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NBA Power Ranking 2017/18 – Prima parte

di Stefano Belli
Lonzo Ball

27 – Sacramento Kings

De'Aaron Fox, Justin Jackson, Harry Giles e Frank Mason, tutti scelti dai Kings al draft 2017

De’Aaron Fox, Justin Jackson, Harry Giles e Frank Mason, tutti scelti dai Kings al draft 2017

Dopo quella sui Nets, ecco un’altra affermazione insolita: quest’anno i Kings sono davvero interessanti. Archiviata l’era di DeMarcus Cousins, in California si respira aria nuova. Negli ultimi tempi Sacramento è diventata il ritrovo di giovani dalle grandi prospettive; prima Wille Cauley-Stein, poi Skal Labissiere, Giorgios Papagiannis, Bogdan Bogdanovic e Buddy Hield, infine la ricchissima pesca al draft 2017, che ha portato Harry Giles, Frank Mason, Justin Jackson e, soprattutto, De’Aaron Fox. Il playmaker da Kentucky ha il potenziale per diventare la stella capace di riportare in alto i Kings dopo un decennio abbondante di mediocrità. Oltre al fulminante primo passo e alle straordinarie doti atletiche, nel suo anno al college si è dimostrato un ottimo difensore e un leader ‘buono’ (al contrario di Cousins, per intenderci). Proprio ciò che serve per creare una cultura, dare un’identità ad una franchigia che ne ha disperatamente bisogno.
Per ‘coltivare’ i tanti giovani del gruppo, la dirigenza ha messo sotto contratto i veterani Vince Carter, Zach Randolph (ok, scrivere “coltivare” e “Zach Randolph” nella stessa frase non è stata un’ottima idea…) e George Hill. Il contratto di quest’ultimo, che nel 2019/20 percepirà 18 milioni di dollari, ha fatto storcere il naso a qualcuno, considerando anche che toglierà inevitabilmente minuti allo stesso Fox. E’ però vero che anche a Sac-To non ci sono problemi di salary cap. Anzi, un contratto di questo tipo potrebbe essere una valida pedina di scambio in future trade, da utilizzare per accelerare ulteriormente la costruzione della squadra che verrà.
In casa Kings si guarda al futuro con ottimismo, dunque. La sensazione, però, è che i ‘ragazzi terribili’ di coach Dave Joerger possano farci divertire (senza vincere, sia chiaro) già nell’imminente stagione.

 

26 – Phoenix Suns

Molte delle franchigie analizzate in questa parte del nostro Power Ranking partono più o meno dalla stessa situazione. Probabilmente Phoenix ha un leggero vantaggio sulle altre, ovvero l’aver già individuato il proprio giocatore di riferimento. Devin Booker ha portato in Arizona un entusiasmo che non si vedeva da parecchio tempo (non solo per la celeberrima notte dei 70 punti), e il 2017/18 potrebbe essere per lui la stagione della definitiva consacrazione. Al suo fianco avrà altri giovani di belle speranze, su tutti Josh Jackson. L’esterno da Kansas è uno dei talenti più limpidi usciti dall’ultimo draft, e promette di diventare un ottimo ‘all-around player’ per la spiccata attitudine difensiva. Con loro Marquese Chriss, reduce da un ottimo primo anno. Oltre che dai futuri ‘Big Three’, la linea verde dei nuovi Suns è impreziosita dalla presenza di Tyler Ulis (classe 1996), Dragan Bender e Derrick Jones Jr. (1997). Tutti giocatori che potrebbero tranquillamente sparire nel giro di pochi anni, ma che potrebbero altresì regalare piacevoli sorprese a coach Earl Watson. Anche a Phoenix ci sono dei veterani (da Tyson Chandler allo stesso Eric Bledsoe) il cui compito sarà principalmente quello di aiutare i giovani a crescere, salvo magari essere ceduti a qualche contender, in cambio di scelte future o giovani prospetti, a stagione in corso.
Come nel caso dei Kings, ci troviamo di fronte ad una squadra che ha tutte le carte in regola per diventare protagonista nel prossimo decennio, quando Warriors e Cavs saranno un lontano ricordo. Per quanto riguarda il presente, a cominciare da questo 2017/18, non resta che godersi l’attesa vedendo crescere questi ragazzi.

25 – Los Angeles Lakers

Lonzo Ball, la grande speranza dei Lakers per tornare grandi

Lonzo Ball, la grande speranza dei Lakers per tornare grandi

Lo so, mettere i Lakers così in basso in questo Power Ranking è una mossa impopolare. Però bisogna essere realisti; i gialloviola sono reduci da anni di indicibili disastri, sia dal punto di vista cestistico che dirigenziale, e si ritrovano dunque a dover ripartire da zero per l’ennesima volta. Qualche base su cui costruire c’è sicuramente, visti i tanti giovani del roster; bisognerà solo capire se sia una base valida o meno. La quasi totalità dei giocatori rappresenta un’assoluta incognita, a partire da coloro che, secondo i piani, dovrebbero essere le colonne portanti per il futuro. Brandon Ingram, ad esempio, è reduce da una stagione da rookie piuttosto incolore. Il talento è fuori discussione, ma finora (complice anche una non perfetta intesa con D’Angelo Russell) ne è emerso giusto un accenno. Non dovesse esplodere quest’anno, ecco che Magic Johnson e soci rischierebbero di trovarsi su un altro binario morto. Come successo con Russell e come rischia di succedere con Julius Randle, il cui potenziale rimane tuttora indecifrabile.

Cercare un leader per questo gruppo (in attesa di sviluppi sul fronte James – George) è il primo passo verso la retta via. In questo senso, chiamare Lonzo Ball al draft è sembrata la scelta migliore. Non perché sia per forza il Messia evocato da quel ‘clown’ di suo padre, quanto piuttosto per l’innata attitudine a dettare i tempi alla squadra, caratteristica non in comune con il buon D’Angelo. Riuscisse a diventare per coach Luke Walton quello che Steve Nash fu per Mike D’Antoni (tanto per evitare confronti pesanti), la franchigia troverebbe una direzione in cui procedere. Il che non sarebbe poco, dopo anni vissuti all’insegna di una filosofia che si potrebbe definire… Ferrettiana.
Per i Lakers vale lo stesso discorso fatto per Brooklyn e per molte delle altre franchigie in ricostruzione: la prossima stagione servirà più che altro per cercare qualche diamante nascosto nella roccia. Oltre a Ball, i nuovi e giovani innesti sono Kyle Kuzma, Alex Caruso e Vander Blue, protagonisti della vittoria in Summer League, e Josh Hart, campione NCAA con Villanova nel 2016. I veterani Brook Lopez, Andrew Bogut (salute permettendo) e Kentavious Caldwell-Pope (e se quest’anno facesse ricredere i critici?) daranno un contributo da subito, ma per i playoff sembra ancora troppo presto.

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