Home Eastern Conference TeamsI love Florida, Orlando: Magic una settimana poco brillante

I love Florida, Orlando: Magic una settimana poco brillante

di Alberto Vairo

Stare a casa e giocare poco non sembra aiutare gli Orlando Magic ad avere prestazioni migliori. Solo due le gare disputate (a Orlando) negli ultimi sette giorni, ma i risultati ottenuti sono stati al di sotto delle aspettative. Una vittoria al supplementare contro i Minnesota Timberwolves e una brutta sconfitta (se non nel punteggio, ma sicuramente per come è venuta) contro i Sacramento Kings. Difese allegre e disastrose percentuali di tiro hanno contribuito a ridimensionare (nel caso ce ne fosse stato bisogno) una squadra che, fino alla scorsa settimana, aveva fatto intravedere una buona pallacanestro sia offensiva che difensiva.

Contro i T’Wolves i primi due quarti e mezzo sono stati a dir poco imbarazzanti. Una difesa sonnolenta ha contribuito a far si che Ricky Rubio e Karl-Anthony Towns facessero ciò che volevano, e le bassissime percentuali in attacco hanno permesso a Minnesota di prendere un vantaggio in doppia cifra abbondante. Poi coach Scott Skiles, che non ha mai fatto prigionieri nella sua carriera, ha deciso di far stare seduti per tutto il secondo tempo Nik Vucevic, Aaron Gordon e Mario Hezonja, che a suo dire, sono stati spettatori non paganti per tutti i minuti passati sul parquet. Affidatosi ad un quintetto più difensivo (con DedmonNicholson e Smith), o almeno con più energia e voglia, Skiles e i Magic hanno recuperato punti con parziali scaturiti soprattutto da giocate nella propria metà campo e contropiede. Elfrid Payton ha fatto una partita clamorosa, soprattutto per come ha trascinato la squadra nei parziali nell’ultimo quarto. Palle recuperate, canestri al ferro e difese asfissianti su Rubio hanno imbrigliato l’attacco dei Wolves che ormai si affidavano solo più ai punti di un Andrew Wiggins sempre più a suo agio nella Lega. Ancora le cattive percentuali hanno impedito però ai Magic di creare quel piccolo solco che gli permettesse di chiudere la partita e un canestro all’ultimo secondo del solito Wiggins regalava l’overtime a Minnesota. Negli ultimi 5 minuti la gara è rimasta in bilico ma un extra possesso per i Magic negli secondi finali ha dato la possibilità a Evan Fournier di segnare una tripla dal palleggio che ha garantito a Orlando la vittoria.

Due giorni di riposo e i Magic hanno affrontato i Sacramento Kings. La gara sembrava la fotocopia di quella precedente. Ancora una difesa burrosa  e ancora, in attacco, Orlando non ha mai fatto canestro. La difesa dei Kings aveva un piano ben preciso, stare in cinque intorno all’area e scommettere sulle percentuali da fuori dei Magic. E ha scommesso bene perché sia dal mid-range che da tre punti Orlando non ha segnato proprio ma proprio mai. Payton, che era stato brillante contro Minnesota con i suoi canestri in penetrazione in area, è stato limitato dal fatto che Rajon Rondo lo ha marcato a tre metri. Non avendo ancora un tiro affidabile, e soprattutto non fidandosi lui stesso di esso, ha mandato fuori giri l’attacco dei Magic, che non hanno trovato la fluidità necessaria per avere tiri in ritmo. Un conto è tirare da liberi in ritmo, un altro è tirare smarcati ma serviti con un secondo di ritardo. Vucevic ha continuato a litigare con il canestro in attacco, e in difesa DeMarcus Cousins si è preso gioco di lui. Mario Hezonja sembrava che giocasse ad un altro sport, passaggi sbagliati e tempi di passaggio sbagliati hanno portato a palle perse ed occasioni di tiro sprecate. Per Aaron Gordon sono venuti fuori tutti i suoi limiti, come per Payton, se gli concedono tre metri non ha un tiro affidabile e l’atletismo in quei casi serve a poco. Com’è o come non è Orlando ha perso una partita dove ha tirato meglio dal campo rispetto alla vittoria su Minnesota, e gli avversari hanno avuto una percentuale peggiore comparata ai Wolves. Quindi? Come si spiega? Intanto la percentuale da tre è stata di molto inferiore contro i Kings (29% rispetto al 42,9% contro Minnesota) in più i soli 8 tiri liberi tentati a fronte dei 31 di Sacramento possono aver contribuito alla causa.

Gli Orlando Magic sono la squadra che tira di più dal campo di tutta la NBA, con quasi 91 tiri tentati a partita (questo anche perché conquista il 25% dei rimbalzi offensivi disponibili), ma nello stesso tempo sono venticinquesimi per percentuale dal campo con appena il 42,3%. In più sono una delle squadre che va meno in lunetta e quando ci va non ha grandissime percentuali. Come si diceva in preseason, è difficilissimo migliorare una squadra passando solamente dal miglioramento individuale dei giocatori. Se si vuole intraprendere questa strada si deve sapere che il processo sarà lungo e non da neanche grosse garanzie di successo. Perché Payton diventi un playmaker che faccia la differenza, e che aiuti i suoi compagni ad avere tiri migliori, deve necessariamente migliorare il SUO tiro da fuori. Payton è un bel playmaker, ha visione di gioco e ha emotivamente la squadra in mano, ma ad oggi il suo problema al tiro fanno di lui un problema per i compagni. Se si vuole che Vucevic diventi un centro che sposti qualcosa a livello di vittorie, Vucevic deve migliorare la sua difesa, non può tutte le volte essere ridicolizzato in post basso dal Cousins o il Towns di turno, o essere costantemente in ritardo sugli aiuti. Ma il miglioramento difensivo passa per forza dalla testa più che dalla tecnica. Se Gordon vuole diventare un giocatore di rotazione che cambia l’inerzia di una partita nei minuti che passa in campo deve migliorare i suoi movimenti offensivi, dal post basso fino al tiro da fuori. Se Oladipo vuole diventare un All Star (ma io ho grossi dubbi a riguardo) deve, per prima cosa, essere più decisivo nei contropiede e nei tiri al ferro, non è accettabile che un giocatore del suo status (o presunto status) sbagli così tanti tiri in penetrazione da un centimetro. Il 42,6% in restricted area è una miseria, Wade (giocatore che viene spesso comparato a Dipo) ha il 61,4%. Mia opinione personale, cerca il fallo e non il canestro e in questo modo non trova nessuna delle due cose. In più il mid-range non lo segna mai.

Questi sono alcuni esempi di miglioramenti individuali che ci devono per forza essere se si vuole migliorare una squadra passando da essi, semplicemente perché migliorerebbero anche i compagni. Come ho detto prima, il percorso è lungo e con poche garanzie, l’unica certezza è che questa è una stagione di crocevia, o i risultati arrivano o il progetto è fallito e si dovrà agire sul mercato per cambiare qualche cosa perché sarà poi chiaro che questa squadra, così composta, non potrà dare più di quello che ha dimostrato.

Per nbapassion.com

Alberto Vairo (@albicoach)

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