Nina Westbrook, moglie della star dei Lakers Russell Westbrook, è intervenuta nella giornata di lunedì su Twitter per difendere il giocatore dalle critiche ricevute in stagione, e per denunciare addirittura le minacce all’incolumità fisica e addirittura di morte, ricevute nei mesi dalla sua famiglia.
E lo ha fatto con un lungo thread, in cui per prima cosa ha criticato l’abitudine diffusa, soprattutto sui social media, di “etichettare” le persone con soprannomi (un riferimento al purtroppo ben noto soprannome “Westbrick” rifilato al marito), e di usare i social per diffondere e rendere prassi tale pratica. Un messaggio rivolto soprattutto al noto polemista sportivo americano Skip Bayless, come d’abitudine mai tenero con Russell Westbrook.
Nel suo thread, Nina Westbrook denuncia “le molestie verbali, le offese e le oscenità” a lei rivolte durante le partite “giorno dopo giorno“, chiamando in causa proprio Bayless quale “ispiratore” con le sue facili ironie di tali comportamenti.
“Per me non si tratta di un gioco, e non lo faccio per un click in più“, scrive Nina Westbrook “Il basket è un gioco, qui si parla della vita della mia famiglia e dei miei figli (…) spero solo che i giocatori che verranno dopo di lui (Russell Westbrook, ndr) non siano costretti a subire lo stesso tipo di ironie, di offese e di ludibrio pubblico“.
Dopo la partita, giocata senza LeBron James infortunato, e persa per 117-110 contro San Antonio, Russell Westbrook ha commentato le parole della moglie Nina: “Sono al 100% al suo fianco, se si tratta di sport non mi interessano e le critiche. Ma se si tratta di offendere il mio nome, allora è un’altra cosa. In passato non ho mai commentato e preferito lasciar correre (…) ma cose come ‘Westbrick’ ad esempio, sono offensive, si offende il mio nome, quello della mia famiglia e tutto quello che ho saputo realizzare. E ora è il momento di darci un taglio con questa cosa, è bene che la gente capisca e farò in modo che non passi più inosservato“.
“Siamo arrivati al punto che preferiamo non portare più i nostri ragazzi alle partite“, dice ancora Westbrook “Perché non voglio che sentano che la gente chiami così o in altro modo il loro papà, solo perché sta facendo quello che ama fare, ovvero giocare a basket. Davvero, ora inizia a diventare troppo“.
Contro gli Spurs, Westbrook ha chiuso con 17 punti, 10 rimbalzi e 6 assist, e 5 su 14 al tiro in 35 minuti, con 5 palle perse.

