I New York Knicks sono di nuovo ai playoffs con il quarto posto nella Eastern Conference e persino legittime pretese di semifinale di conference per una squadra solida, ben allenata e che non si batterà da sola, c’è da scommetterci. Nel 2021 i Knicks sono tornati nel basket NBA che conta, roba che non si vedeva dal 2013 e con un’altra squadra che stupì, con Carmelo Anthony, Jason Kidd, JR Smith sesto uomo dell’anno e Amar’é Stoudemire, con coach Mike Woodson.
Una stagione da 41 vittorie e 31 sconfitte nessuno l’aveva vista arrivare, almeno da fuori. Eppure la scelta di coach Thibodeau qualche indizio di un nuovo corso lo aveva dato: con Thibs non esiste tanking, non esistono progetto, sviluppo (altre parole più educate per nascondere il medesimo concetto). Esiste vincere le partite, subito e quante più si possa.
A posteriori, proprio quello di cui avevano bisogno i New York Knicks, “ciccatori” seriali di draft (Frank Ntilikina nel draft di Mitchell e Adebayo, Kevin Knox in quello di Mikal e Miles Bridges, Shai Gilgeous-Alexander, Michael Porter Jr), e che avevano subito nella free agency 2019 uno schiaffo sonoro quando Kevin Durant e Kyrie Irving avevano scelto i Brooklyn Nets.
Guardando i Knicks oggi è rimarchevole notare quanto poco due scelte alte e sbagliate come Ntilikina e Knox pesino. Queste sono state si controbilanciate da RJ Barrett (che non aveva entusiasmato nel suo anno da rookie, va detto), Mitchell Robinson (scommessa vinta, peccato per gli infortuni) e dal promettente Immanuel Quickley, ma senza un Julius Randle da All-Star Game e la disciplina imposta da coach Thibodeau, non staremmo parlando di rinascite e ritorni in grande stile.
Oggi è impossibile sostenere con certezza che quello dei Knicks sia un ritorno destinato a durare. Julius Randle sta giocando come mai fatto in carriera ma una stagione così efficace non era semplicemente prevedibile. I Twolves 2018 di Thibodeau durarono una sola stagione ma questi Knicks assomigliano di più ai Chicago Bulls che per tre anni resistettero agli infortuni di Derrick Rose.
Nel 2021 New York si riaffaccerà alla free agency con tantissimo spazio salariale, tanti veterani in scadenza (Rose, il miglior Reggie Bullock di sempre, l’ottimo Alec Burks, Taj Gibson, Elfrid Payton) e la possibilità di rinnovare i contratti di Mitchell Robinson e dello stesso Randle (entrambi hanno ancora un anno di contratto ma potranno già discutere un’estensione). La free agency 2021 non sarà quella del 2019, tra i migliori giocatori potrebbero esserci Lonzo Ball e Dennis Schroder. Buoni giocatori ma non certo pezzi da novanta.
In attesa di scoprire se duraturo o meno, il ritorno dei New York Knicks è stato certificato da LeBron James e Zion Williamson che ha definito il Madison Square Garden “il suo posto preferito per giocare“, dopo New Orleans, s’intende.
I Knicks hanno tentato per anni di ricostruire la squadra come da manuale, attraverso il draft e lo sviluppo dei giovani, con la speranza che la piazza avrebbe attirato da sé un grande nome. Niente di tutto questo è mai successo dal 2013 in poi, e i Knicks sono anche riusciti a perdere l’unico All-Star “fatto in casa” degli ultimi 20 anni in Kristaps Porzingis.
Per tornare davvero grandi, ai Knicks occorrono ancora almeno un paio di passaggi obbligati, ovvero la free agency 2021 e il rinnovo di Julius Randle, e che quindi finalmente un grande nome torni a scegliere e volere New York, come fu per Carmelo Anthony nel 2011.
Da qui a 12\16 mesi i grandi nomi che potrebbero cambiare squadra non mancheranno. Uno tra questi potrebbe diventare il pezzo mancante? Ecco quali sono i possibili scenari.

