Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsNew York Knicks, una franchigia da lavori in corso. Chi sarà il prossimo coach?

New York Knicks, una franchigia da lavori in corso. Chi sarà il prossimo coach?

di Marco Tarantino

In Italia il primo sport, ma anche il secondo e il terzo, e spesso anche il quarto, è il calcio. Questo lo si sa. Quindi, se già durante l’anno abbiamo poche notizie sul basket, sulla NBA in particolare, in estate che speranze potremo mai avere?
Poche, ma sono ancora meno quando una franchigia si applica all’immobilismo.

I New York Knicks sono stati al centro della scena durante la stagione quando hanno offerto un contratto strabiliante a Coach Zen per ricoprire un ruolo simile a quello di Pat Riley ai Miami Heat. James Dolan, presentando il neo acquisto ai media ha ammesso ciò che i tifosi di New York pensavano da anni: “Di pallacanestro non ne capisco nulla, ci penserà Phil da ora in poi”.phil-jackson-introduced-at-msg
Un mese e poco dopo Jackson ha compiuto il suo primo atto da presidente licenziando Mike Woodson e tutto il suo staff.
Da quel momento in poi, poche sono state le notizie e molti i rumors.

La prima questione da risolvere è chi sarà il prossimo allenatore.
Si era fatto avanti Patrick Ewing (ora assistente allenatore ai Bobcats), ma il neo presidente ha fatto intendere che vorrà al suo fianco una persona del suo entourage, che conosca già bene i principi dell’attacco triangolo.
Sembrava fatta per Steve Kerr, ma poi ha preferito la proposta più convincente dei Golden State Warriors.
Quindi Coach 11 ha spostato le sue mire sul suo ultimo playmaker di fiducia, Derek Fisher, e per questo si è anche preso 25.000 dollari di multa. Si parlerebbe anche di Tyronne Lue e Luke Walton.
Ciò che pare certo è che non sarà lui a vestire nuovamente i panni di allenatore, nonostante questo sia il suo ruolo più naturale. Alcune voci lo davano per scontato. Il motivo? Prendendo un allenatore giovane o esordiente, questo avrebbe eseguito i sistemi di gioco di Phil, ma senza esporlo in prima persona; diversamente, prendendo un allenatore più esperto, questo avrebbe portato il proprio sistema, ma in entrambi i casi le eventuali colpe degli insuccessi non sarebbero potute ricadere sull’uomo dagli 11 anelli.
AnthonyL’altra questione importante riguarda Carmelo Anthony: la superstar ha tempo fino al 26 giugno per decidere se rimanere o meno il prossimo anno (23,5 milioni per l’ultimo anno di contratto) e fin’ora non sembra che, oltre a una cena in compagnia di Coach Zen, si sia fatto molto per convincerlo. Anzi, nonostante non venga indicato come un giocatore da triangolo, pare che gli sia stato chiesto di rimanere ed abbassarsi il contratto, in modo da poter avere maggior spazio salariale in futuro, quando Amare e l’Andrea nazionale non faranno più peso sui libri contabili. La ricostruzione dei Knicks passerebbe quindi dalla sua riduzione salariale.
Nel frattempo il suo cellulare continua a squillare, grazie a chiamate da tutta la NBA, e lui, raggiunti i 30 anni, non sembra troppo disposto ad aspettare una nuova ricostruzione.
Chicago ha fatto sapere in tutti i modi che lo vorrebbe nel proprio roster. Molto probabilmente i Bulls rilasceranno Boozer per far spazio sia in campo che finanziariamente al contratto di Melo. Certo, nella Windy City dovrà imparare a difendere, ma avrebbe molte più chance, nell’immediato, di vincere lì, piuttosto che a NY.
Anche Houston sembrerebbe interessata, ma, con uno scorer come Carmelo accostato a Howard, Harden e Lin, i Rockets dovrebbero giocare con due palloni per accontentare tutti.

Quale futuro aspetta i New York Knicks?

Per NBA Passion,
Francesco Maggioni

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