3. Damian Lillard is a Knick
Dame Lillard non chiederà mai di lasciare i Blazers via trade. Dopo tutte le parole spese e la lealtà dimostrata, non sarebbe cosa da farsi e Lillard è persona seria.
I suoi Portland Trail Blazers sono però in una situazione precaria. Gli infortuni hanno fermato i progressi di Jusuf Nurkic e Zach Collins, a novembre Portland ha speso scelte e salary cap per rinforzare una squadra che è stata la 29esima difesa NBA e che non riesce a vincere contro le rivali della Western Conference.
Per questo i Blazers hanno ipotecato il loro futuro, e un epilogo di stagione fallimentare porterebbe in primis all’addio di coach Terry Stotts, e la rivoluzione potrebbe non fermarsi qui. CJ McCollum, Derrick Jones Jr. Nurkic e Robert Covington hanno contratti lunghi, Norman Powell diventerà free agent (player option) a fine stagione e Portland difficilmente potrà trattenerlo (e Powell è un altro nome che potrebbe interessare ai New York Knicks).
Una situazione che inizia a farsi ingarbugliata per i Blazers. Che se decidessero da qui a 12 mesi di “premere il bottone” lo farebbero in grande stile (OKC style) dopo tanti anni ad alto livello, con 8 partecipazioni consecutive ai playoffs e la cavalcata del 2019. In un contesto del genere lasciare partire via trade una superstar come Damian Lillard è nell’ordine delle cose (come James Harden, e in tono leggermente minore Mike Conley, insegnano).
E per Dame DOLLA non ci sarebbe palcoscenico migliore del Madison Square Garden.

