Record: 47 – 35
Per poter cominciar a discutere di cosa succederà nella stagione 2015/16 dei New Orleans Pelicans, non si può non iniziare da questo spettacolare fotogramma.
È il 23 aprile e nello Smoothie King Center si gioca gara 3 del primo turno dei Playoff tra New Orleans Pelicans e i Golden State Warriors. Arena gremita col tutto esaurito da giorni, 18.000 spettatori abbigliati a puntino per l’evento, per incitare i propri beniamini con qualsiasi mezzo. È una partita indubbiamente combattuta specialmente dai padroni di casa che, reduci da due sconfitte incassate giocando una buonissima pallacanestro, vogliono assolutamente vedere scritta una W vicino al loro nome. Partono forte, fortissimo, arrivando all’intervallo lungo a + 11 (63 – 52); poi però qualcosa si spezza, la benzina improvvisamente finisce e quel ragazzino, con la faccia d’angelo e il n.30 scritto sulla canotta, comincia a piazzare triple che nei primi 24 minuti non era riuscito a segnare. Siamo arrivati quindi a quella foto, a quell’immagine che spiega cosa sia successo alla fine: OT, Golden State vince e con un sicuro 3 a 0, si appresta a concludere la pratica Pelicans nella partita successiva, lasciando un amaro sweep in quel della Luisiana. Spiega, però, anche una cosa importante che potrebbe scappare nel luccichio dei flash: le lunghe braccia di Anthony Davis non posso arrivare ovunque e riuscire a coprire da sole quei 30 metri x 17 di parquet.
Il mercato che doveva essere quella bombola di ossigeno per poter far rifiatare i titolari si è rivelato un mezzo fiasco, con le sole riconferme di Norris Cole, Dante Cunningham e Alexis Ajinca e le firme di Alonzo Gee (ex Nuggets), Jerome Jordan (ex Nets), Kendrick Perkins (ex Cavaliers) e Douglas – Roberts (ex Clippers). Una mezza volontà della franchigia era quella di poter accaparrarsi un three points & defender del calibro di DeMarre Carroll (finito ai Toronto Raptors) o Danny Green (rifirmato ai San Antonio Spurs) ma il tutto si è risolto in una nuvola di fumo ad eccezione di 145 milioni di dollari (sì, centoquarantacinque milioni) per il giovanissimo Anthony Davis (22 anni compiuti l’11 marzo) spalmati in 5 anni. Negli ultimi giorni, inoltre, ci sono state la notizie delle firme di Bo McCalebb e di Nate Robinson voluti per allungare la panchina, in seguito agli infortuni di Norris Cole e Luke Babbit.
Se però i giocatori sperati non sono arrivati, qualcun altro è approdato sulla panchina, prendendo il posto di Monty Williams nel ruolo di Head Coach Alvin Gentry, ex assistente allenatore dei Golden State Warriors. Indubbiamente sarà un allenatore intelligente e importante, capace di portare qualche novità nel playbook dei Pelicans, aumentando la circolazione di palla e di conseguenza le spaziature.
Quintetto Base:
- Jrue Holiday
- Tyreke Evans
- Eric Gordon
- Anthony Davis
- Omer Asik
Il giocatore chiave di questa squadra, sia nella metà campo offensiva che difensiva, non può non essere che Anthony Davis. La prima scelta del draft del 2012, in soli tre anni ha raggiunto vette incalcolabili: da 13.52 punti, 0.98 assist e 8.16 rimbalzi totali segnati nella sua stagione da rookie è arrivato alle cifre di 24.35 punti, 2.19 assist e 10.24 rimbalzi totali nella stagione passata. UNBELIEVABLE, non ci sono altre parole per poterlo descrivere. Un gigante con una classe sopraffina, un atletismo impressionante per un 2.08m e 115 kg, mano delicata nel gioco in post basso e stoppatore unico (2.25 di apertura alare), lo rendono di certo un pilastro di questa squadra, e perchè no, dell’intera Lega. Se dobbiamo poi aggiungere che quest’estate ha lavorato anche sul tiro da 3 e ha aumentato il suo peso di 12 libbre ( circa 5.4kg), cosa altro c’è da aggiungere?
Sbirciando fuori dall’ombra generata dal prodotto di Kentucky, si possono notare anche un altro paio di giocatori che possono dare un contributo alla causa: Alexis Ajinca e Omar Asik. Entrambi sotto il segno di C, come centro, sono due validi giocatori di supporto per l’All Star della squadra, anche grazie alle buone prestazioni mostrate dal primo dopo l’infortunio di Anderson e alla buona attitudine, dal secondo, a raccogliere importanti rimbalzi (9.8 nella scorsa stagione).
In questa squadra la vera rivelazione sarà Alvin Gentry. Approdato dalla calda California, porterà con sè molti degli schemi offensivi targati Golden State Warriors. Aspetto ben più importante sarà il concetto di ritmo, ovvero di far circolare costantemente la palla sugli esterni, per creare delle spaziature indispensabili per le penetrazioni di Unibrow. Il nuovo allenatore, dopo le esperienze di Head Coach a Phoenix, Los Angeles (sponda Clippers) e Detroit, vorrà sicuramente riprovare le emozioni dei Playoff e del titolo, sfiorato nella stagione 2009/10 (finale di Conference) quando allenava l’accoppiata Nash -Stoudemire.
Le previsioni per la stagione che sta per iniziare sono indubbiamente positive, specialmente dopo la buona prestazione evidenziatasi nei Playoff e un “ritocco” al record dell’anno precedente ci può stare. Le incognite però non sono propriamente poche: Ajinca, Asik e Cole rimarranno ai box per almeno la prima /seconda settimana della regolar season ( in tal caso la dirigenza si è cautelata per il reparto lunghi firmando Jerome Jordanper, ex Brooklyn Nets). Questo, però, non è che una piccola punta dell’iceberg del problema di una panchina troppo corta, che non porta a nessuno titolo, figurarsi accedere almeno alle finali di Conference (Chris Paul e soci potranno confermare). Ovviamente queste sono solo speculazioni e tutto può succedere durante una lunga stagione di 82 partite; riusciranno, quindi, i Pelicans a far avverare il sogno del loro nuovo allenatore e vedere Anthony Davis incoronato MVP della lega?
Per NBA Passion





