Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsManu Ginobili commenta il suo ingresso nella Hall Of Fame: “Ogni giorno ripenso a quanto sono stato fortunato”

Manu Ginobili commenta il suo ingresso nella Hall Of Fame: “Ogni giorno ripenso a quanto sono stato fortunato”

di Giacomo Brogi
manu ginobili

Uno degli atleti più tecnicamente performanti nella storia della pallacanestro, quattro volte campione NBA, due volte all-star e sesto uomo dell’anno della stagione 2007\08 entra oggi ufficialmente nella storia di questo sport. Sulla leggendaria carriera di Manu Ginobili ci sarebbero da spendere più di mille parole, ma oggi ci limiteremo a ripercorrerne i momenti più salienti, che hanno contribuito a farlo inserire nell’ambitissima lista della Hall Of Fame, sogno di qualsiasi cestista vivente.

Manu Ginobili dall’infanzia in Argentina all’amore per l’Italia, fino all’Olimpo del basket

Nato in una famiglia che già respirava la passione per la pallacanestro, Manu inizierà giovanissimo in Argentina e si affaccerà al professionismo in Italia, terra d’origine di suo padre. Con la maglia di Reggio Calabria attira già l’attenzione di alcuni scout NBA, che rimangono impressionati dalla sua straordinaria visione di gioco e dal suo tecnicismo, che ne fanno una guardia dalle straordinarie doti. Tutto ciò unito ad uno splendido tiro, soprattutto dal palleggio, e ai suoi imprevedibili movimenti.

Intendiamoci, Ginobili non fa della spettacolarità la sua dote principale, come invece tipico di una point-guard, ma riesce allo stesso modo ad essere incisivo. Selezionato a fine secondo giro al draft 1999 dai San Antonio Spurs, freschi campioni NBA, si unirà alla squadra solamente tre anni dopo, al termine delle straordinarie stagioni in maglia Virtus Bologna, con la quale vincerà anche un’Eurolega. E se in Europa le sue prestazioni sono state esaltanti, tutti si chiedono se riuscirà a compiere il grande passo, per riuscire ad affermarsi anche oltre oceano. Nel 2002 Manu sente di essere pronto e approda così alla corte di coach Pop. Nonostante un inizio non facilissimo, segnati da problemi di ambientamento oltre che fisici, l’argentino con il tempo riesce ad ingranarsi perfettamente nel solido sistema di gioco, dimostrando una stupefacente crescita. Nei playoffs 2003 il suo apporto dalla panchina si rivelerà fondamentale e consentirà agli Spurs di vincere il titolo NBA contro i New Jersey Nets di Jason Kidd. Ginobili riuscirà dunque a conquistare l’anello già nel corso del suo primo anno.

Le successive due stagioni saranno quelle della definitiva consacrazione per Manu, che diventerà All-Star, si guadagnerà un posto in quintetto e rimarrà fino alla fine in lotta per il titolo di MVP della stagione 2004/05, vinto dal suo compagno Tim Duncan. Inoltre proprio quell’anno arriverà pure il secondo anello, vinto sconfiggendo in finale i granitici Detroit Pistons di Chauncey Billups, Ben Wallace e Larry Brown. Tuttavia Popovich si rende conto che Ginobili riesce a dare maggior impatto e concretezza partendo dalla panchina. L’intuizione si rivela mai come questa volta azzeccata, e nel 2007 Manu vincerà dominando il suo terzo titolo, battendo alle Finals i Cavs di LeBron con un netto sweep. Il terzetto che formerà con Duncan e Tony Parker si rivelerà uno dei più solidi e spettacolari della storia della lega, e consentirà agli Spurs di dominare tutti i palcoscenici di quegli anni.

Il declino, la rinascita e le ultime stagioni

Dopo la conquista del terzo anello, le successive stagione faranno registrare un progressivo declino per San Antonio, ed anche Ginobili sembra aver perso la verve e l’esplosività dei precedenti anni. Il peso dell’età inoltre inizia a farsi sentire, e dalla bocca di molti appassionati NBA comincia a palesare l’idea che l’epopea Spurs sia giunta al termine. Ma nel 2014 la nuova svolta. Nonostante Parker, Ginobili e Duncan siano molto più vicini ai 40 che ai 30, San Antonio riuscirà nella conquista del quinto titolo in 15 anni, sconfiggendo alle Finals gli Heat di LeBron, Bosh e Wade ed entrando ufficialmente nella leggenda. Inoltre quella sarà la stagione della definitiva consacrazione per Kawhi Leonard, che vincerà il titolo di MVP delle Finals trascinando i suoi all’anello a neanche 23 anni. Per Manu invece sarà una nuova rivincita, dimostrando a 37 anni suonati di poter dare ancora qualcosa. Nel 2018, dopo la sconfitta degli Spurs al primo turno contro Golden State, Ginobili annuncia il suo ritiro dalla pallacanestro. San Antonio ha naturalmente riservato per lui i massimi trattamenti, per trovare un lieto fine ad una storia d’amore andata avanti per 16 indimenticabili anni e che non si esaurirà mai.

E per finire, l’ingresso nella Hall Of Fame

Come abbiamo precedentemente anticipato, Ginobili è stato incluso nella classe 2022 della Hall Of Fame, che racchiude i nomi delle leggende della storia di questo sport. La cerimonia avverrà il 10 settembre nella consueta cornice di Springfield, in Massachusets. Manu sarà il secondo giocatore incluso nel memoriale della pallacanestro, insieme a Bill Bradley, ad aver vinto un anello NBA, un’ Eurolega ed una medaglia d’oro alle Olimpiadi (nel 2004 ad Atene) nel corso della carriera.

Ho avuto l’onore di far parte di due incredibili squadre nel corso della mia carriera, se non fosse per loro non sarei qui” dichiara l’argentino” tuttavia io non mi sono distinto per i premi individuali. Non ho mai vinto un titolo MVP e non sono mai stato nell’All-NBA first team. Sono qui perchè ho dato una mano a tanti fenomenali giocatori con cui ho militato insieme e meritato la fiducia di coach e di squadre molto importanti. Mi sento molto fortunato”. Tuttavia l’impatto e la rivoluzione che ha portato Manu a questo sport sono sotto gli occhi di tutti, in particolare per la sua concezione di tiro dal palleggio ed assist in movimento. Ginobili è stato anche colui che ha trasportato in America l’Eurostep, una sorta di terzo tempo rallentato per eludere il difensore con continui cambi di passo ed ha reso in generale più dinamico e fluido lo stile di gioco nelle squadre in cui ha militato. Insomma, un ingresso nella Hall Of Fame più che doveroso per una delle guardie più forti di sempre nella storia della pallacanestro.

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