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NBA Power Ranking 2017/18 – Prima parte

di Stefano Belli
Lonzo Ball

24 – Orlando Magic

Jonathan Isaac, ennesima giovane promessa degli Orlando Magic. Sarà la volta buona?

Jonathan Isaac, ennesima giovane promessa degli Orlando Magic. Sarà la volta buona?

I Magic stanno vivendo uno dei periodi di massima confusione nella storia della franchigia. La ricostruzione post-Dwight Howard si è improvvisamente arenata, con la dirigenza che si è contraddistinta per i continui cambiamenti di strategia. Il presunto uomo-franchigia (Victor Oladipo) è stato coinvolto in una serie di trade che, alla fine, hanno portato in Florida un pari ruolo (Terrence Ross) non in grado di fare la differenza. Gli altri giovani su cui erano state spese scelte altissime agli scorsi draft (Aaron Gordon, Elfrid Payton, Mario Hezonja) non sono ancora esplosi o addirittura, nel caso del croato, minacciano di diventare dei clamorosi flop. A libro paga ci sono contratti pesantissimi ed estremamente lunghi (Fournier, Biyombo, Vucevic e, udite udite, D.J. Augustin!), senza nemmeno l’ombra di una futura stella. A meno che non lo diventi Jonathan Isaac, lungo ‘moderno’ di grande prospettiva reduce da un’ottima Summer League. Oltre al numero 1 (un fardello piuttosto pesante in quel di Orlando), la principale novità di questo 2017/18 si chiama Jonathon Simmons. Nella più classica delle storie “from zero to hero”, l’esterno texano si è fatto un nome alla corte di Gregg Popovich. Il suo atletismo e la sua grinta serviranno come il pane alla squadra di Frank Vogel, alla perenne ricerca di una propria identità.
Si prospettano comunque tempi non facili sulle sponde dell’incantevole lago Eola. Nel migliore dei casi Isaac si rivelerà la prima perla dopo una serie di ostriche vuote, Payton, Ross, Simmons e Gordon diventeranno degli All-Star e si farà una bella corsa ai playoff. Dovesse andare ancora tutto a rotoli, invece, non basterebbe nemmeno la fantasia di Walt Disney per trovare una soluzione a questa intricata matassa.

 

23 – Chicago Bulls

Lauri Markkanen, Kris Dunn e Zach LaVine. La nuova era in casa Bulls comincia da loro

Lauri Markkanen, Kris Dunn e Zach LaVine. La nuova era in casa Bulls comincia da loro

Dopo averla inspiegabilmente ritardata di un anno (a meno che qualcuno non fosse realmente convinto di poter asfaltare LeBron e KD la scorsa stagione), in casa Bulls inizia la rifondazione. Via Jimmy Butler, via Rajon Rondo e salutato anche Dwyane Wade, la squadra di Fred Hoiberg si prepara ad una lunga risalita. La ricostruzione non parte proprio da zero; il trio formato da Zach LaVine, Kris Dunn e Lauri Markkanen, arrivati nella trade per Butler, potrebbe dare fin da subito un apporto significativo. Il primo stava diventando un giocatore sempre più completo nel Minnesota, prima di essere messo k.o. da un brutto infortunio (dal cui recupero dipenderà molto della stagione dei Bulls), gli altri due saranno chiamati a dare finalmente sfogo al loro immenso potenziale. Dunn era uno dei rookie più attesi della scorsa classe, ma in maglia Wolves non è mai riuscito a trovare (e a meritarsi) abbastanza spazio, Il lungo finlandese è reduce da un EuroBasket in cui ha messo in luce sprazzi di straordinario talento. Se questi tre riuscissero a mantenere le promesse, Chicago avrebbe trovato almeno l’ossatura da cui ripartire. Un altro giocatore chiamato al proscenio, dopo una stagione d’esordio non entusiasmante, sarà Denzel Valentine che, in seguito alla partenza di Wade, potrebbe aspirare ad un posto in quintetto. In attesa delle probabili top picks dei prossimi draft, abbiamo un’altra franchigia che utilizzerà la stagione 2017/18 per far crescere i tanti giovani (Paul Zipster, Bobby Portis, Cristiano Felicio, oltre a quelli già citati) e per piazzare i giocatori di troppo (Robin Lopez su tutti) al miglior offerente. Per le vittorie bisognerà aspettare, però attenzione: il vertiginoso crollo del livello medio ad Est garantisce una speranza a chiunque (per il dubbio privilegio di venire distrutti al primo turno di playoff). Tifosi Bulls, è l’ora degli scongiuri…

 

22 – New York Knicks

A New York si incrociano passato (recente) e futuro: Tim Hardaway Jr. (#3), Kristaps Porzingis (#6) e Frank Ntilikina (#11)

A New York si incrociano passato (recente) e futuro: Tim Hardaway Jr. (#3), Kristaps Porzingis (#6) e Frank Ntilikina (#11)

I fan di tutto il mondo sono in fermento: la serie più amata del nuovo millennio sta per regalarci una nuova, appassionante stagione! Altro che House Of Cards o Game Of Thrones; le spumeggianti vicende di “Casa Dolan” lasceranno tutti con il fiato sospeso, in attesa del prossimo colpo di scena.
Archiviata la buia parentesi dell’era-Phil Jackson, la mai banale storia dei New York Knicks giunge ad un nuovo capitolo. L’ex ‘guru’ di Bulls e Lakers ha lasciato in eredità i faraonici contratti di Joakim Noah e Courtney Lee e la grottesca situazione riguardante Carmelo Anthony, risolta con la cessione ai Thunder in cambio di Enes Kanter e Doug McDermott. Anche se i due possono dare da subito un valido apporto alla causa, la trade è stata pressoché obbligata per la dirigenza. Dopo aver dichiarato esplicitamente di non volere più ‘Melo’, il Maestro Zen stava per intraprendere lo stesso percorso con Kristaps Porzingis, prima di essere tempestivamente silurato. Il lungo lettone rimane una delle pochissime certezze all’interno di una franchigia allo sbaraglio da almeno quindici anni. Le maggiori novità (ex-Thunder a parte) si chiamano Tim Hardaway Jr., reduce da un’ottima stagione in maglia Hawks (squadra a cui gli stessi Knicks lo avevano praticamente regalato due anni fa…) e Frank Ntilikina, rookie in arrivo dallo Strasburgo. Ora che coach Jeff Hornacek ha avuto il giovane playmaker che cercava da tempo (con la speranza che possa rivelarsi meglio di Dennis Smith Jr., pari ruolo scelto alla chiamata successiva dai Mavs), si ritrova a disposizione un nucleo su cui programmare il futuro. Oltre al francese e a Porzingis, c’è infatti un altro talento europeo pronto a sbocciare: Willy Hernangomez, centro spagnolo che ha iniziato la scorsa stagione come riserva di Noah ed è finito poi nel primo quintetto All-Rookie.
Finite le buone notizie, a Manhattan è sempre notte fonda. Intorno ai tre-quattro giocatori di prospettiva c’è il vuoto totale, tra puri mestieranti (con tanto rispetto per i Ron Baker e i Kyle O’Quinn del caso) e grandi nomi in cerca di una via di fuga (Porzingis incluso?). Soprattutto, ciò che ancora latita è l’identità di una squadra più volte rivoluzionata nel corso degli ultimi anni. Se per puro caso dovessero arrivare i playoff sarebbe esclusivamente per la pochezza della concorrenza, ma per tornare (?) rispettabili c’è ancora tanto da lavorare.

 

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