Con la vittoria per 114-105 sui Cleveland Cavaliers, ottenuta in Gara 5 delle Semifinali, gli Indiana Pacers sono diventati la prima squadra a guadagnarsi un posto nelle Eastern Conference Finals di quest’anno. E ce l’hanno fatta per il secondo anno consecutivo.
Solo tre anni fa, i Pacers si sono impegnati in quella che pensavano potesse essere una lunga ricostruzione, con la trade che ha mandato Domantas Sabonis ai Sacramento Kings e ha portato Tyrese Haliburton nell’Indiana, cambiando il modo in cui si voleva inizialmente costruire il roster. Due anni fa, di questi periodi, il team erano invece alla lottery, perdendo per un soffio l’opportunità di scegliere Victor Wembanyama.
Si è parlato molto della fortuna dei Pacers durante la corsa dell’anno scorso, quando hanno battuto i Milwaukee Bucks al primo turno (con uno Giannis Antetokounmpo infortunato) e i New York Knicks nelle Semifinals (anche qui, con un OG Anunoby infortunato). L’anno scorso, quando hanno raggiunto le finali di Conference, i Pacers si sono imbattuti in un colosso come i Boston Celtics, che hanno finito per spazzarli via in 4 partite.
Ma ora le cose sono cambiate.
Martedì non solo hanno sconfitto una squadra i Cavaliers, che in regular season hanno vinto 64 partite, ma lo hanno fatto in modo netto. La loro prestazione in questa serie, e in particolare in Gara 5, ha fatto capire meglio perché si tratta di una vittoria speciale.
I Cavs erano privi di diversi giocatori chiave in Gara 4, che hanno giocato a Indianapolis e hanno effettivamente vinto. Darius Garland aveva una distorsione all’alluce, Evan Mobley aveva una distorsione alla caviglia proprio come Donovan Mitchell e De’Andre Hunter si era slogato il pollice. Non a caso, nella partita successiva sembravano esausti. Di conseguenza, sopportare la pressione dei difensori dei Pacers, e poi doverli rincorrere quando avevano la palla, non ha fatto altro che stancarli ulteriormente.
Quello che era il miglior attacco della lega, ha perso gran parte della sua potenza e portato a tiri stanchi e layup deboli, pronti per essere bloccati. In regular season, i Cavs hanno tirato con il 38.9% dal campo (35 su 90), compreso un 25.7% da tre (9 su 35). Cleveland ha guidato la NBA sia nel punteggio (121.9 punti di media a partita) sia nell’offensive rating (121 punti ogni 100 possessi) durante la stagione regolare. In questa serie, tuttavia, queste cifre sono scese a 114.2 punti a partita e 112.6 punti ogni 100 possessi, mentre hanno tirato con il 42.6% dal campo e il 29.4% da tre.
Il tutto è stato particolarmente evidente in Gara 5, nei tiri perimetrali. Mitchell ha segnato 35 punti, ma ha tirato con un 8 su 25 dal campo, e un 4 su 13 da tre. Garland ha segnato 11 punti con un 4 su 16, di cui uno 0 su 6 da tre, mentre Max Strus ha sbagliato tutti e 9 i suoi tiri, di cui 6 da tre.
È stato evidente che i Cavs hanno sentito la stanchezza quando il loro vantaggio di 19 punti si è dissolto nel secondo quarto di Gara 5. Haliburton ha subito due falli nei primi 5 minuti di gioco, ed è rimasto in panchina per gran parte del primo quarto. Poi, a 8.10 minuti dalla fine del secondo quarto, i Pacers si sono ritrovati in svantaggio per 44-25, ma Haliburton ha realizzato un tiro da tre in step-back e la situazione è cambiata quasi istantaneamente.
“Ho cercato di essere intelligente quando il coach mi ha rimesso in campo” ha detto. “Avevo tentato un solo tiro nel secondo quarto, o forse due, quindi ho cercato di essere aggressivo e i tiri hanno iniziato ad entrare. Ho giocato nel modo giusto e ho lasciato che il gioco venisse da sé. È difficile giocare al nostro ritmo in una serie di sette partite. Penso che stiamo facendo un ottimo lavoro. Credo che questo sia davvero importante. L’allenatore lo ha sottolineato. È una sensazione speciale arrivare alle Conference Finals”.
Insomma, i Pacers sono caldi, ma soprattutto pronti per battere chiunque.
“Il campionato è molto aperto quest’anno” ha detto coach Rick Carlisle. “Ci sono molte grandi squadre, ma dobbiamo solo continuare a crederci. Abbiamo un grande gruppo e i nostri giocatori si impegnano a sostenersi l’uno con l’altro. Abbiamo una formula che funziona quando siamo davvero determinati a rispettarla, e giochiamo in modo efficiente e pulito”.
Nelle Conference Finals, i Pacers potrebbero avere un approccio a cui nessuna squadra ha una risposta adeguata. Lo chiamano “effetto logoramento”, perché giocano con un’intensità e un ritmo che li rende estenuanti da affrontare, soprattutto in una serie al meglio delle 7 partite. Utilizzano rotazioni più lunghe rispetto alle altre squadre, impiegando spesso fino a 11 giocatori in una partita, e utilizzano una pressione a tutto campo sulla palla, oltre a una spinta incessante a livello offensivo, creando la sensazione di un attacco costante e prosciugando l’energia delle squadre che hanno di fronte.
Quindi, per quanto siano felici di aver dimostrato che l’anno scorso non è stata solo fortuna, arrivano alle finali di Conference con la convinzione che la loro stagione non debba finire qui.
“È una bella sensazione, credo che siamo avidi” ha detto Pascal Siakam. “Ci sentiamo come se fossimo già stati qui. L’anno scorso avremmo potuto farci bloccare dal fatto che era la prima volta, ma ora sappiamo cosa fare. Dobbiamo volere di più”.
