Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiI quintetti del millennio: Indiana Pacers

I quintetti del millennio: Indiana Pacers

di Stefano Belli
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Pacers hanno iniziato il nuovo millennio con una finale NBA persa. In un paio di occasioni, nei decenni successivi, sono sembrati in grado di poter tornare a competere per il titolo, ma per svariati motivi si sono fermati sempre prima del dovuto. Ecco il quintetto ideale degli Indiana Pacers dal 2000 in avanti.

Point guard: Tyrese Haliburton

Scelta dai Kings con la dodicesima chiamata nel particolarissimo draft 2020, svoltosi in videoconferenza per la pandemia, la point guard da Iowa State resta appena una stagione e mezza a Sacramento. Sebbene abbia mostrato lampi di talento e notevoli margini di crescita, il suo stile di gioco non si sposa benissimo con quello della star De’Aaron Fox, o quantomeno non massimizza nessun dei due talenti. Così, a febbraio 2022, Haliburton viene ceduto agli Indiana Pacers nella trade che porta in California Domantas Sabonis.

Uno scambio criticatissimo a caldo, ma che a stretto giro porterà benefici a entrambe le franchigie. Tyrese prende subito le redini dei Pacers, che stanno attraversando una fase transitoria, e nella sua prima stagione completa a Indianapolis esplode, facendo il suo esordio all’All-Star Game e guidando la squadra a un grande avvio. Prima di fermarsi a causa di infortuni a gomito e ginocchio, è il migliore assistman NBA. Anche per via dei suoi problemi fisici. la stagione di Indiana si eclissa lentamente. La dirigenza non esita comunque a concedere ad Haliburton una faraonica estensione contrattuale, e lui risponde innalzando ulteriormente il suo livello. L’entusiasmante corsa dei Pacers nell’In-season Tournament, terminata in finale a Las Vegas, permette a Tyrese di farsi conoscere anche dal grande pubblico.

Guardia: Victor Oladipo

Quando arriva a Indianapolis, Oladipo sembra in balìa della corrente. Gli Orlando Magic lo hanno scelto per secondo al draft 2013, e pensavano di impostare attorno a lui la squadra del futuro. Complici una certa incostanza di rendimento, una costruzione alquanto bizzarra dell’organico ed evidenti carenze nello sviluppo dei giocatori, il progetto si è arenato presto, e Victor è stato ceduto agli Oklahoma City Thunder. Ha passato la stagione 2016/17 al fianco dell’MVP Russel Westbrook, da cui dirà di aver imparato molto, dopodiché viene inserito in una nuova trade, quella che porta Paul George nell’Oklahoma. Oladipo torna invece nell’indiana, dove ha brillato al college, e la sua carriera prende una svolta decisiva.

Nella prima stagione in maglia Pacers supera i 23 punti di media, debutta all’All-Star Game, viene inserito nel primo quintetto All-Defensive e nel terzo All-NBA e viene eletto Most Improved Player of the Year. Il suo straordinario 2017/18 si conclude in gara-7 del primo turno playoffs, con la sconfitta subita per mano dei favoritissimi Cleveland Cavaliers. Victor si conferma il leader di Indiana anche nella stagione successiva, guadagnandosi un’altra chiamata alla partita delle stelle, ma il 23 gennaio 2019 subisce un grave infortunio al ginocchio destro, che lo tiene ai box per un anno intero e che di fatto interrompe bruscamente la sua carriera da superstar. Oladipo disputa altre 19 partite con i Pacers, poi entra in conflitto con il front office sul rinnovo contrattuale, e a gennaio 2021 viene ceduto agli Houston Rockets nella maxi-trade che porta James Harden a Brooklyn.

Ala piccola: Paul George

Decima scelta del draft 2010, all’inizio George deve sgomitare per rubare minuti a Brandon Rush e Mike Dunleavy. Con il licenziamento di Jim O’Brien e la promozione a capo allenatore di Frank Vogel, però, PG riesce a guadagnarsi presto un posto in quintetto, di fianco alla star Danny Granger. Nella stagione successiva, la sua crescita e l’esplosione di Roy Hibbert permettono ai Pacers di raggiungere il secondo turno playoffs, dove vengono sconfitti da LeBron James e dagli Heatles. L’ascesa di George diventa inarrestabile nel 2012/13, quando il numero 24 fa il suo esordio all’All-Star Game, viene inserito nel terzo quintetto All-NBA e nel secondo All-Defensive e viene premiato come Most Improved Player of the Year.

La sua consacrazione viene suggellata ai playoff, in cui PG trascina da protagonista Indiana alle finali di Conference e lascia ai posteri una terrificante schiacciata sulla testa di ‘Birdman’ Chris Andersen. Ormai, Paul è una stella conclamata, e nel 2014, quando i Pacers raggiungono nuovamente le Eastern Conference Finals e vengono eliminati per il terzo anno consecutivo da MIami, lui e la squadra sembrano destinati ad arrivare fino in fondo. Durante una partitella con Team USA, in preparazione ai Mondiali di Spagna, George si distrugge la gamba destra atterrando male sul sostegno di un canestro. Insieme a tibia e perone, sembra spezzata anche la sua carriera ad alti livelli. Invece, Paul riesce non solo a tornare in campo, ma addirittura a superarsi. Nel 2016 ritrova l’All-Star Game, il terzo quintetto All-NBA e il secondo All-Defensive, l’anno successivo chiude con un massimo in carriera di 23.7 punti a partita; un dato che ritoccherà più volte altrove. Complice l’eclissamento di Hibbert, Indiana non va oltre il primo turno playoffs sia nel 2016, sia nel 2017. Da tempo si mormora che Paul sia desideroso di cambiare aria, e il 6 luglio viene accontentato: passa agli Oklahoma City Thunder, dove si candiderà al premio di MVP, in cambio di Victor Oladipo e Domantas Sabonis.

Ala grande: Jermaine O’Neal

Nell’estate del 2000, J.O. passa dai Portland Trail Blazers agli Indiana Pacers in cambio del lungo Dale Davis. In Oregon tirano un sospiro di sollievo: finalmente si sono liberati di O’Neal, che dopo quattro anni da professionista sembra a tutti gli effetti una promessa non mantenuta. Calato in un nuovo contesto, però, Jermaine trova la sua dimensione ideale, emergendo rapidamente come il leader della squadra e mettendosi in luce tra i migliori lunghi NBA. Nella prima stagione con la nuova maglia passa da meno di 4 a quasi 13 punti di media, sfiorando anche i 10 rimbalzi a gara. Nel 2001/02 viene convocato all’All-Star Game, dove tornerà anche nei cinque anni successivi, viene inserito nel terzo quintetto All-NBA e viene eletto Most Improved Player, esattamente come succederà in seguito a Paul George e Victor Oladipo. Con Reggie Miller sempre più vicino al ritiro, le chiavi della squadra passano stabilmente nelle mani di Jermaine, che nel 2004 la trascina alle finali di Conference. Il famigerato Malice at the Palace, in cui O’Neal è coinvolto in prima persona, costa una bella fetta di ambizioni da titolo, e da quel momento in avanti la squadra inizia una fase calante. Anche Jermaine, tormentato dai problemi fisici, mostra un preoccupante declino, e alla vigilia del draft 2008 viene ceduto ai Toronto Raptors. Tra le varie contropartite, i Pacers ricevono la scelta numero 17, che si tramuta nel prossimo elemento del nostro quintetto.

Centro: Roy Hibbert

La scelta girata dai Raptors per O’Neal viene spesa per il colosso da Georgetown. Dopo una prima stagione di apprendistato, Hibbert trova posto come centro titolare, imponendosi rapidamente come il perno de nuovi Pacers. Nel 2012, la sua crescita individuale e i buoni risultati della squadra gli valgono la prima convocazione all’All-Star Game. Roy è determinante nelle corse di Indiana ai playoffs, e nel 2013 regala la giocata-simbolo della serie contro i Knicks, ovvero una memorabile stoppata ai danni di Carmelo Anthony. L’anno seguente, i Pacers ottengono il miglior record a Est, Hibbert ritrova l’All-Star Game e viene inserito nel secondo quintetto All-Defensive, ma sul finire della regular season qualcosa si rompe. Roy termina 6 partite, di cui quattro ai playoffs, senza segnare nemmeno un punto, e in due occasioni non prende neanche un rimbalzo. I quintetti piccoli schierati da Atlanta e Miami espongono tutti i suoi limiti, rendendolo pressoché inutile per lunghi tratti delle rispettive serie. Per HIbbert è l’inizio di un brusco declino, che nel giro di tre anni lo porterà addirittura fuori dalla NBA. La sua crisi e l’infortunio subito in estate da Paul George compromettono i sogni di gloria di Indiana, che si prepara alla ricostruzione. Al draft 2015, i Pacers scelgono un nuovo centro, Myles Turner, e poche settimane dopo cedono Hibbert ai Los Angeles Lakers.

Sesto uomo: Domantas Sabonis

Il figlio d’arte lituano supera la concorrenza di Reggie Miller, che nel nuovo millennio ha imboccato il viale del tramonto, e di Ron Artest, che dopo un eccellente 2003/2004 si è reso protagonista della rissa più famosa nella storia NBA e al suo ritorno ha chiesto la cessione. Sabonis arriva a Indianapolis insieme a Victor Oladipo, come contropartita dell’affare George, e inizialmente l’operazione viene accolta come un furto con scasso ai danni dei Pacers. Invece regala alla franchigia i suoi nuovi volti. Sabonis raccoglie il testimone dall’infortunato Oladipo, chiude la stagione 2019/20 attorno ai 19 punti e ai 12 rimbalzi di media e debutta all’All-Star Game, a cui viene convocato anche l’anno seguente. Con tanto spazio a disposizione, Domantas mette in mostra la sua completezza di gioco, facendo registrare 13 triple-doppie in due stagioni. Senza Oladipo, però, Indiana non può fare tanta strada; si ferma al primo turno playoffs nella Bolla di Disney World, e nel 2021 viene eliminata al torneo play-in. A febbraio, Sabonis fa le valigie in direzione Sacramento, mentre Tyrese Haliburton approda nell’Indiana.

Allenatore: Frank Vogel

A gennaio 2011, dopo un decennio trascorso come assistente tra Boston, Philadelphia e Indianapolis, Vogel prende il posto da head coach dell’esonerato Jim O’Brien. Quella che sembra una soluzione d’emergenza si rivela invece una mossa vincente per la franchigia. Con lui al timone, Indiana scala rapidamente le gerarchie, imponendosi come una superpotenza della Eastern Conference nella prima metà degli anni Dieci e sfiorando in due occasioni la serie per l’anello. Le vicissitudini che coinvolgono Paul George e Roy Hibbert ridimensionano le ambizioni della squadra, e nell’estate del 2016 il presidente Larry Bird decide di voltare pagina, affidando la panchina a Nate McMillan. Dopo un biennio complicato a Orlando, nel 2019/2020 Vogel riuscirà a condurre i Los Angeles Lakers al titolo NBA.

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