Se c’è una parola adatta a descrivere Draymond Green, il giocatore più iperattivo e loquace tra i campioni NBA 2022, è “autentico”. Non è uno che indora la pillola, non è uno che si copre di falsa umiltà.
Per Stephen Curry, l’MVP delle Finals, che ha guidato i Golden State Warriors alla vittoria del loro quarto anello, si trattava di un’occasione per ottenere quel tanto ambito premio e riempire l’unico spazio vuoto del suo curriculum.
Per Klay Thompson, era una lotta per dimostrare che quei due infortuni, che gli hanno rovinato più di una stagione e hanno trasformato troppi giorni della sua vita in un periodo di incertezze e riabilitazione, non lo hanno mai bloccato nel gioco che ama.
Per l’orso ballerino invece, queste Finals sono state un palcoscenico per mostrare a tutti la sua passione, accompagnata da una forte personalità, più volte coinvolta anche nel gioco. E le sue prestazioni altalenanti hanno fatto molto parlare, soprattutto da Gara 3, quando i tifosi dei Boston Celtics lo hanno preso di mira. Ma, invece di analizzare qui e lì, lasciate che sia lo stesso Draymond ad autovalutarsi.
“Gara 3 mi ha colto di sorpresa” ha detto il numero 23 degli Warriors. “Ho sentito un sacco di volte il pubblico fischiarmi contro, ma non ho mai sentito un’intera folla gridare ‘F**k you Draymond!’. È stata una cosa diversa. E poi, se a questo si aggiunge l’aver giocato una partita così così, cavolo… Poi, quando siamo arrivati a Gara 4, si è pensato che stessi avendo una serie terribile. Ma se conoscete la pallacanestro e guardate le partite, sapete che non ho avuto una brutta Gara 1, e in Gara 2 ho giocato in maniera incredibile. Mentre Gara 3, sì, è stata terribile. Gara 4 non è stata la migliore che io abbia mai giocato, nulla di speciale, ma in Gara 5 sono stato piuttosto solido, giocando con grande energia. In Gara 6, invece, ho dominato”.
Nella partita che ha portato gli Warriors a vincere il titolo, Green ha registrato una delle sue usuali prestazioni: un po’ leggera nel punteggio, ma pesante in tutto il resto. Ha infatti messo a referto 12 punti, 12 rimbalzi, 8 assist, 2 stoppate, 5 palle perse e un -16 di plus/minus (il dato migliore tra quelli dei titolari gialloblu). Ma, soprattutto, è stato il motore della difesa Warriors, anche contro una squadra giovane e talentuosa come quella dei Celtics. Ed è così che è andata ogni volta che Golden State ha vinto un titolo, a partire dal 2015.
Dunque, Green sarà pure al centro di numerosi dibattiti, ma nel suo curriculum ci sono ben 4 anelli, 4 convocazioni all’All-Star Game, una premio di Difensive Player of the Year, 7 selezioni per l’All-Defense Team, e il titolo (ufficioso) di “Steph Curry della difesa”.
“Penso che ciò che ha reso questo gruppo davvero speciale, oltre a Steph, sia stata l’intensità e versatilità difensiva” ha detto coach Steve Kerr. “E, per questo, Draymond è il leader da designare“.
“Draymond, con la sua personalità, la sua energia e la sua impronta, è sempre presente nella nostra squadra” ha detto invece Kevon Looney. “Noi giochiamo con la stessa energia che lui porta nella difesa. È in grado di fare molte cose in campo, e di spiegarle benissimo ai ragazzi. Parliamo sempre di Steph in attacco, e lo paragoniamo a Draymond in difesa”.
Non è poi da sottovalutare la forza che c’è nel “noi” degli Warriors, e soprattutto la chimica del trio Curry, Thompson e Green, che ora vantano ben 21 vittorie alle Finals.
“Questi tre ragazzi hanno tenuto questa lega in una mano, in una presa stretta per un buon periodo di tempo” ha detto Andre Iguodala. “E Draymond è stato il punto di equilibrio tra due ragazzi che sono cresciuti nell’NBA. Draymond, con la sua disciplina, la sua fame, la sua concentrazione, la sua tenacia, è lo yin e lo yang. E non riceve abbastanza credito per l’intelligenza che apporta al gioco del basket”.
Le loro personalità sembrano combaciare perfettamente, con la precisione di Curry, la disinvoltura di Thompson e l’estroversione di Green.
“È incredibile, perché nessuno di noi è uguale all’altro e di solito ci si scontra con le persone quando si è simili” ha detto Green. “Per noi, si tratta solo di tornare a vivere questi momenti e vincere. Sappiamo come ci si sente, e alla fine sappiamo cosa ci vuole. Se io faccio fatica in una cosa, uno dei due cercherà di farlo. Ci affidiamo l’uno all’altro per ciò che siamo bravi a fare”.
E grazie a questa grande fiducia, gli Warriors ora hanno un altro anello al dito.

