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Harden studia Jordan e i Bulls: “The Last Dance mi ha insegnato tanto”

di Dennis Izzo

Con la NBA ferma ormai da poco più di due mesi, in attesa della svolta decisiva per la ripresa della stagione, a catturare l’attenzione e la curiosità degli appassionati di pallacanestro di tutto il mondo ci ha pensato The Last Dance, la docu-serie di dieci episodi incentrata sull’appassionante quanto storico cammino dei Chicago Bulls di Michael Jordan, capaci di aggiudicarsi sei anelli nel giro di otto anni sotto la guida di coach Phil Jackson e grazie anche e soprattutto all’operato del general manager Jerry Krause, capace di scovare numerosi talenti che permisero a quei Bulls di compiere il salto di qualità e diventare una vera e propria dinastia: tra questi, spiccano Scottie Pippen e Horace Grant.

Dai primi passi di Michael Jordan nel mondo del basket alla sua consacrazione definitiva grazie all’anello vinto nel 1991 contro i Los Angeles Lakers di Magic Johnson e al ruolo determinante ricoperto nel Dream Team alle Olimpiadi di Barcellona ’92, fino ad arrivare allo storico record di ben 72 vittorie e appena 10 sconfitte nella regular season 1996-1997 e al sesto e ultimo titolo vinto nel 1997-1998 in sei gare contro gli Utah Jazz, The Last Dance offre numerosi spunti di riflessione, soprattutto per quanto concerne la mentalità dei protagonisti dell’epoca, Jordan in testa.

Da questo punto di vista, numerosi giocatori della NBA attuale hanno accolto più che positivamente la docu-serie, guardandola per trascorrere il tempo in attesa che si possa ricominciare a giocare, ma anche e soprattutto per ispirarsi ai grandi campioni di quegli anni e cercare di non trascurare alcun dettaglio. Tra questi, spicca James Harden, che ha deciso di focalizzarsi sulla mentalità di Michael Jordan e degli altri giganti dell’epoca. Spesso criticato e accusato di non avere il killer istinct che contraddistingue i vincenti della pallacanestro nei momenti decisivi, il Barba ha deciso di ispirarsi al numero 23 dei Chicago Bulls per capire cosa e come migliorare nel suo gioco e nella sua mentalità.

“Non riesco proprio a guardare The Last Dance soltanto per divertimento. Mi interessa ogni singolo aspetto della mentalità di quei giocatori perché sono molto competitivo e penso di dover prendere spunto da campioni di quel calibro e soffermarmi su tutto ciò che hanno fatto per entrare nella storia.”, ha dichiarato James Harden a Jabari Young della CNBC.

Harden a lezione dai Bulls di Jordan

31 anni da compiere il prossimo 26 agosto, James Harden lo scorso anno ha chiuso la regular season con medie di 36.1 punti, 6.6 rimbalzi, 7.5 assist e 2 palle recuperate, risultando il primo giocatore dopo Michael Jordan nel 1986\87 a far registrare almeno 36 punti di media in una singola stagione (MJ in quell’occasione chiuse a quota 37.1). Oltre a ciò, Harden ha all’attivo 23 partite da 50 o più punti, appena otto in meno a Jordan, eguagliato lo scorso 30 novembre per ciò che concerne le gare da almeno 60 punti (4).

All’inizio della sua carriera e fino agli anni tra la vittoria del primo anello (1991) e il trionfo alle Olimpiadi di Barcellona col Dream Team (1992), quando Jordan aveva quasi la stessa età di Harden, MJ era fortemente criticato per il suo stile di gioco, ritenuto da molti troppo accentratore e poco incline a fare il bene dei compagni, ma anche per i tanti falli che gli arbitri fischiavano in suo favore. Oltre a ciò, dal punto di vista mentale Jordan era ritenuto notevolmente inferiore a due vincenti del calibro di Magic Johnson e Larry Bird.

Circa trent’anni dopo, Harden è senza alcun dubbio il giocatore più criticato della lega, quasi sempre nel mirino di opinionisti e appassionati per molti degli aspetti che a inizio anni ’90 venivano usati per scalfire e sminuire il valore di Michael Jordan. Quest’ultimo riuscì a correggere molti dei suoi difetti grazie all’encomiabile lavoro di coach Phil Jackson e, soprattutto, per merito della sua enorme competitività, che lo ha sempre contraddistinto dentro e fuori dal campo.

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