata precisione dall’arco con un buon 43.7% da 3 in questa stagione, oltre a più di 5 assist smistati. L’attacco dei Clips però spesso si blocca, creando non pochi problemi poi anche nella metà campo difensiva. Una situazione che spesso va ad “ingolfare” l’attacco dei Clippers è l’abuso dei pick and pop.
I problemi su entrambe le metà campo
Il pick and pop è una situazione tattica spesso abusata quando in campo c’è Serge Ibaka, insieme a Leonard e PG. Le abilità al tiro del lungo ex Toronto (35% abbondante su tre tentativi a partita) possono aprire tanto l’area, da qui l’intenzione di coach Lue di usarlo come bloccante; il problema è che spesso questa soluzione viene innescata troppo passivamente, permettendo alle difese avversarie di adattarsi senza colpo ferire. Proprio come accaduto nell’ultimo quarto contro i Bucks. Nella sconfitta per 105-100 per mano di Giannis, autore di 36 punti con 14 rimbalzi, negli ultimi 4′ i Clippers non hanno cavato un ragno dal buco. Continui pick and roll amministrati a rotazione da Leonard, George e Lou Williams hanno prodotto 0 punti; mandando a nozze il gioco in transizione da rimbalzo catturato dei Milwaukee Bucks. Il solo Giannis ha segnato più punti di tutti i Clips negli ultimi 12 minuti di gara. Dato eloquente.
Quello che preoccupa è la tenuta difensiva della squadra. Tutti ricordano la ‘storica’ sconfitta contro i Mavs di qualche mese fa, quando Doncic & Co rifilarono 50 punti di scarto ai Clips all’intervallo (il più ampio margine in un tempo nella storia della NBA). Senza scomodare i record, anche nella recente sconfitta contro i Grizzlies ad esempio, buona squadra ma non certo una contender, la difesa dei ragazzi di Coach Lue è stata molto rivedibile. In quella partita, la prima di due consecutive, i Clippers erano completamente passivi in difesa lasciando linee di penetrazione libere come come raramente si vede in un campo NBA.
Questo problema di scarsa concentrazione possiamo dire, si palesa spesso in quelle gare dove l’attacco fa fatica. Memphis arginò bene le principali bocche da fuoco avversarie, le scorribande di George e Leonard furono state limitate ad un 9/26 al tiro, in due. Dato che lascia poco spazio ad equivoci: quando i Clippers non segnano, smettono di difendere. Il rating difensivo dei Clippers è il peggiore della lega con 130.2 punti concessi su 100 possessi.
Questa squadra punta molto del suo attacco sulla capacità di fatturare tanto in contropiede, quando le difese avversarie riescono a limitare questa situazione iniziano i problemi, seri, per Tyronn Lue. E quando l’attacco non gira poi si fatica in difesa.
LA Clippers: ma più che la difesa, è l’anima che manca?
Lo si è detto in precedenza, la stagione dei Clips sin’ora non può dirsi negativa; ma l’impressione che si ha di questa franchigia è che si tratta di un gruppo troppo spesso in balia degli eventi. Raramente Leonard e soci hanno dato dimostrazione di ‘dominare‘ una gara dall’inizio alla fine, sembra un paradosso per una squadra di Kawhi Leonard ma, sino a questo punto della stagione, sta andando così.
Ai Clippers edizione 2020/2021 sembra mancare un’anima. Quella voglia di battersi l’uno perl’altro. L’anno scorso nonostante la debacle suicida contro i Nuggets, i Clippers avevano un’anima. Spesso erano brutti, sporchi e cattivi, come ricorda bene Luka Doncic ‘vittima’ designata, ma almeno quella squadra era composta da uomini che avevano un obiettivo da centrare, e facevano di tutto per riuscirci, tra tante avversitàche però alla fine hanno preso il sopravvento.
E le recenti esternazioni di Kawhi, forse, sono proprio dirette al nucleo centrale della squadra. Urge un cambio di marcia, magari usufruendo anche di un aiuto dal mercato,per cercare di non compiere gli stessi errori nei prossimi playoffs.



