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Malcom Brogdon sulle proteste in USA: “Stiamo vivendo la storia, momento da raccontare ai nipoti”

di Tommaso Ranieri

Negli ultimi giorni, dopo la morte di George Floyd, tra i tantissimi manifestanti scesi nelle strade, anche Malcolm Brogdon non si è tirato indietro, dicendo la sua sulle proteste che stanno incendiando (letteralmente) gli Stati Uniti. Lo stato nordamericano, infatti, sta vivendo un momento di crisi sociale particolarmente intenso, tra l’emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus e il problema razzismo sempre più dilagante.

Malcolm Brogdon sulle proteste in USA: gli incoraggiamenti ai manifestanti di Atlanta

In particolare, l’ex cestista dei Milwaukee Bucks si è unito alla folla riunitasi ad Atlanta, raccontando dell’esperienza similare vissuta da suo nonno molti anni fa, quando la tematica della diseguaglianza stava raggiungendo il suo apice.

Mio nonno si unì a Martin Luther King negli anni ’60. Se vedesse tutto questo, ossia un simile attaccamento ad una causa tanto preziosa, sarebbe orgoglioso di noi. E’ un momento storico che verrà giudicato dai posteri e che dovremo raccontare ai nostri nipoti. Bisogna andare avanti.

Malcom Brogdon non è stato l’unico giocatore che ha scelto di aderire completamente alla causa: anche Jaylen Brown era presente nella giornata di ieri alla protesta di Atlanta. Oltre a questi ultimi, poi, Jordan Clarkson e J.R. Smith hanno appoggiato la contestazione a Los Angeles. Infine, a testimonianza della grande importanza della tematica, anche LeBron James aveva chiaramente espresso la sua opinione tramite i vari social network.

La situazione negli Stati Uniti è sempre più incandescente: la reazione di iniziale sdegno è sfociata poi in aperta ostilità. Il presidente Trump, dal canto suo, ha condannato apertamente i movimenti di protesta, e la polizia sta reagendo con durezza. E per Malcolm Brogdon questo è un fatto assolutamente inaccettabile: “Ho fratelli ed amici che sono qui, molti fermati, sempre per gli stessi motivi di discriminazione. Accade con frequenza sistematica“.

Il basket americano non si è voltato dall’altra parte nei confronti di una tema tanto delicato quale il razzismo, una piaga ancora oggi presente.

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