Prosegue il clima di alta tensione sul territorio statunitense, dove, un cittadino afroamericano dal nome George Floyd è stato ucciso da un poliziotto bianco nel mentre di un controllo. Egli, dopo essere stato accusato di aver utilizzato una banconota falsificata all’interno di un negozio locale, è stato costretto dagli agenti presenti sul posto a sdraiarsi per terra. Successivamente, uno di questi ufficiali ha posizionato il suo ginocchio sinistro sul collo del presunto colpevole, mantenendo tale posizione per quasi otto minuti, andando a causare la tragica morte dello stesso Floyd.
L’accaduto ha scatenato la furia e lo sdegno di milioni di persone provenienti da diverse parti del mondo, le quali hanno dato vita a proteste, petizioni, e raccolta firme per avere giustizia e rispetto nei confronti della famiglia Floyd. Anche alcuni atleti di rilievo all’interno del panorama cestistico hanno deciso di condividere pubblicamente il loro disprezzo nei confronti degli ufficiali di polizia e del loro operato. Tra questi ultimi, Derek Chauvin, ovvero l’agente maggiormente coinvolto in tale terribile caso, è stato condannato per omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado.
Per di più, attraverso diverse campagne social, sono stati pubblicati nella giornata di ieri una serie di foto a sfondo nero per simboleggiare, globalmente, il rifiuto di una discriminazione razziale ed il rispetto nei confronti della comunità afroamericana. Per quanto riguarda il mondo NBA, come detto in precedenza, sono stati molti coloro che hanno sollevato le loro proteste a riguardo dei recenti avvenimenti. Ad esempio, Stephen Jackson, ex ala con alle spalle quattordici anni di carriera nella lega, oppure Dwane Casey, capo allenatore dei Detroit Pistons, o ancora Thabo Sefolosha, ala militante per gli Houston Rockets, hanno tutti rilasciato delle dichiarazione all’interno delle quali cercavano di convincere le persone ad attuare un cambiamento radicale nel loro metro di giudizio.
Anche per la maggior parte delle trenta franchigie il ragionamento è stato alquanto analogo, esclusi i New York Knicks, i quali, fino a ieri, erano una delle poche organizzazioni a non aver ancora rilasciato un comunicato contro le forme di discriminazione razziale. James Dolan, proprietario della squadra con sede nel newyorchese, si era semplicemente limitato ad avvisare i membri operativi al Madison Square Garden attraverso la seguente mail:“Sappiamo che molti di voi si chiedono se rilasceremo dichiarazioni ufficiali riguardo l’uccisione di George Floyd per mano di un ufficiale di Polizia. Voglio che capiate che noi siamo coscienti della gravità e dell’importanza della questione, e per questo voglio che capiate la nostra posizione interna. Stiamo vivendo un momento turbolento per il nostro paese. Il Sars-CoV-2 e l’inquietudine civile stanno avendo la meglio sulle nostre abitudini di vita. Noi al Madison Square Garden rimaniamo per i nostri principi per un posto di lavoro rispettoso e pacifico. Lo faremo sempre. In ogni caso, però, come compagnia che opera nel mondo dello sport, non ci riteniamo più qualificati di altri nell’esporci su questioni di questa portata sociale”.
A seguito di quest’ultima frase sono insorti giocatori, dipendenti, e tifosi, schieratisi contro la mancata presa di posizione dell’organizzazione Knicks. A meno di ventiquattro ore di distanza, lo stesso Dolan è stato costretto a salire in cattedra per la seconda volta, cercando di chiarire le sue parole inviate nella prima comunicazione:”Ieri ho cercato di fornire una risposta sincera a riguardo di un argomento molto difficile da trattare, il quale non concede ragionamenti facili ed immediati. Comprendo quanto sia importante questa tematica per molti di voi, perciò voglio chiarire la mia posizione e quella dell’organizzazione New York Knicks: condanniamo e rifiutiamo fortemente qualsiasi forma di razzismo o discriminazione“.

