A due settimane dall’inizio della stagione regolare, i Brooklyn Nets non sono ancora sicuri delle intenzioni di Kyrie Irving, che se non si vaccinerà non potrà giocare le partite casalinghe al Barclays Center, per via delle misure anti Covid introdotte in città.
I Nets sono tornati a Brooklyn dopo una settimana di training camp a San Diego in California, e come atteso Irving non ha preso parte all’allenamento con i compagni. E dopo i primi giorni in cui dall’ambiente Nets circolava dell’ottimismo sul fatto che il giocatore si sarebbe conformato alle norme, oggi, come scrive la stampa USA, la squadra si starebbe preparando a uno scenario in cui Kyrie Irving sarebbe disponibile solo “part time”.
Senza vaccino, e se le misure a New York resteranno tali, Irving dovrà saltare come minimo 41 delle 82 partite di stagione regolare in programma al Barclays Center. La NBA ha già chiarito che i giocatori non vaccinati che saranno costretti a saltare partite perché “non in regola” con le misure locali anti Covid, non saranno pagati per tali gare.
Per Kyrie Irving questo significherebbe mancato stipendio per 380mila dollari a partita, ovvero 1\91.6esimo del salario totale, calcolato a partita, e che verrebbe trattenuto dai Nets.
Kyrie Irving, parla Nash: “Lo aspettiamo. Spostare la sede di allenamento? No”
Allo stato attuale, Irving non potrebbe giocare neppure al Madison Square Garden di New York né al Chase Center di San Francisco, città in cui vigono oggi le medesime misure. Le trattenute di stipendio partirebbero con effetto immediato, già dalla partita di preseason in programma tra tre giorni contro i Milwaukee Bucks al Barclays Center.
Via Steve Nash, i Nets hanno escluso che la squadra possa spostarsi fuori dall’area di New York la sede degli allenamenti per permettere a Irving di prendervi parte. E se la situazione dovesse protrarsi, i Brooklyn Nets dovranno decidere se utilizzare il giocatore a intermittenza oppure tenerlo fuori squadra del tutto in attesa di sviluppi.
“Vogliamo concentrarci solo sul campo e sul lavoro“, così Nash “Abbiamo passato un bel training camp, i ragazzi hanno lavorato duro e si divertono assieme (…) Irving? Noi ci siamo, siamo qui per lui“.
I Brooklyn Nets sono i chiari favoriti per la corsa al titolo NBA 2022, con un big three come quello formato da Kevin Durant, James Harden e appunto Kyrie Irving, e una squadra forte alle spalle con Patty Mills, Joe Harris, Blake GRiffin, LaMarcus Aldridge, Paul Millsap, Nicolas Claxton e James Johnson. Nei giorni scorsi era arrivato sulle pagine del NY Post anche il richiamo di Joe Tsai, proprietario della squadra: “Capisco che (Irving, ndr) ne faccia una questione di scelta personale, cosa che rispettiamo, ma non dobbiamo dimenticarci il nostro obiettivo. Vincere il campionato, e per farlo, bisogna remare tutti nella stessa direzione. Spero che Irving possa giocare senza limitazioni, sarebbe la cosa migliore“.
Due settimane fa, intervistata da Rolling Stone, una zia di Irving e che collabora col giocatore con la sua fondazione, aveva avanzato l’ipotesi che Kyrie potesse accettare il compromesso di non giocare “alcune partite” pur di non venire meno alla sua scelta di principio. Le misure anti Covid introdotte a New York e San Francisco, del resto, sono materia di sanità pubblica, cui la NBA come ogni altra azienda deve adeguarsi. Oggi, le due città richiedono la vaccinazione e annesso certificato a tutti i maggiori di 12 anni per l’ingresso in edifici ed eventi pubblici, come arene NBA, palestre e centri d’allenamento.
La NBA, che lo scorso anno sostenne uno sforzo economico importante per portare avanti una politica di protocolli stringenti e test quotidiani a giocatori e staff, ha deciso di non pagare in questa stagione per chi, con i vaccini disponibili, decidesse di non procedere e dovesse saltare partite di conseguenza. Per i giocatori non vaccinati inoltre, resterebbero in vigore i punti salienti del protocollo di sicurezza anti Covid: distanziamento sociale in spogliatoio, in hotel e sui mezzi e a tavola, test continui e quarantena di 7 giorni in caso di contatto con un positivo, mascherina obbligatoria.

