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Kemba Walker ed i Boston Celtics: un amore già sbocciato

di Niccolò Marchese

In pochi potevano immaginare un impatto così devastante come quello che Kemba Walker ha avuto nelle sue prime dodici partite con la maglia dei Boston Celtics. Ovviamente le difficoltà non sono mancate, specie nelle prime partite in cui le percentuali al tiro sono state ondivaghe. Ma col tempo l’ex Hornets ha preso confidenza con un sistema nuovo, con un modo di pensare basket diverso, tutto di marca Brad Stevens, con determinate esigenze da non far mancare per avere il giusto spazio.

Kemba Walker: una mano nella propria metà campo

Ecco perché a stupire dell’ottimo avvio di stagione di Kemba Walker non sono tanto i 25 punti di media a serata, ma tanto l’efficienza difensiva vista raramente da un giocatore del genere, agonista eccezionale, ma dalla taglia fisica non eccelsa. 

Letture anticipate di movimenti, ottime posizioni per prendere sfondamento, migliorata difesa sul perimetro, sia lontano dalla palla che vicino a questa. Come se la presenza di gente come Marcus Smart e Jaylen Brown abbia contagiato, difensivamente parlando, anche lui. Come se il sistema di Brad Stevens si sposasse eccezionalmente bene ad un giocatore pronto a spiccare il volo, ancor più di quanto fatto a Charlotte nelle ultime annate.

Walker prende posizione sotto canestro e costringe Anunoby allo sfondamento.

Walker è anche un leader silenzioso, uno che tende a dare tranquillità a compagni e coaching staff. Mai una parola fuori le righe, mai un comportamento fraintendibile. Sempre grande professionalità e concentrazione. Un altro universo rispetto a quanto accaduto negli ultimi mesi della campagna targata Kyrie Irving, cui il talento faceva da contraltare ad un modo di gestire la leadership e la relazione con i compagni tutt’altro che efficiente in ottica risultati, per usare un eufemismo. Certo, paragonare due giocatori con caratteristiche diverse e sulla scorta di così poche gare (Walker ha giocato appena una decina di partite in maglia Celtics, Irving ne è stato il punto di riferimento per due stagioni) non sembra il modo più utile per analizzarne l’impatto, ma i numeri possono certo aiutare, oltre che le impressioni che il parquet lascia in dote.

 

Un nuovo leader

Innanzitutto, una differenza sostanziale tra i due sta nell’atteggiamento e nel modo di calarsi in un’atmosfera che non ha eguali nell’intera lega, paragonabile solo a quella che si respira a Los Angeles, sponda Lakers. Eccezion fatta per qualche scorcio, Irving ha sempre mostrato, in modo più o meno evidente, una sorta di sofferenza nel dare l’esempio ai compagni, non alimentando quasi mai l’energia degli stessi. E non si tratta solo di quanto avveniva all’interno degli spogliatoi, si va proprio ad analizzare le mere dinamiche di campo. Walker, in queste prime apparizioni in maglia Celtics, ha invece dato l’impressione di non voler accollarsi il ruolo di leader assoluto, di non plus ultra offensivo e carismatico. Nonostante le nove partite concluse sopra i venti punti, l’ex Hornets si è mostrato prodigo ad un basket più democratico, più nelle idee di un coach come Stevens che, se seguito a dovere, può mostrare a tutto tondo le sue doti di scienziato del gioco.

Poi, come detto, ci sono i numeri. Walker, eccezion fatta per la disastrosa gara d’esordio di Philadelphia, sta amministrando in modo eccelso l’attacco di Boston, risultando, inoltre,  non dannoso, anzi più che utile in difesa, nonostante le doti non siano paragonabili a quelle di compagni come Smart. Il rating offensivo di Kemba in questo avvio di stagione ha superato in ben quattro occasioni quota 130: numeri da capogiro, che mostrano una volta di più quanto sia diventato fondamentale in così poco tempo un giocatore spesso sottovalutato, anche probabilmente per il poco rumore che una città come Charlotte fa.

Le tante soluzioni offensive di Kemba Walker sono un valore aggiunto per i Celtics.

Al netto dei paragoni con Irving, ciò che queste prime partite hanno evidenziato è come Walker sia probabilmente quello che mancava a Boston per pensare in grande, magari non al punto da sognare il titolo, ma sicuramente per occupare posizioni nobili nella Eastern Conference, facendo strada nei playoffs. Con il tempo, con la crescita dei tanti giovani presenti nel roster, in primis Jaylen Brown e Jayson Tatum, e magari con l’aggiunta di qualche pezzo pregiato, le ambizioni potranno solamente crescere. Ma il mattoncino chiamato Kemba Walker è stato fondamentale per attivare un processo di crescita mentale tale da scacciare, almeno momentaneamente, le nubi che si annidavano su Boston. 

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