Dalle star dell’ NBA come Chris Paul, Steph Curry o John Wall a quelle del cinema come Brooklyn Decker o James Van Der Beek, tutti fanno il loro bracket per la March Madness. Anche l’ex presidente Barack Obama si diverte annualmente nella compilazione del tabellone delle 64 squadre universitarie che prendono parte al torneo NCAA del college basket. Se l’NBA, infatti, ha un massiccio numero di fans in tutto il mondo, la pallacanestro giocata a livello collegiale vanta di un’eccellente fama all’interno del territorio nazionale. Quali sono i motivi di questa passione sconfinata degli americani verso l’NCAA (National Collegiate Athletic Association)?
Eppure non dovrebbe esservi alcun dubbio. Se lo sport è lo stesso, meglio guardare professionisti esperti piuttosto che giovanotti sbarbati con un’età compresa fra i 18 e i 21 anni. Lo spettacolo NBA è pieno di azioni offensive esaltanti; i giocatori sforano record su record, coinvolgono il pubblico con tiri da distanze abissali, schiacciate apocalittiche ed entrate in mezzo al traffico da equilibristi. Il tutto è condito da prestazioni atletiche sovrumane. Come fa una lega minore come quella dell’NCAA ad avere un audience tanto elevato?
DURATA E NUMERO DI INCONTRI
Rimaste fedeli al vecchio modello europeo, le squadre collegiali scendono in campo per giocare 2 periodi da 20 minuti per un totale di 40 minuti. Non sono solamente 8 minuti in meno quelli che la differiscono dall’NBA. Tra timeout tattici, televisivi e pubblicità le nottate passano con lentezza prima che si possa ascoltare il suono finale della sirena. Se a ciò si aggiunge che il numero di partite è 82, otteniamo un totale di gioco di 66 ore circa (senza pubblicità!). Chi ha a disposizione così tanto tempo? Pochi tifosi riescono a vedere ogni singolo match della loro franchigia preferita per intero. E’ più semplice stare dietro, invece, alle 34 partite che la tua squadra del cuore NCAA deve disputare nell’arco di un’annata: 22 ore di basket giocato ad un’intensità elevata.
REGULAR SEASON
La stagione regolare dell’NBA accompagna durante l’anno, ogni notte, i vari appassionati di basket mondiale. Non possiamo dire che non sia così anche negli States. Sappiamo tutti, però, che le prestazioni di cuore, intensità e durezza vengono messe in evidenza solamente da fine aprile in poi, con i playoff. Capita spesso di vedere difese sbaragliate, attacchi lasciati liberi di agire per ottenere tiri semplici. Ma anche svogliatezze generali di squadre lasciate in logoramento da General Manager interessati a perdere più partite possibili, al fine di pescare dei giocatori promettenti, in occasione del Draft successivo. E’ una realtà NBA che dà molto fastidio agli amanti della palla a spicchi, soprattutto a livello giocato.
La pallacanestro collegiale è un’altra storia. Ogni università suole ricordare memorabili stagioni passate, in occasioni delle ondate di talento. A Syracuse, ad esempio, non scorderanno facilmente l’emblematica stagione 2002/2003 di Melo e Co. Ogni singolo match può essere potenzialmente un classico evento da rinfacciare in futuro ad amici di altri college. Così i fans di Lousiville ti ricorderanno i match vinti contro Kentucky nelle annate precedenti. Viceversa a Kentucky nomineranno le grandi prestazioni contro Louisville. A Winston-Salem (North Carolina) si cita spesso come esempio il derby vinto da Wake-Forest contro SCSU (South Carolina State University) del 2005. Decisivo fu un certo CP3.
SHM Memorial Center ammutolito da una prodezza di un allora diciannovenne Chris Paul.
PLAYOFF
L’NBA offre un grande spettacolo per i playoff, ma c’è un problema ripetuto negli anni. Generalmente le squadre più forti arrivano in finale senza alcun colpo di scena precedente. E’ quello che è accaduto negli ultimi anni in cui LeBron arriva sistematicamente in finale ad Est, e i GSW rimangono imbattuti addirittura fino alla finale di Conference. Niente a che vedere con le sorprese che porta in serbo l’ NCAA nell’evento più atteso dagli universitari statunitensi. Il March Madness. Il mese che introduce la primavera coincide con quello in cui le arene sono piene di ventenni tutt’altro che sobri, Questi tifosi incitano costantemente i loro coetanei che si sfidano sul parquet.
Le 64 squadre di college partecipanti si giocano tutto in ogni partita, con un dentro o fuori che sa di un vero e proprio terno al lotto. Coreografie e partecipazione collettiva da far rabbrividire anche ultras di squadre di calcio europeo. Il tutto dentro palazzi dello sport costruiti apposta per tenere in costante pressione le squadre avversarie e fornire un impatto deciso allo spettatore. Il tutto si conclude con la rinomata finale dei 4 team che hanno dimostrato di saper perforare limiti inaspettati. E se vincesse sempre la più forte, sicuramente North Carolina non avrebbe perso la finale i questa maniera nel 2016.
Kris Jenkins con un tiro allo scadere regala a Villanova un titolo che mancava dal 1985
AMORE PER LA MAGLIA
Non solo nel basket purtroppo, ma anche negli altri sport il business sta prendendo piede in maniera esponenziale. Progressivamente le bandiere come Magic Johnson, Michael Jordan, Larry Bird, Manu Ginobili, Dirk Nowitzki, John Stockton etc. stanno scomparendo quasi del tutto. I giocatori tendono a muoversi più facilmente da una franchigia ad un’altra nell’arco della loro carriera. Maxi contratti con cifre che noi comuni mortali non potremo mai percepire spingono le stelle dell’NBA a spostarsi costantemente. L’anormalità di tutto questo allontana lo spettatore medio di pallacanestro dal basket professionistico preferendogli il basket in cui si lotta per vincere e non per ottenere semplice audience.
Aldilà degli ultimi scandali che hanno coinvolto i giocatori del college basketball percepenti di somme di denaro sottobanco da svariate università, con lo scopo di attrarli alla loro corte. I giovani universitari si guerreggiano nel parquet per farsi notare dagli scout del mondo professionistico e per ottenere risultati positivi per il loro college. Questi ultimi te ne saranno riconoscenti a vita. E nonostante tu abbia calcato centinaia di parquet e indossato decine di maglie diverse nella tua carriera, quella del tuo luogo di formazione mentale e cestistica non si scorda mai e diventa una vera e propria fede.
Per quante squadre ha giocato Shaq? Un numero immenso. Eppure adora tornare a Baton-Rouge per osservare i giovani Tigers della LSU. Chris Paul, Kevin Durant, Steph Curry, Kyrie Irving, Doc Rivers e tantissime altre stars dell’NBA. Ognuno di loro rimane tuttora in contatto con dirigenti, coach e molti altri addetti ai lavori dei loro vecchi college; sostenendoli pure dal punto di vista economico, quando risulta necessario. E’ un sistema che giova tutti coloro che ne entrano in contatto.
“L’università americana è una fucina d’innovazioni perché incoraggia gli studenti a pensare autonomamente, a rimettere in discussione l’autorità accademica e la scienza esistente”. Queste parole di Federico Rampini si riversano anche nel contesto sportivo universitario.
Le università usufruiscono della popolarità delle ex stars per reclutare nuovi talenti che possono ricevere borse di studio per poter entrare nei costosissimi atenei. I risultati di squadra accrescono il vanto nazionale ma anche entrate in denaro. I proventi di tutto il sistema vengono redistribuiti tra personale, infrastrutture interne, agevolazioni per i meritevoli, programmi universitari che riguardano studio e sport. E l’appassionato di basket gode dando il suo consenso per uno sport e non uno spettacolo.
Si può anche semplicemente riassumere il dilemma americano NCAA-NBA con una frase del libro Il canto delle sirene: sull’America di Bruce Chawtin: “L’America è giovane. Giovane, innocente e crudele.”


3 commenti
La posta in gioco è sempre alta in qualsiasi lega. Sei obiettivo e un po’ egocentrico.
In questo pezzo ho messo in evidenza i motivi per cui molti appassionati preferiscono l’NCAA. Non ho scritto che l’anello vale di meno. Non parlo di me, non colgo l’egocentrismo di cui mi parli.
Commento privo di alcun senso logico.. In America il tifo x l’ala mater è molto più forte di quello x le franchigie NBA.. Oltretutto non tutti gli Stati della confederazione possono vantare un team NBA..