21 – Detroit Pistons

Andre Drummond. Il leader dei Pistons sarà ancora lui
Altra franchigia, come Orlando (New York è fuori concorso), gestita in modo confusionario e impantanata in una mediocrità da cui sembra difficile uscire. La situazione salariale dei Pistons è drammatica, con ben quattro giocatori ben oltre i 10 milioni di dollari annui (tra cui Jon Leuer…) e colui che doveva essere l’uomo-franchigia, Andre Drummond, che nel 2020/21 ne porterà a casa quasi 29. E di vittorie, finora, nemmeno l’ombra.
A dire il vero, coach Stan Van Gundy ha a disposizione un discreto ‘capitale umano’ su cui lavorare. Drummond e Reggie Jackson potrebbero ritrovare la vena perduta, e magari Stanley Johnson dimostrerà finalmente il suo valore. Langston Galloway e Ish Smith, in uscita dalla panchina, non saranno Steph Curry e Russell Westbrook, ma sono ancora giovani e possono essere valide alternative allo stesso Jackson. Poi ci sono gli innesti estivi, il povero Avery Bradley (‘sacrificato’ dai Celtics per questioni salariali) e Luke Kennard (cecchino in uscita da Duke), che danno maggiore profondità al reparto esterni e potrebbero anche spingere la squadra ai playoff (con conseguente umiliazione al primo turno per mano delle varie Cleveland o Boston). Il vero problema è il futuro, sia prossimo che lontano; con questo nucleo sarebbe già tanto raggiungere la post-season, e il salary cap intasato non permette ulteriori aggiunte di livello. Con i lunghi contratti di Drummond e Jackson sul groppone, poi, non ci sono nemmeno i presupposti per la ricostruzione (a meno che qualcuno non voglia fare carte false per prenderli, ma Phil Jackson, ahiloro, non c’è più). Insomma, non proprio la condizione migliore in cui presentarsi all’inaugurazione della nuova arena…
20 – Memphis Grizzlies

Marc Gasol è pronto per la nuova stagione
La situazione dei Grizzlies si sta pian piano avvicinando a quella dei Chicago Bulls, con la fine di un’era ormai imminente. Nelle passate stagioni Memphis è stata un osso duro per chiunque, arrivando costantemente ai playoff nonostante un roster non di primissimo livello. Ora i ‘cani rognosi’ Zach Randolph e Tony Allen hanno salutato la compagnia, così come Vince Carter. Seppur lontani dagli anni migliori, i tre veterani erano l’anima e il ‘braccio armato’ di quel gruppo, indispensabili per il raggiungimento di traguardi altrimenti fuori portata (come le Conference Finals del 2013).
Coach Dave Fitzdale può sempre contare su Mike Conley e Marc Gasol, leader tecnici della squadra, e spera di ritrovare Chandler Parsons, la cui stella rischia altrimenti di trasformarsi in meteora, dopo l’addio a Houston. In estate c’è stato anche un indispensabile ringiovanimento del roster, con i suddetti veterani rimpiazzati da Ben McLemore (oggetto misterioso nei suoi quattro anni a Sacramento), Dillon Brooks (alfiere degli Oregon Ducks insieme a Tyler Dorsey e Jordan Bell) e Ivan Rabb. Il rinnovo di JaMychal Green, uno dei migliori l’anno scorso, potrebbe servire a mantenere i Grizzlies in linea di galleggiamento nella corsa all’ultimo piazzamento ai playoff, con gli Warriors pronti a cibarsi dei loro resti. Non dovesse seguire le orme di Chicago (privandosi giocoforza di Conley e Gasol), anche Memphis rischierebbe di finire nello sconveniente ‘limbo’ in cui si trovano i Detroit Pistons: giocatori troppo buoni (e molto pagati) per ripartire da zero, non buoni abbastanza per fare strada quando conta.
19 – Dallas Mavericks

Gli uomini chiave dei Mavs versione 2017/18. Da sinistra: Harrison Barnes, Dennis Smith Jr., Wesley Matthews e, ovviamente, Dirk Nowitzki
Reduci da una stagione tremenda, i Mavs provano a tornare ai playoff con una squadra finalmente ‘svecchiata’. Con un Dirk Nowitzki sempre più vicino al passo d’addio, coach Rick Carlisle cercherà un nuovo leader per gli anni a venire. Quello designato era Harrison Barnes, il cui primo anno in Texas non ha però convinto fino in fondo. Vedremo cosa cambierà con l’innesto di Dennis Smith Jr., probabilmente il più grande ‘talento grezzo’ dell’ultimo draft. Con un atletismo e una capacità di arrivare al ferro degne del miglior Damian Lillard (di cui dovrà cercare di imitare anche la precisione dalla lunga distanza), l’ex playmaker di NC State sarà chiamato a dirigere le operazioni offensive. Con lui nel backcourt, oltre al sempre affidabile Wesley Matthews, ci saranno Seth Curry e Yogi Ferrell. Le principali rivelazioni della passata stagione saranno entrambe al cosiddetto ‘contract year’, il che costituisce di per sé una motivazione extra per provare a ripetersi. Nell’altra metà campo ci si affiderà invece a Nerlens Noel, fresco di un rinnovo quasi inspiegabile (un anno a poco più di 4 milioni) per un giovane comunque di buon livello, anche se con tanto ancora da dimostrare. L’ex giocatore dei Sixers è praticamente l’unico punto fermo (anche se la questione rinnovo si riproporrà nel 2018) di un reparto lunghi che, Nowitzki a parte, rappresenta la più grossa lacuna del roster. Qualora Barnes riuscisse finalmente ad esplodere (parliamo comunque di un elemento chiave degli Warriors campioni NBA nel 2015) e Smith si rivelasse il fenomeno che sembra, Dallas potrebbe anche ambire all’ultimo piazzamento ai playoff. L’idea, però, è che serviranno almeno un paio d’anni per riavere una squadra rilevante.

