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I quintetti del millennio: Memphis Grizzlies

di Stefano Belli
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I Grizzlies hanno cominciato il millennio a Vancouver, dove il clima rigido si sposava perfettamente con il freddo disinteresse della popolazione locale. Nell’estate del 2001, la squadra perdente per antonomasia è stata spostata senza particolari rimpianti nel Tennessee. Da quel momento la storia è cambiata, e i Grizzlies si sono fatti un nome tra le squadre più rispettabili e coriacee della Western Conference. Ecco il quintetto ideale dei Memphis Grizzlies dal 2000 in avanti.

Point guard: Mike Conley

Quarta scelta assoluta del draft 2007, Conley arriva in una squadra sull’orlo della rivoluzione. A febbraio Pau Gasol viene ceduto ai Lakers, e i Grizzlies si inabissano nelle acque più paludose della Western Conference. Mike parte come riserva di Kyle Lowry, ma guadagna pian piano spazio in quintetto. Con l’arrivo in panchina di Lionel Hollins e la cessione di Lowry a Houston, le chiavi della giovane squadra vengono definitivamente affidate a Conley, che diventa il motore perfetto per la banda del “Grit And Grind“, ospite fissa dei playoffs a Ovest e finalista di Conference nel 2013. Quell’anno, Mike viene inserito nel secondo quintetto All-Defensive.

Con l’avanzare dell’età media, quel coriaceo gruppo perde uno dopo l’altro i suoi pezzi pregiati. Conley è l’ultimo ad abbandonare la nave; nel 2019, dopo che i Grizzlies hanno scelto al draft il suo successore, Ja Morant, viene ceduto agli Utah Jazz, con i quali vivrà una seconda giovinezza sportiva e raggiungerà l’All-Star Game nel 2021.

Guardia: Ja Morant

Nel 2019, i Grizzlies ripartono da zero. Marc Gasol è stato ceduto a febbraio, mentre Mike Conley, l’ultimo pilastro dell’era Grit And Grind, è sul piede di partenza. Memphis rischia di diventare la squadra meno attraente dell’intera NBA, e chissà, forse di perdere la franchigia negli anni a venire. A scongiurare qualsiasi minaccia arriva la draft lottery, che porta in dote la scelta numero 2, spesa per Ja Morant.

Fin dalle prime partite, la point guard da Murray State lascia il pubblico a bocca aperta con i suoi canestri acrobatici e le sue schiacciate spettacolari, riempiendo gli highlight reel e catturando presto l’attenzione degli appassionati, anche di quelli più occasionali. Oltre a dare spettacolo e a far vendere tantissime maglie numero 12, Morant rende subito competitivi i Grizzlies. Nella Bolla di Orlando, Memphis si arrende dopo una splendida battaglia contro Portland in quella che passa agli annali come la prima partita di play-in nella storia NBA. Nella prima gara decisiva in carriera, Ja, che è stato premiato come Rookie of the Year, segna 35 punti, tira con il 50% da tre e distribuisce 8 assist. Ne realizza 35 anche l’anno successivo, permettendo ai Grizzlies di battere i Golden State Warriors e di tornare ai playoff per la prima volta dal 2017. Nonostante i 47 punti di Morant in gara-2, gli Utah Jazz hanno la meglio al primo turno.

La stagione 2021/22 è quella della consacrazione per Ja, che debutta all’All-Star Game, entra nel secondo quintetto All-NBA e viene premiato come Most Improved Player of the Year. Trascinata dalla sua stella, Memphis arriva al secondo turno playoffs, ma deve arrendersi agli Warriors di Steph Curry, futuri campioni NBA. La stagione seguente sembra l’occasione buona per compiere l’ultimo passo. Pochi giorni dopo aver disputato il suo secondo All-Star Game, però, Morant sale agli onori delle cronache per aver mostrato un’arma da fuoco in diretta Instagram. Le indagini della NBA portano a una sospensione di 8 partite. I Grizzlies si presentano ai playoff con la seconda testa di serie a Ovest, ma ci arrivano decimati dagli infortuni. Nella prima partita contro i Lakers, Ja subisce un brutto colpo alla mano, salta l’incontro successivo e favorisce la vittoria dei gialloviola. Neanche il tempo di smaltire la delusione, che sui social network compare un nuovo video, in cui Morant mostra nuovamente una pistola. Stavolta, la NBA ci va giù pesante, squalificandolo per 25 partite. Ja rientra in campo a metà dicembre, ma dopo nove apparizioni deve fermarsi di nuovo: un infortunio alla spalla subito in allenamento chiude anzitempo il suo 2023/24.

Ala piccola: Tony Allen

Il mastino da Chicago arriva a Memphis nell’estate del 2010, dopo aver aiutato i Boston Celtics a vincere un titolo e a raggiungere due volte le NBA Finals. Inizialmente, coach Lionel Hollins lo utilizza come riserva del talentuoso O.J. Mayo, e il rapporto tra i due prende subito una brutta piega; durante un volo aereo si azzuffano per dei debiti di gioco. Per Mayo non è la prima, e nemmeno l’ultima intemperanza: a gennaio viene anche sospeso per aver fallito un test antidoping. Tony prende il posto da titolare, e la sua ferocia agonistica fa cambiare faccia ai Grizzlies: comincia l’era del Grit And Grind. Nelle sette stagioni trascorse nel Tennessee, Allen viene inserito 6 volte nei quintetti All-Defensive, e dà un contributo fondamentale per la permanenza ai piani alti della Western Conference. Nel 2017, quando il ciclo di quei Grizzlies è ormai finito, Tony firma per i New Orleans Pelicans. Da Memphis, la dirigenza si affretta a specificare che la sua maglia numero 9 verrà ritirata una volta appese le scarpe al chiodo.

Ala grande: Zach Randolph

“Z-Bo” arriva nel Tennessee accompagnato da una pessima reputazione. Nelle sei stagioni trascorse a Portland ha messo in mostra talento e solidità, ma anche un temperamento ingestibile e una propensione innata a cacciarsi nei guai. Le sue malefatte dentro e fuori dal campo sono state fra le cause che hanno originato il soprannome “Jail Blazers”, con cui veniva spesso indicata quella squadra. Il biennio passato con le maglie di Knicks e Clippers ha consolidato l’immagine del talento sprecato di un giocatore che sembra ormai irrecuperabile. Il suo passaggio a Memphis, nell’estate del 2009, è una svolta decisiva sia per la sua carriera, sia per la storia dei Grizzlies. Randolph chiude la stagione 2009/10 a quasi 21 punti e 12 rimbalzi di media, e viene convocato al suo primo All-Star Game. L’anno successivo riporta Memphis ai playoffs per la prima volta dal 2006 e viene inserito nel terzo quintetto All-NBA. Nelle stagioni a venire, i Grizzlies diventano uno degli ostacoli più arcigni per le aspiranti contender, e nel 2013, quando Zach ritrova l’All-Star Game, raggiungono a sorpresa le Western Conference Finals. Dopo 8 anni di battaglie sotto canestro, Randolph lascia una franchigia intenzionata a ricostruire, firmando da free agent con i Sacramento Kings. Tornerà come ospite d’onore al FedEx Forum l’11 dicembre 2021, quando la sua maglia numero 50 sarà la prima ritirata nella storia dei Grizzlies.

Centro: Marc Gasol

Il fratellino sovrappeso di Pau viene spedito a Memphis a febbraio 2008, come riempitivo della trade che porta il Gasol più famoso a Los Angeles. Nessuno può immaginare che quel bambinone diventerà il miglior centro nella storia dei Grizzlies. Marc parte subito in quintetto, mettendo in mostra una spiccata presenza difensiva e delle mani piuttosto morbide, considerando la stazza. Con il nuovo acquisto Zach Randolph, Gasol va a formare una delle coppie di lunghi più coriacee e talentuose della lega. Nel 2012, la sua continua crescita viene premiata con la prima convocazione all’All-Star Game. L’anno dopo viene eletto Defensive Player of the Year, e guida i Grizzlies alle finali di Conference, poi perse contro i San Antonio Spurs. Colonna portante della squadra, Marc si guadagna altre due chiamate tra le stelle; quella più memorabile nel 2015, quando salta per la palla a due con il fratello Pau. Resta nel Tennessee fino a febbraio 2019, quando viene ceduto ai Toronto Raptors giusto in tempo per vincere, con un ruolo importantissimo, il suo primo titolo NBA.

Sesto uomo: Jaren Jackson Jr

Forse l’assenza di Pau Gasol in questa posizione potrebbe far storcere qualche naso, ma con l’ala spagnola in campo, Memphis non ha mai vinto nemmeno un incontro di playoffs. Gli anni migliori, sia per la franchigia sia per il giocatore, sono arrivati dopo la sua partenza per Los Angeles. Jaren Jackson, invece, è diventato un pilastro dei nuovi Grizzlies, quelli che si stanno affacciando costantemente ai piani alti della Western Conference. Quarta scelta assoluta del draft 2018, viene inserito in un gruppo in piena ricostruzione. Coach J.B. Bickerstaff lo schiera subito come ala grande titolare al fianco del veterano Marc Gasol, ma le prime tre stagioni di Jackson nella NBA vengono compromesse dagli infortuni. Quando finalmente Jaren riesce a mantenersi in salute, emerge di prepotenza tra i lunghi più promettenti della lega, chiudendo come miglior stoppatore sia nel 2022, sia nel 2023. In quella stagione, Jackson debutta all’All-Star Game e viene premiato come Defensive Player of the Year

Allenatore: Lionel Hollins

Dal 2000 in avanti, i Grizzlies hanno cambiato 12 volte la loro guida tecnica, per cui è difficile trovare un allenatore che svetti sugli altri. Probabilmente, tra qualche anno, Taylor Jenkins avrà argomentazioni sufficienti per avanzare una candidatura. Per il momento, il posto sulla nostra panchina virtuale è di Lionel Hollins, che nelle quattro stagioni da head coach ha avuto il merito di plasmare la squadra del Grit And Grind e di condurla fino alle Western Conference Finals nel 2013.

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