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Justise Winslow: “Orlando? Soluzione rischiosa”, il coronavirus torna a fare paura

di Michele Gibin
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Il coronavirus, con l’ondata di contagi che negli USA è tornata a crescere in tanti Stati e soprattutto in Texas e Florida, si aggiunge ai tanti dubbi dei giocatori sulla ripresa della stagione a Orlando. La Contea di Orange, dove ha sede Walt Disney, è uno degli “hot spot” del contagio in Florida in questi giorni.

I limiti fisici della tanto sbandierata “bolla” del Walt Disney Resort sono diventati evidenti, quando si è capito che giocatori e staff nel grande campus riservato alla NBA sarebbero comunque venuti a contatto con i dipendenti delle strutture alberghiere e delle facility a disposizione delle squadre. Dipendenti che non soggiorneranno ovviamente dentro il parco, ma entreranno e usciranno liberamente.

Justise Winslow dei Memphis Grizzlies ha suonato l’allarme coronavirus per la bolla di Orlando, parlando di contesto “rischioso”.

Se si parla di covid, non credo sia una grande idea avere così tante persone in un spazio così confinato. Quasi l’opposto di quel che dovrebbe essere il distanziamento sociale. I dipendenti del parco potranno andare e venire, stare con la famiglia e fare le loro cose e poi tornare lì“, così Winslow “Ci faranno un sacco di test, ma la cura per questa cosa ancora non l’abbiamo. Ci sono tante persone che si stanno ammalando oggi, anche qui in Texas… non è sicuro“.

Da circa una settimana, i numeri del contagio in diversi stati sono tornati a crescere a gran ritmo. La Florida ha visto nella giornata di venerdì un aumento del 15% circa di nuovi casi positivi rispetto al giorno precedente, e viaggia al ritmo di almeno 2500 casi giornalieri, e oltre 85mila casi totali.

Justise Winslow: “E’ solo una questione di soldi”

Già via Instagram, Winslow aveva criticato la scelta della NBA di riprendere, e soprattutto a Walt Disney: “Non è neppure più questione di basket, o di sicurezza. Contano solo i soldi. Non credo che a qualcuno di loro importi se ci becchiamo il virus“.

Io sono un giocatore professionista, e voglio i miei soldi“, spiega poi Justise Winslow “E’ una questione di affari, se i proprietari fanno i loro soldi, anche io voglio la mia fetta. Alla fine tutto si riduce alla questione dei soldi, tutti ne vogliono di più. Bene, allora come facciamo a farli senza ucciderci a vicenda o senza saltarci addosso?“.

So che la NBA ha preso molto sul serio la minaccia del virus“, prosegue l’ala ex Miami HeatNon so se ne vale la pena, però. Tutti abbiamo una famiglia, dei figli, Abbiamo giocatori che torneranno dall’Europa o dai lor paesi e che lasceranno a casa le loro famiglie, senza poterle vedere per un bel po’… c’è tanto su cui riflettere. Da giocatori, siamo stati d’accordo sul tornare a giocare, ma non sulla bolla, sul lockdown, sul non vedere i nostri cari, sull’essere esposti al contagio, sull’avere tutte queste persone attorno. Nessuno ha detto ‘OK’ a queste cose (…) non so se sia la cosa più intelligente tornare a giocare oggi, io sono molto dubbioso su Orlando“.

Secondo la tabella di marcia della NBA, le 22 squadre dovranno radunarsi a Orlando entro il 1 luglio, per iniziare le operazioni nella bolla tra controlli stretti e allenamenti individuali. La prima palla a due ufficiale della ripresa della stagione NBA 2019\20 è in programma per il 30 luglio.

I Memphis Grizzlies di Winslow ripartiranno dall’ottavo posto nella Western Conference, con 3.5 gare di vantaggio sui Portland Trail Blazers.

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