Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti No, Kyrie Irving non tornerà a giocare le partite in casa con un “mezzuccio”

No, Kyrie Irving non tornerà a giocare le partite in casa con un “mezzuccio”

di Giacomo Brogi
irving lakers

Per chi segue assiduamente la pallacanestro a stelle e strisce, ormai la vicenda Kyrie Irving si è trasformata in una vera e propria telenovela. Ogni giorno leggiamo clamorosi scoop che però vengono prontamente smentiti e sostituiti da altri. La verità è che i Brooklyn Nets hanno un viscerale bisogno di ritrovare in campo e far giocare costantemente la loro star, che però non ne vuole proprio sapere di compiere la scelta più giusta, che lo metterebbe a riparo da ulteriori polemiche e con la quale tutelerebbe la sua salute e quella dei suoi compagni, cioè vaccinarsi.

Abbiamo visto nel corso della stagione altri famosi giocatori molto restii a vaccinarsi (Andrew Wiggins e Bradley Beal), ma che di fronte alle pressioni e al divieto di scendere in campo, hanno prontamente cambiato idea, soprattutto per non compromettere le loro carriere. Ora, che Kyrie sia strano e abbia idee e gusti più che discutibili lo notiamo quotidianamente dalle foto e dai commenti che pubblica sui suoi social. Tra le regioni per le quali non intende vaccinarsi ha elencato per prima cosa quello di essere già protetto da Dio e poi di non essere contrario alla vaccinazione ma di voler in questo modo dar voce a quelli che non la hanno (voi sapete cosa significa?).

Secondo l’insider NBA Brandon “Scoop” Robinson invece Kyrie Irving sarebbe semplicemente preoccupato per gli effetti a lungo termine, senza però citarne i dettagli. Spero davvero che la verità possa essere quest’ultima e non l’essere già protetto da Dio, ma ho molti dubbi a riguardo. Tuttavia questo incredibile tira e molla con la squadra sinceramente ha lasciato molti a bocca aperta. Così come fa molto discutere la scelta dei Nets di sottomettersi completamente a lui, facendolo tornare in campo a giocare come se nulla fosse accaduto, mettendo in secondo piano un fattore abbastanza decisivo come la salute pubblica. Ma al di là di questo, negli ultimi giorni la storia è salita nuovamente alla ribalta per un articolo di Stefan Bondy pubblicato sulle colonne del Daily News. 

I Nets “disposti a pagare multe”, ma la NBA parla chiaro

Nell’articolo viene riportato che in realtà ci sarebbe un modo per vedere in campo Irving anche al Barclays Center, nonostante sia imposto l’obbligo di vaccino, e cioè quello di sviare le regole, facendolo giocare ugualmente e pagando pesanti multe come ammenda (dal primo avvertimento verbale si passerebbe via via a sanzioni fino a 5000 dollari).  Non credo che l’ultra-milionario thailandese Joseph Tsai, proprietario dei Brooklyn Nets, abbia problemi nel pagare queste cifre, tuttavia la franchigia darebbe davvero una cattiva immagine a una città che è ancora in piena crisi sanitaria, ed in piena lotta contro la nuova mutazione di questo maledetto virus.

Il calo di reputazione degli addetti alle pubbliche relazioni sarebbe ancor più vertiginoso, considerando anche tutte le buone azioni compiute dal team nei confronti della città per aiutarla nel fronteggiare la crisi pandemica e considerando che gli uffici hanno il loro quartier generale in piena Manhattan. E soprattutto i Nets hanno già ottenuto un’esenzione, poiché la città ha consentito a Irving di frequentare il centro d’allenamento. Ma nelle ultime ore è venuta fuori una nuova indiscrezione, secondo la quale i Nets hanno parlato con i vertici cittadini per riconoscere che Kyrie Irving, che risiede nel New Jersey e non nello stato di New York, non dovrebbe essere coperto dalle restrizioni vigenti nella grande mela. Se tutto ciò fosse davvero reale, la squadra avrebbe davvero toccato il fondo, ribadendo ancora una volta di avere più a cuori i destini della persona che della collettività. Ma a spegnere tutte queste deliranti opzioni c’ha pensato la NBA, che aveva imposto a inizio settembre, proprio per evitare simili inconvenienti, l’obbligo per tutte le franchigie di seguire le regole imposte dalle proprie città, senza se e senza ma.

Spero davvero che questa ormai imbarazzante situazione possa raddrizzarsi, considerando che ormai il 99% dei giocatori è vaccinato. Kyrie si sente un privilegiato, uno che ha saputo convincere un’intera squadra a dargli ragione. Inoltre, pur contraendo recentemente il virus, la sua salute non ne ha risentito. Ma la sua totale mancanza di rispetto nei confronti non solo di una città e di una franchigia, ma di un’intera nazione, è davvero imbarazzante, e lo è ancor di più il fatto che nessuno tra le varie istituzioni non abbia ancora avuto il coraggio di impugnare un provvedimento serio per fermarlo. Perché in un mondo e in una società civile, e ancor di più in un periodo come questo, le regole si rispettano e non si mette in pericolo la salute degli altri.

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