Boston ha una grandissima tradizione sportiva.
Le squadre della capitale del Massachusetts eccellono in tutte le principali discipline americane: pallacanestro, baseball, football, hockey e anche lacrosse.
Ricordiamo bene la maledizione quasi secolare dei Red Sox interrotta con l’arrivo di David Ortiz nel nuovo millennio, le imprese di Tom Brady per i Patriots, le battaglie sul ghiaccio dei Bruins ma soprattutto il Celtic Pride dei Celtics.
Però non tutti quelli che calcano il parquet irregolare (su questo ci sarebbero tante storie belle da raccontare) del Garden possiedono questa particolare caratteristica fondamentale per entrare nel cuore dei bostoniani.
Uno che, negli ultimi tempi, incarna perfettamente lo ‘Spirito Celtico‘ è il signor Marcus Smart.
Marcus Osmond Smart nato a Dallas (Texas) nel marzo del 1994, dopo il periodo universitario a Oklahoma State University, nel 2014 venne scelto alla sesta assoluta dai Boston Celtics.
Passata la Summer League, la sua avventura in NBA non iniziò nel migliore di modi.
Durante la sua prima partita (contro gli Indiana Pacers) si infortunò e fu costretto a stare ai box per diverso tempo.
Al suo rientro però, non venne riaggregato subito alla squadra, ma fu spedito al team satellite dei Celtics in D-League (lega di sviluppo): i Maine Red Claws.

Boston Celtics Guard Marcus Smart (fonte USA TODAY Sports)
Nonostante questo passo indietro, Marcus Smart non si è mai arreso e si è riconquistato un posto nel roster dei Boston Celtics in NBA.
Nelle sue prime apparizioni con la maglia verde, ha messo in mostra tutti i suoi pregi e, allo stesso tempo, anche tutti i suoi difetti.
Ha disputato ottime partite, come i due confronti contro gli Oklahoma City Thunder, e altre molto meno buone. Ricordiamo, per esempio, il pugno rifilato a Matt Bonner durante un match contro i San Antonio Spurs, seguito da un’inevitabile giornata di squalifica.
Marcus Smart è un ragazzo dal carattere complicato, spesso è stato protagonista di screzi e litigi sul campo da gioco: questo suo atteggiamento gli è costato sanzioni ma soprattutto la reputazione che ha all’interno della lega.
Infatti il nativo di Dallas, è ormai stato etichettato da arbitri e avversari come il tipico bad boy: nelle situazioni concitate, la colpa a chi può essere attribuita se non a Marcus Smart?
Oltre a questo, gli ‘uomini in grigio’ l’hanno ‘bollato’ come un simulatore. Morale della favola: ad ogni accenno di flop, scatta immediatamente il fallo tecnico.
Nonostante ciò, la sua avventura a Boston (piazza dove ai tesserati è richiesta grande serietà) tra screzi – con avversari ma anche con compagni in panchina – e diversi infortuni, è continuata e sta tuttora continuando.
In questa stagione infatti si sta dimostrando molto più prezioso rispetto a quello che ci si aspettava.
Il suo apporto alla squadra, è sempre abbastanza buono, tanto che coach Brad Stevens, talvolta lo schiera nei cinque titolari.

Marcus Smart si mangia una merendina in panchina durante l’importante sfida contro i Washington Wizards
Marcus Smart non è sicuramente un uomo con tanti punti nelle mani (i suoi career high in NBA stanno attorno ai venticinque/ventisei punti).
In questa stagione infatti, in 30.4 minuti di media, mette a referto 10.7 punti: non male, ma non un trascinatore offensivo.
Per i Boston Celtics, di certo è più importante per altri e diversi aspetti.
Marcus Smart fa dell’intensità e dell’aggressività i suoi punti forti. Quando il numero trentasei è sul parquet, il ritmo, già alto per indole Celtics, aumenta ancora maggiormente.
È fondamentale in difesa tanto che – durante l’assenza forzata di Avery Bradley – veniva accoppiato contro gli avversari più pericolosi.
Quest’intensità, purtroppo però, non è sempre un’arma a suo favore. Infatti certe volte, il suo istinto lo porta a gestire malamente le letture e le interpretazioni della partita.
Marcus Smart, va a ‘folate‘ alternando in pochi minuti prestazioni orribili ad altre eccezionali.
Se una partita la inizia nel peggior dei modi, la finisce nel migliore, risolvendola e togliendo le più classiche castagne dal fuoco con giocate di indicibile importanza.
Pressione nei minuiti finali? Manco per idea!
Nel contesto di squadra è un tassello davvero indispensabile: come sesto uomo può essere una freccia in più nella faretra di coach Stevens.
Deve cercare di tenere a bada l’istinto e migliorare dal punto di vista tecnico oltre che mentale.
Ma forse, è proprio questo il suo punto forte: la spensieratezza e la grinta con cui gioca.
Non molla mai di un centimetro provando a recuperare anche il pallone più difficile. Di ‘Smart‘ magari ha l’intelligenza cestistica, ma sicuramente non il cuore!
È pronto a fare il vero salito di qualità, a noi resta da capire quando.
Per ora, però, i Celtics si ‘godono’ un Marcus Smart così e i prossimi avversari (i Phoenix Suns) dovranno cercare di limitarlo il più possibile.

