Quando, nel 2010, LeBron James decise di “portare i suoi talenti a South Beach”, le conseguenze sfiorarono il limite del disastro (sportivo) in quel di Cleveland. I fan dei Cavs, infatti, decisero di bruciare le maglie del “Prescelto” e, nel frattempo, la squadra entrò in un dirupo da cui sembrava non poter uscire. Ma quando tutto sembrava volgere al peggio, arrivarono le NBA Finals 2014, che videro LBJ and company nel ruolo di vittime perfette di una delle più belle squadre che abbiano mai calcato i parquet di una serie finale, i San Antonio Spurs.
Alla fine dei PO, LeBron, spinto dal desiderio di vincere altrove e, allo stesso tempo, dalla nostalgia di casa, ha deciso di uscire dal contratto che lo legava agli Heat per un altro anno e ha scelto di ri-firmare con i Cavs. L’accoglienza riservatagli è stata paragonabile solo a quella del figliol prodigo che torna a casa dopo aver sperperato tutto il suo patrimonio.
Quattro anni fa, però, uno dei più duri con LeBron e con la sua decisione, fu Dan Gilbert, l’eccentrico proprietario dei Cavs, che ci andò giù pesante con LBJ, definendolo un traditore, in una lettera pubblicata sul sito dei Cavs.
LeBron, rispondendo ad una domanda del giornalista di ESPN Dave McMenamin, che gli aveva chiesto se avesse perdonato Gilbert, ha risposto: “Ho perdonato Dan perché sono un uomo e si commettono gli errori. Posso solo dire in merito che se fosse accaduto a parti invertite, avrei cercato un confronto faccia a faccia piuttosto che nascondermi dietro un PC. Secondo me, chi porta rancore teme il confronto diretto. E’ una linea sottile tra l’orgoglio e il progresso, ed io vado sempre per la seconda”.
Parole dure, ma condivisibili, da parte di LeBron, che ha deciso comunque di perdonare il suo nuovo/vecchio proprietario, ma allo stesso tempo gli ha insegnato una lezione di vita che, a questo punto, Gilbert dovrà memorizzare.
Per NbaPassion.com,
Alessandro Maritato

