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Razzismo, Bradley Beal e Jimmy Butler raccontano le loro esperienze

di Michele Gibin

Per la prima volta nella sua storia, la NBA ha chiuso per ferie in occasione del Juneteenth, giorno che negli Stati Uniti celebra l’atto di liberazione degli schiavi su tutto il territorio degli USA a fine Guerra Civile (1865).

Le celebrazioni della comunità nera americana hanno visto la grande partecipazione, sia un forma fisica come i giocatori di Washington Wizards e Mystics nella capitale USA, che telematica, di tanti atleti NBA, come ad esempio Bradley Beal e Jimmy Butler, che hanno raccontato le loro esperienze.

Gli Stati Uniti, travolti dalla proteste e dalle pressioni per il cambiamento sociale del movimento Black Lives Matter, ed investiti da un ritorno di fiamma dell’epidemia da coronavirus in tanti stati, vivono il periodo più turbolento della presidenza Donald Trump, a soli 5 mesi dalle elezioni presidenziali.

Oggetto della protesta e delle tensioni sociali è la brutalità e l’abuso di potere sistematico della polizia americana, soprattutto contro le persone afroamericane e le minoranze, ed il razzismo endemico nella società USA.

In una maxi call conference in cui hanno partecipato anche i compagni di squadra e coach Erik Spoelstra, la star dei Miami Heat Jimmy Butler ha voluto condividere un episodio di razzismo subito anni fa in Texas, quando aveva 16 anni, assieme al fratello.

Incontriamo questo bianco con suo figlio, avrà avuto 6 anni al massimo” Racconta Butler “E noi sentiamo il bambino dire a suo padre: ‘sono quei negri di cui parli sempre?’. La mia prima reazione fu di girarmi e guardare il padre del bambino, io ero già alto uno e novanta e mio fratello quasi, lui molto meno, e vedo che è intimidito da me. Ma la prima cosa che gli dico è: ‘Glielo hai insegnato tu, no?’. Ricordo la confusione, all’epoca. Avevo 16 anni, e queste sono le cose che venivano insegnate ai bambini… e pensare che quel padre insegnasse questo a suo figlio, beh è sbagliato, e fa male. Ma questo è  il mondo in cui viviamo, ed è per questo che è tempo di cambiare“.

Bradley Beal racconta: “Minacciato da un poliziotto”

A Washington DC per una marcia organizzata in occasione del Juneteenth, Bradley Beal ha voluto rendere pubblico un episodio risalente a circa due anni fa, con un agente di polizia.

Beal ha raccontato di essere stato fermato in auto a DC, sulla 495 highway, per un controllo. Dopo essere sceso dall’auto, “l’agente viene da me e mi dice: ‘E se ti rovinassi ora la giornata e ti arrestassi, magari con una bella presa al collo?’. Io non avevo fatto nulla, se non essere un nero con una bella macchina, ed è per questo che quel poliziotto mi ha minacciato. Cosa avrei dovuto rispondere?“.

Ero in auto con mia moglie ed un amico, e ad un tratto ci siamo ritrovati fuori dalla macchina e a bordo dell’autostrada… sono cose che accadono continuamente, a tutti. E dobbiamo smetterla“.

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