La NBPA, almeno per voce di uno dei suoi vicepresidneti, Jaylen Brown dei Boston Celtics, ritiene “onerose” le condizioni che i Brooklyn Nets hanno imposto a Kyrie Irving per il reintegro in squadra dopo il caso della promozione social a un libro e film dai contenuti antisemiti, e conseguente sospensione.
Irving dovrà affrontare un percorso di recupero fatto di seminari, incontri con i leader della comunità ebraica locale a Brooklyn e con il proprietario della squadra Joe Tsai. E solo dopo potrà darsi un’opportunità per rientrare in gruppo e farsi perdonare l’ennesima leggerezza dal punto di vista disciplinare.
Brown ha raccontato di aver avuto colloqui nei giorni scorsi sia con Kyrie Irving che con il commissioner NBA Adam Silver, e con la direttrice esecutiva del sindacato NBPA dei giocatori Tamika Tremaglio: “Mi aspetto che la NBPA si appelli contro la sospensione, sui suoi termini e su cosa viene chiesto, che sembra davvero tanto. Tanti giocatori hanno epsresso il loro disagio nell’apprendere le condizioni. Kyrie? Non penso sia un antisemita e non penso che nessuno nel sindacato lo ritenga un antisemita. Ha commesso un errore, noi comprendiamo quanto sia importante non giustificare e lasciare passare parole d’odio (…) ma io non credo a un Irving antisemita. E spero che anche la NBA si senta alo steso modo. Irving ha fatto un errore ma ha solo postato una cosa. Il sindacato non approva con i termini della sospensione e del reintegro“.
Kyrie Irving si incontrerà nella giornata di martedì con Adam Silver, la prima tappa del percorso di recupero. La NBA ha condannato le azioni del giocatore ma non ha imposto sanzioni disciplinari e lasciato gestire la faccenda internamente ai Nets.

