Un esempio classico quando si introducono il principio di causalità e la direzione della freccia del tempo in fisica, recita: “il dentifricio non rientra mai nel tubetto“.
Ergo, cosa fatta capo ha, anche nel mercato NBA. Non esiste un modo per i Los Angeles Lakers (21-22) per migliorare l’attuale roster dopo averlo smantellato per prelevare via trade Russell Westbrook durante la off-season 2021. Eppure la situazione al momento per LeBron James e compagni è talmente tragica da un punto di vista sportivo, soprattutto dopo l’allarmante ripassata subita a Denver dai Nuggets, che è quasi impossibile pensare che Rob Pelinka e lo stesso James non possano perlomeno pensare a come “dare una scossa all’ambiente”.
Se fossimo in un campionato nostrano, basterebbe cacciare l’allenatore per dire di aver voluto dare una scossa. Nel basket NBA non funziona così, e per quanto sia comunque facile “far pagare” un coach per tutti, ancor più facile è cambiare giocatori e carte in tavola. E letteralmente sperare che funzioni.
Gli unici asset di cui i Lakers dispongono sono Talen Horton-Tucker, Kendrick Nunn e la prima scelta al draft NBA 2028, oltre a un manipolo di veterani al veteran minimum.
Pensare a una squadra, anche in profonda ricostruzione e con dello spazio da impiegare, che possa accollarsi a cuor leggero il Russell Westbrook visto in campo nelle ultime 5 partite, richiede ben poca considerazione del general manager eventualmente coinvolto. Eppure mai dire mai: nello sport come nella società americana, lucrare sulle disgrazie altrui, magari anche a distanza di anni, è esercizio in voga.
Lo scenario più probabile vedrà i Lakers tentare di prelevare un giocatore nello spot di ala impiegando i pochi asset di cui sopra, sperando che bastino. Il precedente del 2018, con LeBron James che a Cleveland ordinò di fatto a Koby Altman la smobilitazione di metà roster, è sufficiente per provare a entrare nella testa del numero 6 dei Lakers, uno abituato a pensare in grande.
Scaricare Russell Westbrook dopo averlo difeso sarebbe solo l’ultima delle mosse ciniche, di business direbbe lui, approvate da un uomo che non si fece problemi a esigere, ad esempio, la testa di coach David Blatt a Cleveland e persino di Erik Spoelstra a Miami (trovò in Pat Riley un muro, ma di Riley ne esiste uno soltanto). E che nel 2018 scaricò veterani come Derrick Rose, Isaiah Thomas, Jae Crowder e persino – di comune accordo – l’amico Dwyane Wade.
Westbrook non è certo l’unico problema dei Los Angeles Lakers, con Anthony Davis in campo, il record dei gialloviola era il medesimo di quello odierno, con l’ex Pelicans fermo per infortunio. LeBron James sta giocando l’ennesima grande stagione della sua carriera, sostenendo minutaggi impensabili per un 37enne che da 19 anni ha il peso della NBA sulle spalle. La Western Conference alle spalle di Suns, Warriors, Jazz e Grizzlies (dei novizi a tali livelli, va ricordato) è talmente mediocre che forse il rientro del miglior Anthony Davis mai visto potrebbe bastare a staccare la squadra dal resto del gruppo, Westbrook o non Westbrook.
La decisione di sbarazzarsi di Russell Westbrook potrebbe però essere dettata dai timori per il futuro dell’attuale roster, sempre che qualcuno a LA abbia veramente a cuore la questione. Saranno infatti solo 5 i giocatori sotto contratto per la stagione 2022\23: LeBron James, Russell Westbrook, Anthony Davis, Talen Horton-Tucker e Kendrick Nunn, per un totale di 145 milioni di dollari di monte salari. Ergo, una condanna alla mediocrità (se non peggio) per una franchigia appena uscita da 8 lunghi anni di ricostruzione post-Kobe Bryant.
Anche per tale motivo, che forse non interessa a James ma dovrebbe interessare a Jeanie Buss e Rob Pelinka, tentare di “spacchettare” il contratto di Russell Westbrook in 2-3-4 giocatori più giovani e sotto contratto, o rinnovabili a cifre meno pesanti potrebbe diventare l’unica opzione per evitare lo scenario di cui sopra. Ai Lakers occorreranno alleati e la consapevolezza di dover accontentarsi di un gioco al ribasso.

