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Clippers, Lou Williams: “Una parte vuole ritornare a giocare, mentre l’altra crede che rimanere fuori sia meglio”

di Gabriele Melina

Lou Williams, guardia dei Los Angeles Clippers, era stato uno dei primi ad unirsi al “fronte del no“, ovvero quel movimento interno alle lega NBA sostenuto da alcuni giocatori che ritenevano la pallacanestro “un qualcosa di poca importanza rispetto a ciò che sta accadendo oggi negli Stati Uniti“. A poche settimane di distanza dalla ripresa della stagione in quel di Orlando, tali ideali sussistono ancora, ed è per questo motivo che potremmo aspettarci un proseguimento del campionato in assenza di alcuni atleti di rilievo.

Williams ha dichiarato di non aver preso ancora una decisione definitiva. Se l’annata 2019\20 dovesse riprendere a pieno ritmo il prossimo mese, una delle sue maggiori preoccupazioni sarebbe quella di distogliere troppo l’attenzione dalla lotta contro le discriminazioni razziali. Il tre volte sesto uomo dell’anno ha apprezzato come il movimento Black Lives Matter sia riuscito a coinvolgere non solo tutto il territorio statunitense, ma anche altre persone sparpagliate per il globo. La lotta ha preso il via, principalmente, dopo la morte di George Floyd, e la ripresa delle operazioni a tema basket potrebbe rappresentare una distrazione per coloro che fino ad ora hanno manifestato pubblicamente lungo le strade.

Lou Williams, “Quanto potremo sfruttare la piattaforma per proseguire le lotte contro le discriminazioni?”

Come evidenziato qualche giorno fa dalla’ala dei Milwaukee Bucks Sterling Brown, la nuova “piattaforma“(ovvero la location bolla in cui i giocatori si riuniranno, ndr) potrebbe rappresentare un modo concreto per dimostrare l’unità e la partecipazione dei giocatori NBA nei confronti delle lotte contro le discriminazioni razziali.

Nonostante ciò, alcuni atleti sono ancora molto incerti sull’effettivo funzionamento di questa piattaforma come vincolo per la diffusione dei messaggi, e tra questi rientra lo stesso Lou Williams.

“L’unico vantaggio per noi giocatori, rimanendo seduti in panchina, è quello di poterci focalizzare al meglio sul movimento Black Lives Matter. Tuttavia, la ripresa è in programma tra sei settimane, e la situazione potrebbe essere leggermente cambiata: i tifosi e la popolazione potrebbero aver bisogno, in quel momento, delle gare NBA da interpretare come una distrazione da quello che sta accadendo là fuori. Ritornando a giocare, però, potrebbe sembrare che noi atleti siamo completamente indifferenti nei confronti della situazione e delle difficoltà attuali. Poi,  non sono neanche completamente convinto sul funzionamento della piattaforma: ci sarà un logo Black Lives Matter sulle nostre maglie? Ed uno stampato sul parquet? Onestamente, solo una parte di me crede di dover ritornare a giocare, mentre l’altra ritiene che rimanendo fuori si potrà contribuire maggiormente alla causa”.

Williams: “I giornalisti saranno presenti ad Orlando? Potremo utilizzarli come via di comunicazione?

In un secondo momento, l’ex Los Angeles Lakers ha sollevato un’altra questione: i giornalisti, gli addetti stampa ed i report di vario genere, potranno accedere alla “location bolla“, oppure il loro accesso sarà limitato, se non addirittura proibito?

Essendo incerto sul funzionamento della nuova piattaforma, Williams avrebbe considerato la presenza dei giornalisti come un canale attraverso il quale poter diffondere pubblicamente, ed ufficialmente, le proprie dichiarazioni. Presenza o no del reparto media, secondo il nativo di Memphis ciò non è comunque abbastanza: “Se i reporter potessero accedere alle strutture, allora le loro interviste sarebbero sicuramente rivolte nei confronti dei giocatori di alto calibro. Detto ciò, la voce dell’ottavo, nono e decimo uomo della rotazione non verrebbe mai ascoltata, e questo per me significa limitare la possibilità di esprimersi“.

 

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