Con una prova da 28 punti, 10 rimbalzi e 12 assist contro i Dallas Mavs LeBron James è diventato a 41 anni il più anziano giocatore NBA di sempre a siglare una tripla doppia in una partita. I suoi Los Angeles Lakers, ancora senza Luka Doncic infortunato, hanno battuto Dallas senza Cooper Flagg per 124-104.
Rui Hachimura ha segnato 21 punti, per Austin Reaves per ora sempre impiegato dalla panchina da coach JJ Redick 18 punti. Partita prima della pausa lunga per l’All-Star Game e che i Lakers hanno risolto nel terzo periodo con un parziale di 32-19 per la vittoria numero 33 in stagione (33-21 il record).
LeBron James è rimasto in campo forse più del dovuto, per collezionare l’ultimo rimbalzo che gli è valso la tripla doppia, la prima della sua stagione. Rimbalzo che è arrivato con 2 minuti ancora da giocare e il punteggio ampiamente deciso. A 41 anni e 44 giorni di preciso, LeBron ha battuto il precedente record di Karl Malone per la tripla doppia più “vecchia” di sempre, Malone ci era riuscito nel 2003 a 40 anni e 127 giorni, e sempre con la maglia dei Lakers nella sua ultima stagione in carriera, nel 2003-04 dopo una vita passata agli Utah Jazz.
Per LeBron è stata anche la tripla doppia numero 123 in carriera, James è quinto nella classifica ogni epoca per triple doppie dietro a Magic Johnson (138), Oscar Robertson (181), Nikola Jokic (184) e Russell Westbrook primo con 207. LeBron sta giocando la sua 23esima stagione NBA in carriera e ha giò siglato praticamente ogni record di longevità. E’ primo ogni epoca per punti segnati e per minuti giocati ed è sostanzialmente il miglior 40enne mai visto su un campo NBA, per rendimento e numeri se rapportato a altri grandi vecchi come lo stesso Malone, John Stockton o Kareem Abdul-Jabbar.
James non ha ancora deciso che cosa farà al termine della stagione, se continuerà a giocare per un altro anno oppure si ritirerà. LeBron sarà free agent e dovrà negoziare un rinnovo annuale coi Lakers oppure scegliere un’altra squadra e destinazione per il suo tour d’addio. “Ma se smetterò non sarà perché il mio modo di giocare è invecchiato. Ci sono tanti fattori che incidono sul fatto se continuare o no ma non penso che il mio gioco risentirà se continuerò un’altra stagione o più (…) per me conta di più amare ciò che si fa e il processo, amare restare lì con la testa e impegnarsi mentalmente. Il fisico? Quello, quando inizia a cedere allora significa che è fatta perché poi si porta via tutto il resto“.

